POVERT└ ALIMENTARE /
Comunità Emmanuel: costruire reti per contrastare la povertà
L'associazione nel 2010 ha fondato a Lecce un emporio solidale contro la povertà alimentare. Vi raccontiamo come funziona.
15 luglio 2015

La Comunità Emmanuel è un’associazione ecclesiale cattolica, d‘ispirazione gesuitica, nata nel 1981 e caratterizzata da un forte impegno sociale. Nel 2010 ha fondato a Lecce un emporio solidale per contrastare la dilagante povertà alimentare, la cui caratteristica essenziale è la logica di rete che anima ogni aspetto degli interventi. Attraverso l’intervista concessa da Daniele Ferrocin (direttore del progetto), Salvatore Esposito (coordinatore), Maria Teresa Carlucci (responsabile della gestione), Luca Masi (responsabile dell’elaborazione dati), Giampiero Elia (responsabile della comunicazione) vogliamo raccontarvia questa interessante esperienza.


Come e perché nasce l’Emporio? Vi sono particolari avvenimenti che hanno fatto da stimolo per innovare le modalità d’intervento? Come si è costruita la rete tra i soggetti promotori e le altre realtà partecipanti?
 

La nascita dell'Emporio della Solidarietà di Lecce è stata originata dal dilagare di una crisi economica senza fine che ha fatto precipitare nell’indigenza e nella povertà grave persone travolte da difficoltà socio-lavorative sempre più asfissianti e, a volte, imprevedibili. Si è reso perciò necessario attivare un servizio specifico per le “nuove povertà” che stavano aggredendo le fasce medie della popolazione determinate solitamente da fattori di ordine economico (lavoro e spese abitative), di salute, di necessità di assistenza ad anziani e malati, ma anche da problemi affettivi e relazionali all’interno dello nucleo familiare.

Per aiutare queste famiglie è parso subito necessario provare a costruire una specifica rete di solidarietà capace di accompagnarle e sostenerle, offrendo ascolto e condivisione, dando loro il necessario per vivere, aiutandole in una difficile fase della loro vita per impedire che scivolassero verso condizioni di disperazione e povertà cronica. Mossi da questa sfida, nel 2010 è iniziata la realizzazione del primo Emporio della Solidarietà in Puglia, riprendendo l’intuizione della Caritas Diocesana di Roma che aveva già realizzato questo servizio nel 2009, il primo in Italia.

La costruzione della rete ha preso avvio dalla sottoscrizione di un protocollo d’intesa fra la Comunità Emmanuel, promotrice dell'iniziativa, e la Caritas diocesana di Lecce, successivamente ampliato da accordi sottoscritti con il Comune e la Provincia di Lecce. Da subito il progetto ha ricevuto il sostegno delle più sensibili aziende del territorio mentre attraverso specifiche campagne di raccolta fondi sono state coinvolte le scuole, le altre organizzazioni sociali salentine e la cittadinanza. Tuttavia il perdurare nel tempo della crisi e la necessità di ampliare sempre più tanto la platea dei beneficiare quanto l'offerta di servizi di accompagnamento, ha reso difficile tenere insieme una rete molto articolata. Questo ci ha indotti a sviluppare una rete connotata da grande “dinamismo” in cui i vari partner possono entrare ed uscire a piacimento, modulando nel tempo le forme e l'intensità del proprio impegno.

Com’è finanziato l’Emporio?

Preliminarmente occorre evidenziare che l'Emporio della Solidarietà ha dovuto affrontare due sfide terribili: la prima connessa al dilagare delle povertà nel territorio, la seconda connessa ad un ridimensionamento delle risorse pubbliche nazionali e locali disponibili per interventi nel settore sociale. Nel corso degli anni la situazione è andata costantemente peggiorando: la crisi ha continuato a produrre effetti nefasti ed i fenomeni di impoverimento hanno coinvolto ormai fasce così ampie di popolazione da far ritenere che l’intera Italia rischi di precipitare verso un inesorabile declino. Nel contempo la capacità delle amministrazioni pubbliche si è ulteriormente ridotta per vari fattori: dal fallimento dei partiti politici come intermediari fra i cittadini e le istituzioni, alla paralisi degli apparati burocratici a tutti i livelli (centrali, regionali e locali) a causa dei “vincoli di bilancio”, delle normative e delle regolamentazioni, dei tagli di risorse.

Per tali motivi il finanziamento delle spese di gestione del servizio e l’approvvigionamento dei prodotti offerti si è nel tempo strutturato attingendo a varie fonti, ognuna delle quali presenta peculiarità proprie, rendendo perciò estremamente complesso ed articolato il processo gestionale ed amministrativo. In sintesi le fonti suddette prevedono (figura 1):

• il partenariato del Banco delle Opere di Carità attraverso il quale ci si approvvigiona dei prodotti messi a disposizione dai programmi europei di aiuti alimentari agli indigenti (in passato il PEAD, ora il FEAD);
• sponsorizzazioni pubbliche e private, a volte connesse a specifiche iniziative o campagne promosse dall'Emporio della Solidarietà;
• il sostegno e la collaborazione di imprese del settore agroalimentare e della grande distribuzione;
• raccolte alimentari realizzate in supermercati, scuole, enti, associazioni;
• convenzioni con enti locali che affidano all'Emporio parte dei servizi connessi al contrasto delle povertà contemplati nel proprio piano sociale di zona.


Figura 1. Provenienza dei prodotti dell’Emporio

Fonte: Elaborazione dati della Comunità Emmanuel.


Chi sono le famiglie che si rivolgono all’Emporio (composizione, presenza di minori, provenienza, cause della povertà, cronicità…)? Sono disponibili dati in materia?

In generale si può dire che ormai situazioni di indigenza gravi si registrano anche nelle famiglie cosiddette “normali”, che non hanno mai esplicitato i loro bisogni sia sociali che sanitari e che spesso provengono da zone periferiche della città e non hanno mai preso contatti con i servizi sociali del proprio territorio. A volte si tratta di famiglie che possono contare solo su un reddito, ma più spesso si registrano condizioni di precariato socio-lavorativo o di totale assenza di lavoro (figura 2). Dal 2012 al 2015 sono stati supportati 2814 nuclei famigliari, per un totale di 8764 persone.

Sotto il profilo abitativo si tratta per lo più di famiglie che vivono in appartamenti in affitto o case popolari, talvolta senza neanche un regolare contratto, altre volte in stabili occupati in condizioni di promiscuità e scarse condizioni igienico-sanitarie, in alcuni casi addirittura privi di luce e gas. Riguardo alla nazionalità all'Emporio si rivolgono l’81% di famiglie italiane, ma anche famiglie straniere (figura 3).


Figura 2. Stato occupazionale dei beneficiari

Fonte: Elaborazione dati della Comunità Emmanuel.


Figura 3. Nazionalità dei beneficiari 

Fonte: Elaborazione dati della Comunità Emmanuel.


Come avviene la selezione dei beneficiari (ISEE, carico famigliare, altri indicatori…)?

Per poter accedere all'Emporio le persone/famiglie in difficoltà devono presentare una formale richiesta corredata da alcuni documenti di base, in primis stato di famiglia e dichiarazione ISEE. Sulla base di tale richiesta si attiva una fase di valutazione volta ad accertare sia la veridicità delle dichiarazioni rese, sia i possibili supporti attivabili presso la rete di partenariato che coinvolge C.A.F., Servizi Sociali Comunali, Caritas, le strutture del privato sociale e delle imprese.

Una volta accertata la condizione di disagio socio-economico, il nucleo familiare viene inserito in una apposita graduatoria formulata sulla base di una pluralità di parametri atti a misurare l'intensità del disagio stesso (composizione del nucleo familiare, presenza di figli minori e/o disabili e/o di problematiche sanitarie particolari, condizioni lavorative, abitazione, indebitamento, ecc.). I soggetti in graduatoria ed in possesso dei requisiti fissati per il riconoscimento del credito di spesa, sono quindi dotati di una card che consente loro di accedere all’Emporio per tre mesi. Tale tessera, una sorta di carta di credito a punti, può essere ricaricata presso l’Emporio stesso alla scadenza del periodo per un ulteriore trimestre con l’approvazione dei responsabili del servizio. Dal 2012 al 2015 sono stati spesi 633.486 punti, equivalenti a 950.229 euro. In media a ogni famiglia vengono assegnati 225 punti a trimestre.

È previsto un software che garantisce la possibilità di inserire utenti e valutarne i profili da parte di diversi enti: come funziona? Com’è stato pensato e realizzato?

Per la complessità del servizio, l'elevato numero di beneficiari interessati, l'articolazione della rete di partenariato, e per garantire una adeguata programmazione delle attività da svolgere (soprattutto per l'approvvigionamento dei prodotti e per realizzare un equilibrato avvicendamento delle famiglie servite), l'Emporio non può prescindere da una costante analisi di gestione. A tal fine i supporti informatici sono di vitale importanza ed è stato necessario uno sforzo non indifferente per mettere a punto un programma gestionale specifico sia per semplificare le operazioni di acquisizione e di valutazione delle informazioni inerenti i richiedenti il servizio, sia per agevolare lo scambio di dati fra i vari partner.

Oggi il programma gestionale e la base dati connessa operano in rete, il che permette ad ogni attore del partenariato (purché provvisto delle necessarie credenziali e per le info di propria pertinenza, per ovvie ragioni di privacy) sia di inserire che di ricevere dati e notizie. In tal modo è possibile un monitoraggio costante dei servizi, la piena tracciabilità di tutte le merci e dei prodotti gestiti, l'agevole strutturazione di una rete di partenariato in cui ogni attore può conoscere in tempo reale le informazioni sugli altri attori coinvolti, condividendo le informazioni sul chi fa cosa ed evitando sprechi e duplicazioni.

Inoltre l'Emporio ha attivato canali di comunicazione con il territorio (rapporti strutturati con media, utilizzo di internet e social network) per generare un flusso continuo di dati e notizie indispensabili per dare contezza in tempo reale di ogni azione compiuta. Ciò ha permesso di fare della trasparenza e della tracciabilità il nostro punto di forza, fornendo sistematicamente i resoconti della nostra attività sia riguardo ai beni e alle risorse ricevute, che riguardo alla loro utilizzazione.

Come si articola l’attività dell’Emporio? Sono previste altre forme di supporto (microcredito, percorsi formativi, segretariato sociale, reinserimento lavorativo…)?

La card rilasciata ai beneficiari ammessi ai servizi dell’Emporio rappresenta in realtà uno strumento per facilitare anche l'accesso ad ulteriori iniziative di solidarietà e di inclusione sociale. Essa, infatti, permette a tutti gli organismi aderenti alla rete (segretariato sociale, C.A.F., consultori, ecc.) di conoscere la situazione del titolare in modo da sostenere la famiglia in difficoltà non solo attraverso la distribuzione gratuita di generi di prima necessità, ma anzitutto cercando di delineare un percorso che possa permettere di contrastare i fenomeni di impoverimento in atto. In alcuni casi, dunque, si supportano le famiglie nell'accesso ai benefici previsti da normative specifiche (sussidi, pensioni, indennità, sospensioni delle rate del mutuo), in altri casi si formulano programmi d’inclusione socio-lavorativa (corsi di formazione, start up di iniziative di auto-imprenditorialità, microcredito), in altri casi ancora si strutturano interventi specifici per fronteggiare situazioni di iper-indebitamento e/o di cattiva gestione delle risorse disponibili.

In virtù di accordi presi con alcuni partner della rete locale, alcuni servizi ulteriori sono disponibili presso la stessa sede dell'Emporio sicché le famiglie che raggiungono il sito per “fare la spesa”, possono anche incontrare in loco i referenti di altri enti (C.A.F., sportelli per l'inclusione lavorativa come Idea Lavoro, consulenti in materia di auto-imprenditorialità e microcredito, L.S.U. e “cantieri di cittadinanza”, ecc.) per provare ad avviare progetti a lungo termine per fuoriuscire dalle condizioni di indigenza.

In quali modi cercate di “riattivare” le persone che si rivolgono a voi? Avete previsto dei contro-doveri?

Oltre a quanto già descritto, intorno all'Emporio si stanno sviluppando ulteriori progetti per offrire occasioni concrete di fuoriuscita dalla marginalità. A tal fine è stato attivato il “mercatino della solidarietà”, un servizio di raccolta, restauro e rivendita dell'usato (soprattutto mobilio); si stanno progettando degli “orti sociali” e si sta valutando insieme alla società che gestisce la raccolta rifiuti e l'igiene urbana di Lecce la possibilità di realizzare in collaborazione alcune tipologie di raccolta differenziata (abiti). In tal modo si stanno avviando delle attività che consentano di offrire immediatamente possibili “occupazioni”, per quanto non risolutive e non necessariamente legate ad una posizione lavorativa stabile e ad uno stipendio certo, ma che comunque possono “tenere o rimettere in attività” alcuni beneficiari dell'Emporio, incrementandone il “pronostico di occupabilità nel mercato del lavoro”.

Più in generale il regolamento di ammissione prevede che i beneficiari assumano a loro volta degli impegni connessi a dinamiche e/o situazioni che possono avere un riflesso sulle condizioni economiche familiari (per esempio la cura di eventuali stati di alcoolismo o dipendenza da sostanze, oppure il rispetto dell'obbligo scolastico per i figli minori).

Quali pensate siano gli aspetti virtuosi di questa iniziativa? Quali sono invece le difficoltà che avete incontrato?

Il progetto che sta alla base dell’Emporio della Solidarietà, non concerne solo un'azione di giustizia sociale né si concreta esclusivamente in un servizio di aiuto orientato all'inclusione attiva, ma vuole anche dare una risposta allo “scandalo” dello spreco alimentare: recuperando prodotti o in via di scadenza o destinati, ad esempio per difetti di confezionamento o per eccesso di produzione, alla distruzione. Secondo recenti statistiche, ogni anno in Italia finiscono tra i rifiuti dai 10 ai 20 milioni di tonnellate di prodotti alimentari, per un valore di circa 37 miliardi di euro. Per questo i volontari dell'Emporio oltre che impegnati nei servizi di ascolto, di distribuzione e di sostegno, cercano anche di promuovere la cultura della solidarietà e promuovono la raccolta di prodotti alimentari mediante specifiche campagne nelle scuole. Campagne che non hanno solo l'obiettivo di approvvigionare il magazzino, ma anche lo scopo di educare i più giovani a stili di vita improntati alla sobrietà e alla lotta allo spreco.

L'Emporio si inserisce inoltre in un ampio spettro di innovazioni e sperimentazioni che si stanno sviluppando sul tema della “prossimità” promuovendo in particolare servizi ed interventi in cui ci si avvicina alle persone e alle famiglie, rilevandone i bisogni espressi ed inespressi, affrontando le situazioni di fragilità e disagio e sviluppando interventi di rete tesi a valorizzare le risorse formali ed informali del territorio. Tali servizi, oltre a prevedere azioni di sistema e obiettivi a livello trasversale con un approccio multidimensionale e non settoriale a favore dei beneficiari, operano anche a livello preventivo e cercano di affrontare le diverse problematiche di disagio sociale, economico, abitativo, occupazionale, della sicurezza, della vivibilità e della riqualificazione dei quartieri con la finalità di garantire servizi ed interventi che siano in grado di migliorare la qualità della vita delle persone, delle famiglie e delle comunità.

Qui ci preme sottolineare che, al di là dei risultati più che lusinghieri già raggiunti, ci rimane ancora un duro lavoro da fare. Purtroppo non tutto il territorio ha pienamente compreso il significato della lotta allo spreco e dell'azione totalmente trasparente e tracciabile. Così beni preziosi continuano a finire in discarica, mentre strutture e servizi di aiuto si avvitano su sé stessi in strategie competitive ed autoreferenziali che generano solo confusione e diffidenza. Anche nelle attività didattiche ed educative si potrebbe fare molto di più per orientare le nuove generazioni alla solidarietà, alla collaborazione, allo sviluppo eco-sostenibile ed inclusivo. Sono tutte operazioni che richiedono tenacia, pazienza, magnanimità, capacità di sopportazione e, soprattutto, la voglia di mettersi in gioco ogni giorno, facendo squadra con tutti gli uomini di buona volontà, costruendo relazioni leali e collaborative con altri soggetti che vogliono condividere lo stesso percorso orientato al bene comune. L'Emporio è tutto questo, non un manipolo di eroi, ma un sistema di relazioni e di condivisioni che anche in questi anni di crisi lascia intuire che un mondo migliore non solo è possibile, ma è già in costruzione.

L’Emporio è in collegamento con altri Empori della Solidarietà? Aderisce a reti nazionali?

Come già detto, riteniamo la “rete” una delle armi vincenti per poter contrastare i fenomeni di impoverimento crescente che investono oggi la società italiana. Così oltre alla rete locale per l'Emporio della Solidarietà di Lecce, abbiamo da sempre sostenuto la necessità di costituire una rete nazionale fra tutti gli empori solidali. Sono in corso tentativi in tal senso e siamo fiduciosi che si potrebbe arrivare in breve ad una formale costituzione di una struttura di coordinamento di livello nazionale. Nel frattempo continuiamo a mantenere un fitto scambio di informazioni e di relazioni non solo con gli empori già operativi in altre città, ma anche con gruppi promotori che vogliono introdurre tale servizio in territori in cui è attualmente assente.

Più in generale la Comunità Emmanuel aderisce a vari enti ed organizzazioni di rappresentanza e coordinamento (Forum Terzo Settore, Confcooperative-Federsolidarietà, Jesuit Social Network) ed è inoltre fra i promotori della “Rete per la Prossimità” per coordinarsi con colleghi ed amici che da Pordenone a Catania, da Torino a Napoli, in tante realtà spesso sconosciute e silenziose, stanno costruendo risposte dal basso alle infinite forme di esclusione e di emarginazione che caratterizzano le dinamiche socio-economiche di questi anni. Stiamo mettendo a punto il modello dei “Centri di Prossimità”, che abbiamo avviato anche a Lecce e che dovrà offrire risposte più articolate, flessibili ed adeguate ai tanti bisogni che registriamo quotidianamente. Con tale rete abbiamo realizzato dal 5 a 7 giugno a Genova la Biennale della Prossimità per creare ulteriori occasioni di scambio e confronto fra i tanti e diversificati servizi di prossimità che si stanno sviluppando in Italia spesso in forma sperimentale.

Secondo alcuni studiosi europei i banchi alimentari sarebbero caratterizzati da un paradosso: le aree dove esse sono più concentrate sono, in molti casi, proprio quelle dove vi è meno necessità, ovvero dove la povertà alimentare è più contenuta. In base alla vostra esperienza, è d’accordo? Crede che questo rischio sia presente anche nel caso italiano?

La nostra esperienza ci porta a confermare pienamente tale aspetto. In effetti il Mezzogiorno d'Italia presenta numerose carenze che rendono molto più problematico l'avvio di qualsiasi iniziativa o la sperimentazione di un'innovazione. Per esempio al Sud è più difficile trovare istituzioni capaci di valutare adeguatamente un progetto pilota, mentre si trovano facilmente enti locali incapaci perfino di garantire ai propri cittadini i servizi più ordinari e tradizionali. Oppure il numero delle imprese orientate alla responsabilità sociale è piuttosto limitato, mentre il “volontariato” viene spesso strumentalizzato per coprire forme di impiego precario. Tutto questo fa sì che le condizioni socio-ambientali siano molto meno favorevoli per la nascita ed il consolidamento di iniziative quali quelle dell'Emporio della Solidarietà. Ciò, ovviamente, non impedisce che imprese di questo tipo possano essere tentate … e vinte.



Alcuni stimoli di riflessione

L’Emporio della Solidarietà di Lecce conferma quanto già dimostrato dagli altri Empori del Sud (Reggio Calabria, Lamezia Terme), descritti nel nostro Focus sulla Povertà Alimentare. Le Regioni del Sud Italia presentano sicuramente un minor sviluppo economico e un sistema di welfare poco funzionale; nella società civile vi sono però competenze e risorse che possono favorire lo sviluppo e l’innovazione sociale. Come ci aveva raccontato il Presidente della Fondazione CON IL SUD, Carlo Borgomeo, è un errore pensare che la crescita economica debba precedere la rinascita sociale e civile e le Regioni del Sud non necessitano quindi solo di risorse economiche, ma prima di tutto della generazione di legami sociali e comunitari. L’Emporio Solidale di Lecce può contribuire a raggiungere tale obiettivo. I gestori dell’Emporio Solidale di Lecce, a differenza di altri empori, percepiscono però alcune difficoltà legate al territorio come il malfunzionamento della pubblica amministrazione.

I caratteri peculiari dell’Emporio sono la logica di rete, l’orientamento imprenditoriale, l’innovazione gestionale e il radicamento sociale.

L’Emporio ha stipulato convenzioni con le istituzioni locali come il Comune di Lecce e i Comuni dell’ambito territoriale di Campi Salentina, e incluso nella rete anche alcuni servizi specialistici, pubblici o privati, per poter fornire una risposta completa alla domanda degli utenti. L’obiettivo della rete è condividere le informazioni per poter rispondere al meglio. Attualmente la Rete di Solidarietà include l’Ufficio Scolastico Territoriale di Lecce, l’Università del Salento, Confindustria Puglia, il Centro Servizi Volontariato Salento, la Caritas Diocesana di Lecce, il Coordinamento di Protezione Civile, Federfarma Lecce, il CAF Lavoratori e Idea Lavoro oltre alla Comunità Emmanuel.

Per garantire maggiore efficacia alla logica di rete adottata, presso l’Emporio sono stati realizzati degli sportelli, come il CAF, il Segretariato Sociale, la consulenza lavorativa, fiscale, imprenditoriale e il microcredito in modo tale da garantire alcuni servizi sul posto facilitando l’incontro con l’utenza.

La logica di rete va oltre il livello locale, l’Emporio è infatti tra i promotori della Rete Nazionale per la Prossimità, che unisce realtà di diverse parti d’Italia orientate a promuovere l’intervento di prossimità, inteso come un intervento non burocratico, in risposta ai bisogni dei territori, che unisce agire quotidiano, promozione della cittadinanza attiva e proposta politica. Proprio recentemente, dal 5 al 7 giugno, si è tenuta a Genova la Biennale della Prossimità, che ha coinvolto più di 120 organizzazioni in un momento di scambio e confronto sulla sharing economy, la reciprocità, lo sviluppo sostenibile e l’alimentazione.

Caratteristica dei servizi della Comunità Emmanuel è il forte orientamento imprenditoriale che coinvolge anche l’Emporio. Tale caratteristica si esplicita nelle modalità operative adottate. In particolare l’Emporio presta grande cura nel rapportarsi con le aziende, trovando differenti forme di collaborazione come il marketing sociale, la donazione di beni di vario genere (principalmente alimentari) o il finanziamento. Ad esempio, sul fronte del marketing sociale, le aziende partecipanti espongono una scatola ove i clienti che lo desiderano donano il resto della spesa che verrà poi utilizzato per acquistare beni per l’Emporio presso l’azienda stessa. Lo scontrino della spesa verrà pubblicato sulla pagina Facebook dell’Emporio. Le aziende partecipanti espongono una vetrofania in vetrina e sono supportate dalla Comunità Emmanuel nella campagna pubblicitaria. Vi sono poi aziende che scelgono di donare prodotti alimentari all’Emporio (in taluni casi, come il vino, vengono venduti per finanziare l’acquisto di altri prodotti) o di fare direttamente donazioni.

La Comunità Emmanuel intende promuovere la valorizzazione e il reinserimento sociale della persona, andando oltre la logica assistenziale. L’Emporio, attraverso i partner della Rete, favorisce l’accesso al microcredito e il supporto all’imprenditoriale per stimolare l’autonomia degli utenti, in particolare di chi aveva attività autonome, magari colpite dalla crisi economica. Inoltre opera in stretta collaborazione con un’altra iniziativa della Comunità Emmanuel, la cooperativa sociale Il Mandorlo, che impiega persone svantaggiate nel recupero e riciclo di oggetti usati.

Un altro aspetto interessante è quello di aver sviluppato un software specifico che consente ai vari partner di accedere ai dati di cui necessitano (non tutti però possono vedere tutti i dati dell’utente) e inserire il numero di fruitori che spettano in base agli accordi. Il software consente anche il calcolo dei punti per la spesa, cui l’utente ha diritto. In tal modo è possibile realizzare un intervento veramente globale ed evitare frodi.

La capacità operativa dell’Emporio è data dal forte radicamento sociale, garantito soprattutto dalla Comunità Emmanuel (per approfondimenti sul radicamento sociale si veda Ambrosini 2005). La Comunità Emmanuel garantisce il radicamento sotto vari aspetti. Vi è sicuramente un radicamento culturale, in quanto tutte le attività sono caratterizzate da una forte matrice cattolica e dalla spiritualità ignaziana, vi è però anche un radicamento relazionale per i forti legami tra i membri e i volontari della Comunità e radicamento organizzativo in quanto l’Emporio è supportato dalle altre strutture promosse dalla Comunità. È opportuno sottolineare come la Comunità Emmanuel sia stata un terreno fertile per lo sviluppo di numerose iniziative sociali all’avanguardia, caratterizzate da un forte contributo innovativo, sia per la modalità gestionale che le forme della risposta ai problemi sociali.

L’attività dell’Emporio si basa soprattutto sul volontariato, sia per la gestione interna, che per la raccolta di alimentari e di fondi. A queste ultime attività collaborano sia i volontari della Comunità, sia il Gruppo Giovani, sia altre realtà come gli scout dell’AGESCI e i gruppi della Protezione Civile. Non mancano poi i rapporti con le scuole, da un lato orientati a individuare situazioni di fragilità sociale tra gli alunni, dall’altro finalizzati a educare le giovani generazioni alla solidarietà sociale, impiegando anche modalità coinvolgenti come il servizio presso l’Emporio. La scuola è ritenuta uno degli ambienti principali ove i giovani possono sviluppare la propria responsabilità sociale, in particolare attraverso la partecipazione ad esperienze di volontariato (per approfondimenti si vedano Yates 1999; Ambrosini 2004; Del Fresno e Segado Sànchez-Cabezudo 2008).

Tra il 2012 e il 2014 l’Emporio è riuscito a supportare 2.378 famiglie per un totale di 936.593 euro di merce distribuita (cfr. Bilancio Sociale del 2014). Sicuramente questo è un aspetto positivo, è la dimostrazione che il Meridione non è sprovvisto di capitale sociale. Sono però necessarie organizzazioni della società civile capaci di operare in rete con una logica progettuale. Tali caratteristiche emergono chiaramente nell’Emporio di Lecce, in quanto è stato promosso da un’organizzazione privata che ha saputo realizzare in autonomia progetti basati su risorse - economiche e umane - private, ha costruito reti sul territorio insieme ad altre organizzazioni e ha collaborato con le istituzioni locali per costruire un nuovo welfare, più efficiente ed efficace.

Nonostante il lavoro svolto in questi anni, come si evince dall’intervista, permangono alcune criticità, non riconducibili ai gestori dell’Emporio. In primo luogo, molte amministrazioni pubbliche faticano a realizzare un primo welfare efficace ed efficiente, quindi difficilmente comprendono l’importanza di strutture innovative come l’Emporio; in secondo luogo la stessa cultura del recupero e del contrasto allo spreco fatica a diffondersi tra i cittadini e chiaramente è necessaria una forte azione educativa, rivolta particolarmente alle giovani generazioni.

 

Riferimenti

Emporio della solidarietà Lecce

Comunità Emmanuel

Rete nazionale della prossimità

Il Mandorlo, mercatino per la solidarietà

Ambrosini M. (a cura di), Per gli altri e per sé, Milano, Franco Angeli, 2004.

Ambrosini M., Scelte solidali, Bologna, Il Mulino, 2005.

Del Fresno G.M. e Segado Sànchez-Cabezudo S., Trabajo social y jòvenes: el descubrimiento de los otros a travès del voluntariado social, in «Comunitania», n. 3, 2012.

Yates M., “Community service and political-moral discussions among adolescents: a study of a mandatory school-based program in the United States”, in M. Yate e J. Youniss (a cura di), Roots of Civic Identity, Cambridge, Cambridge University Press, 1999.
 

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