PRIMO WELFARE / Inclusione sociale
Quei meccanismi europei che favoriscono l'inclusione sociale
Tanti strumenti concreti per contrastare l’indigenza e favorire il lavoro, ma anche progetti di ricerca per capire come intervenire più efficacemente
20 maggio 2014

“L’Europa è lontana”, “l’Europa non ascolta i bisogni della gente”, “l’Europa non sostiene i propri cittadini in difficoltà”: sono frasi che abbiamo sentito spesso e che in questi giorni, mano a mano ci avviciniamo alle ormai imminenti elezioni europee, sentiamo sempre più frequentemente. Per gran parte dell’opinione pubblica l’Unione Europea non è altro che un complesso sistema burocratico che ci chiede solo sacrifici e privazioni. Ma Bruxelles è davvero così lontana dai bisogni dei suoi cittadini? Soprattutto dal punto di vista sociale, è proprio vero che l’UE si disinteressa di chi è più debole ed escluso?

L’Unione Europea per molti anni si è occupata poco e male di questioni sociali, un po’ perché tanti Paesi membri preferivano non avere interferenze sulla gestione dei propri sistemi di welfare, un po’ perché la situazione sociale prima dell’inizio della crisi economica non destava preoccupazioni tali da richiedere particolare attenzioni da parte delle istituzioni UE. In anni più recenti questa dinamica, soprattutto a causa delle conseguenze economico-sociali sviluppatesi dopo il 2008, è mutata notevolmente e vede l’Europa molto più attenta alle tematiche sociali. Non è nostra intenzione indicare tutte le iniziative varate dall’UE in questo senso, ma vogliamo semplicemente ricordare alcuni “ombrelli” che, anche se pochi lo sanno, hanno permesso di sviluppare misure ed interventi che hanno condizionato in positivo la vita di milioni di cittadini europei.


Il Fondo sociale Europeo

Uno degli strumenti più importanti dell’Unione sul fronte sociale è senza dubbio il Fondo Sociale Europeo (FSE), che è utilizzato dall’UE per sostenere l'occupazione, sviluppare le competenze lavorative e assicurare opportunità occupazionali più eque a chi è in cerca di un impiego. Il FSE grazie a una dotazione di circa 10 miliardi di euro l’anno, mira ad aumentare le prospettive occupazionali di milioni di cittadini europei, prestando particolare attenzione a chi incontra maggiori difficoltà a trovare impiego, e favorire in questo modo l’inclusione sociale. Il Fondo orienta le proprie attività per il perseguimento degli obiettivi stabiliti dalla strategia Europa2020, e negli ultimi anni è stato fortemente utilizzato per attenuare gli effetti della crisi, soprattutto di fronte all'aumento dei livelli di disoccupazione e povertà. Il FSE, in applicazione del principio di sussidiarietà, finanzia decine di migliaia di progetti locali, regionali e nazionali in materia di occupazione in tutta Europa, affiancando i diversi livelli di governo coinvolti nella loro realizzazione. Queste progettualità vanno da piccole iniziative gestite da associazioni benefiche locali per aiutare i disabili a trovare occupazione fino a progetti di portata nazionale per promuovere la formazione professionale e l’inserimento lavorativo.


Le misure in favore del lavoro giovanile

Per sostenere i giovani europei e contrastare il sempre più preoccupante fenomeno dei Neet, l’UE a partire dal 2010 ha varato numerose attività rivolte a chi sta finendo gli studi e/o si sta affacciando nel mondo del lavoro. Iniziative come Youth on the move, pacchetto di azioni rivolte allo studio, al lavoro e alla formazione professionale, Youth Opportunities, che raccoglie progettualità per il contrasto della disoccupazione giovanile, o progetto pilota Your First Eures Job, che favorisce la ricerca di un impiego o stage in un altro Stato membro, sono solo alcuni degli esempi che indicano l’impegno dell’UE per favorire l’inclusione delle fasce più giovani della sua popolazione. Sempre in quest’ottica nel febbraio 2013 il Consiglio Europeo ha adottato la cosiddetta Youth Employment Initiative, pacchetto da 6 miliardi di euro orientato a implementare misure che favoriscano l’occupazione giovanile, nel quale rientra anche la Youth Guarantee (vedi anche il nostro Focus dedicato al tema), che ha recentemente preso avvio anche nel nostro Paese. Questa iniziativa rappresenta la prima sistematica iniziativa coordinata a livello europeo contro la disoccupazione giovanile, i cui risultati sono tuttavia legati all’impegno dei governi nazionali per lo sviluppo dell’iniziativa. Un’Europa dunque propositiva che mette sul piatto risorse importanti per contrastare, in sinergia coi singoli Stati membri, uno dei maggiori problemi che affliggono il Vecchio Continente.


Il programma di sostegno agli indigenti

Recentemente l’UE ha sviluppato un nuovo fondo da 3,5 miliardi di euro per affrontare più efficacemente specifiche aree di bisogno cui il FSE fatica a garantire risposte adeguate. Il Fund for European Aid to the Most Deprived (FEAD), pensato per sostituire il precedente Programma Europeo di Aiuto agli indigenti (PEAD), mira a contrastare le varie forme di deprivazione materiale (legate a bisogni primari come alimenti, casa, assistenza sociale, ecc.). Negli intenti della Commissione il FEAD, rispondendo ai bisogni più elementari non coperti dal FSE (come detto collegato principalmente a questioni occupazionali) permetterà alle persone coinvolte di compiere i primi passi sulla strada dell’inclusione sociale. Per meglio rispondere alle esigenze dei vari Stati membri il Fondo è dotato di grande flessibilità: le autorità nazionali sono infatti in grado di scegliere, in base ai rischi e bisogni individuati sul proprio territorio, il tipo di assistenza da offrire ai propri cittadini. I governi nazionali possono così garantire cibo e/o beni di prima necessità - come vestiti, scarpe, prodotti per l’igiene – scegliendo le modalità più adeguate per l'approvvigionamento e la distribuzione di tali prodotti. Per la distribuzione sui territori le autorità nazionali possono avvalersi sia di enti pubblici sia di organizzazioni non governative, che hanno modo di usufruire o di risorse pre-acquistate a livello nazionale o di contributi economici necessari ad effettuare gli acquisti. Gli Stati membri hanno l’obbligo di contribuire con un minimo del 15% di cofinanziamento nazionale ai programmi presentati alla Commissione, ma in situazioni di grave necessità la Commissione potrà tuttavia valutare se aumentare la quota comunitaria fino a un massimo del 95%.


Più ricerca per sviluppare politiche sociali efficienti

Oltre a misure di intervento diretto l’Unione, nell’ambito del 7° programma quadro di Ricerca e Sviluppo, sostiene anche progetti ed attività di ricerca che mirano ad analizzare, valutare e comprendere problematiche legate all’esclusione sociale per sviluppare strumenti sempre più efficienti ed efficaci per contrastarla. La Commissione ritiene infatti che per l’implementazione di interventi adeguati alle necessità sociali contingenti siano necessarie riflessioni sistematiche, che possano determinare la nascita di modelli di governance innovativi per quanto riguarda le politiche di welfare. E’ una scelta lungimirante (in Italia quanti progetti di ricerca sulle politiche sociali sono oggi finanziati dal settore pubblico?) in un momento storico in cui le risorse diminuiscono e i bisogni sociali dei cittadini aumentano. Negli ultimi mesi vi abbiamo raccontato di alcuni di questi progetti di ricerca, come COPE, che studia in che modo le politiche locali di inclusione attiva influenzino i corsi di vita dei beneficiari; FLOWS, che cerca di comprendere come i sistemi di welfare locale favoriscano la partecipazione delle donne al mercato del lavoro; LOCALISE, che studia in che modo i diversi contesti istituzionali influenzino le politiche di attivazione locale; WILCO, che valuta come i sistemi di welfare locali possano favorire la coesione attraverso l'innovazione sociale. Di questi progetti si discuterà tra l’altro in una importante conferenza che si svolgerà a Bruxelles il prossimo 5 giugno, di cui vi abbiamo già indicato i principali contenuti.


L’Europa è quindi meno lontana di quanto si pensi.
Numerose iniziative di contrasto all’esclusione sociale che stanno prendendo forma nei vari Stati membri sono infatti direttamente riconducibili alla scelte prese da Bruxelles, che in molti casi ha sopperito all’immobilismo dei vari governi nazionali per rispondere alle necessità più impellenti. Contrasto all’esclusione sociale, inserimento lavorativo, lotta all’indigenza. Sono solo alcuni dei temi sensibili su cui l’UE è certamente in prima linea, anche se nel nostro paese non riusciamo (o non vogliamo?) rendercene conto.


Riferimenti

Fondo Sociale Europeo

Le iniziative dell'UE in favore dell'occupazione giovanile 

Il Fondo Europeo per gli aiuti agli indigenti

Potrebbe interessarti anche:

Cambiare la governance locale per cambiare il welfare

Il nostro Focus sulla Garanzia Giovani

Dal Parlamento Europeo 3,5 miliardi per sostenere gli indigenti


Gli approfondimenti di #SpecialeEuropa

L'Europa deve andare oltre la "politica dell'ansia"

Studio e lavoro: le opportunità offerte dalla UE

Unione Europea: perché conta investire nei bambini

Le politiche europee per l'occupazione giovanile

Investimento e innovazione sociale per rilanciare Europa2020

Innovazione sociale in Europa, un processo che viene da lontano


Torna all'inizio

 

 
NON compilare questo campo