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Obama vuole cambiare il welfare americano ma...
Nel discorso sullo Stato dell'Unione diverse proposte per cambiare le politiche sociali, ma il Presidente dovrà fare i conti con il Congresso
30 gennaio 2014

Sono stati numerosi i temi sociali toccati da Barack Obama nel discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato la notte scorsa davanti al Congresso riunito in sessione plenaria. Il Presidente ha avanzato alcune proposte che stanno già generando grandi aspettative, ma che comportano anche diverse incognite. Obama dovrà infatti fare i conti con un Congresso dove i Repubblicani mantengono ancora la maggioranza della Camera dei rappresentanti, che difficilmente lo sosterrà nell’applicazione di queste nuove misure.

Pensioni: un nuovo fondo pensione garantito dal governo

L’amministrazione Obama ha intenzione di varare un nuovo fondo pensione garantito dal governo da offrire a chi non ha attualmente accesso a conti di previdenza aziendale e ha intenzione di attivare o integrare il proprio schema pensionistico. Il Dipartimento del Tesoro è stato incaricato di costituire nuovi conti ai quali i lavoratori potranno destinare quote del proprio salario, cui saranno applicati vantaggi fiscali, e che saranno investite in obbligazioni federali sicure. MyRA, questo il nome del fondo, 
vuole evitare che si ripresentino problemi come quelli seguiti alla crisi economica del 2008, quando centinaia di migliaia di americani della classe media persero i propri risparmi investiti in fondi pensioni non garantiti.

Immigrazione: avanti con la riforma approvata dal Senato

“Bisogna rispondere alle richieste che arrivano dal mondo degli affari, dai sindacati, dai leader religiosi e dalle forze dell’ordine per cambiare il nostro sistema di immigrazione che è oggi in crisi. Perché una riforma dell'immigrazione, che deve avvenire quest'anno, può contribuire anche alla crescita economica e alla riduzione del deficit”. Obama ha chiesto che la riforma bipartisan già approvata in Senato alcuni mesi fa sia discussa anche dalla Camera dei rappresentati per diventare quanto prima operativa. Il testo prevede un rafforzamento dei confini e pene più severe per chi assume clandestini, ma anche un percorso più semplice verso la cittadinanza per gli oltre undici milioni di persone che vivono attualmente in clandestinità e che rappresentano un elemento fondamentale per l’economia americana.

Lavoro femminile: il successo delle donne è il successo dell’America

Il Presidente ha rinnovato il suo impegno nella lotta alle disuguaglianze, soprattutto per quanto riguarda le discriminazioni di genere. Obama ha affermato come occorra “liberarsi di politiche e comportamenti che sembrano usciti da un episodio di Mad Men (serie televisiva che racconta il mondo delle aziende pubblicitarie americane nel corso degli anni '60, nda)”. “Le donne devono avere retribuzioni uguali a parità di lavoro, la loro carriera non deve venire compromessa se hanno figli e devono potersi permettere un giorno di permesso se i loro bambini si ammalano”. Obama ha dichiarato di essere convinto che “se le donne hanno successo, ha successo l’America”.

Sanità: la difesa della riforma

Il Patient Protection and Affordable Care Act, il cosiddetto Obamacare, entrato in vigore nel corso 2013, ha incontrato diverse difficoltà nelle sue fasi di attivazione e, secondo molti sondaggi, finora è costato al Presidente un netto calo negli indici di gradimento degli americani. Il fallimentare lancio degli exchanges (i mercati online dove acquistare le assicurazioni sanitarie divenute obbligatorie dal 1° gennaio), il malfunzionamento del sistema informatico predisposto dal governo federale e la cancellazione di milioni di polizze (perché al di sotto degli standard minimi previsti dalla riforma) da parte delle compagnie di assicurazioni sono solo una parte dei problemi emersi negli ultimi mesi. Obama ha comunque difeso la sua riforma confermando come “con questa legge a nessun americano sarà negata la copertura sanitaria” e che grazie ad essa “più di tre milioni di americani sotto i 26 anni hanno ottenuto una copertura grazie ai piani assicurativi dei loro genitori, e intanto in 9 milioni hanno già firmato per un’assicurazione privata”.

L’aumento del salario minimo

La misura sicuramente più concreta annunciata da Obama la notte scorsa è quella volta ad aumentare il salario minimo dei lavoratori con contratti federali, che dovrebbe passare dagli attuali 7,25 a 10,10 dollari l’ora. Questa scelta avrà un impatto pratico limitato – dovrebbe teoricamente interessare tra le 15 e le 20 mila persone che nei prossimi mesi stipuleranno o rinnoveranno un contratto di lavoro con il governo federale – ma rappresenterà un segnale politico molto forte. Il Presidente non può infatti approvare provvedimenti volti ad aumentare il salario minimo per tutti i lavoratori americani, facoltà che spetta al Congresso, ma può farlo per coloro che dipendono dal governo federale. Sfruttando il suo potere esecutivo Obama vuole mettere sotto pressione la maggioranza repubblicana della Camera, che finora si è dimostrata contraria a qualsiasi aumento, preoccupata dall’eventuale diminuzione degli impieghi a fronte dell’aumento dei costi del lavoro. Attraverso l’aumento dei salari minimi Obama mira al rilancio dei consumi e, conseguentemente, al rafforzamento della ripresa economica, e nel contempo spera di riacquistare consenso tra le fasce meno abbienti dell’elettorato. Secondo le stime, qualora il Congresso decidesse di seguire l’iniziativa avanzata dal Presidente per i dipendenti federali, l’aumento del minimo salariale interesserebbe all’incirca 21 milioni di lavoratori.

La sfida al Congresso, aspettando le elezioni di Midterm

Nel suo discorso Obama non ha osato, come altre volte nel corso della sua Presidenza, e ha concentrato l’attenzione più su quanto fatto dalla sua amministrazione in passato che su quello che dovrebbe essere realizzato in futuro. Tuttavia, non può essere trascurato il monito che il Presidente ha lanciato al Congresso per quanto riguarda i temi sociali: “in ogni occasione in cui potrò compiere passi senza il passaggio di leggi per espandere le opportunità di più famiglie americane, io lo farò”.  Per Obama il secondo mandato avrebbe dovuto essere il momento per portare a compimento le misure sociali non realizzate nella prima fase della sua Presidenza, quando ancora era legato al vincolo della rielezione. Attualmente il Presidente si trova tuttavia nella cosiddetta situazione della lame duck (anatra zoppa), limitato nelle sue scelte politiche dai veti legislativi della parte di Congresso in mano ai Repubblicani. C’è quindi da star certi che Obama farà di tutto per perseguire gli obiettivi fissati nel corso del discorso, cercando quanto più possibile di rafforzarsi in vista delle elezioni di Midterm. A novembre si svolgeranno infatti le elezioni di metà mandato che rinnoveranno la Camera dei Rappresentati, dove - come detto - la maggioranza è in mano ai Repubblicani, e un terzo del Senato, dove attualmente prevalgono i Democratici di Obama. I sondaggi sono attualmente poco favorevoli per il Presidente, ma se tra nove mesi questi riuscirà a prevalere potremo probabilmente assistere allo sviluppo di tutte quelle misure, soprattutto dal punto di vista sociale, a cui Obama ha finora dovuto rinunciare.


Riferimenti

Il video del discorso sul sito della Casa Bianca

Il testo del discorso

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