POVERTÁ E INCLUSIONE /
Alleanza contro la povertà: in Lombardia sono 7.480 le famiglie che ricevono il Reddito d'inclusione
Il numero di figli e la presenza di disabili aumentano il rischio di indigenza. Per il futuro è necessario investire sui servizi territoriali
13 aprile 2018

In Lombardia sono 7.480 le famiglie che ricevono il Reddito di inclusione e 19.775 le persone coinvolte. L’importo medio mensile è di 258,26 euro a nucleo. Così dicono i dati dell’Inps al 23 marzo 2018. A diffonderli è l’Alleanza lombarda contro la povertà che in una lettera al nuovo presidente della Regione, Attilio Fontana, chiede «serie politiche di investimento e un coordinamento fra tutti gli attori in gioco» quale via per un’efficace lotta alla povertà. Un appello lanciato alla luce di due numeri di drammatica eloquenza: quello dei soggetti a rischio esclusione sociale almeno 1,7 milioni secondo Eupolis – e quello dei soggetti in condizioni di grave deprivazione materiale, ben 640mila. È per affrontare questa sfida che l’Alleanza chiede a Fontana «l’implementazione del Rei».

Così in Italia e nelle regioni. Al 23 marzo, fonte Inps, in tutta Italia sono 110.138 i nuclei percettori del Rei per 316.693 persone coinvolte e un importo medio mensile di 296,75 euro. Per numero di famiglie beneficiate, la Lombardia viene dopo Campania (31.002 nuclei con 101.059 componenti), Sicilia (25.492 nuclei con 75.934 componenti), Calabria (9.350 nuclei con 26.597 componenti) e Lazio (8.110 nuclei con 21.218 componenti). Tirando le somme: al Nord percepiscono il Rei 16.367 famiglie (per 40.857 componenti e un importo medio mensile di 256,72 euro), al Centro 14.048 famiglie (per 36.170 componenti e un importo medio di 272,17 euro), al Sud e Isole 79.723 famiglie (per 239.666 componenti e un importo medio di 309,30 euro).

Il Rei è la nuova misura universale di contrasto alla povertà che combina l’erogazione mensile di un sostegno economico con l’offerta di progetti personalizzati di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa, predisposti sotto la regia dei servizi sociali dei Comuni. L’obiettivo: affrontare le cause della povertà e promuovere l’autonomia di persone e nuclei "fragili". Dal 1° gennaio 2018 il Rei sostituisce il Sia (Sostegno per l’inclusione attiva) e l’Asdi (Assegno di disoccupazione). Nel sesto bimestre 2017 in Lombardia si registravano 7.946 nuclei percettori del Sia per 33.180 persone e un importo medio di 228,39 euro.

«Politiche di investimento sulle infrastrutture sociali, un positivo coordinamento tra i livelli istituzionali e l’interazione tra le diverse politiche di welfare, sanitarie, sociali, del lavoro, dell’istruzione, della casa»: ecco cosa suggerisce l’Alleanza al presidente Fontana per affrontare insieme la sfida complessa della povertà. L’Alleanza chiede un incontro al nuovo governatore per avviare «un proficuo e costruttivo confronto sul percorso di attuazione del Rei». Offrendo tutta l’esperienza e le competenze del mondo delle associazioni e del terzo settore.


Il contributo dell'Alleanza contro la povertà in Lombardia

L’Alleanza lombarda contro la povertà ha visto la luce il 12 febbraio scorso (ne abbiamo parlato qui) ed è la prima nata in Italia a livello regionale, nella scia e in continuità d’intenti con l’«Alleanza contro la povertà in Italia» che aveva visto la luce alla fine del 2013. Sono diciassette i soggetti che hanno dato vita all’Alleanza lombarda: associazioni, movimenti e realtà del terzo settore dalle differenti matrici ideali e culturali (numerose quelle di ispirazione cristiana), assieme a rappresentanze e organizzazioni sindacali, datoriali e degli enti locali.

In dettaglio: Acli Lombardia, Actionaid, Aggiornamenti Sociali, Anci Lombardia, Azione cattolica italiana-Delegazione Lombardia, Delegazione Caritas Regione Lombardia, Cgil Cisl e Uil Lombardia, Cnca Lombardia, Confcooperative-Federsolidarietà Lombardia, Federazione regionale lombarda della Società di San Vincenzo De Paoli, Federazione italiana organismi per le persone senza dimora (FioPsd), Associazione Banco alimentare della Lombardia «Danilo Fossati» onlus, Forum lombardo del Terzo settore, Lega Autonomie Lombardia, Umanità Nuova-Movimento dei Focolari. La direzione regionale di Inps Lombardia è «invitato permanente» al «tavolo» e partecipa stabilmente ai lavori dell’Alleanza regionale. 


Gilardoni (referente dell'Alleanza): "Offriamo alla Regione la nostra esperienza"

"Il Reddito di inclusione unisce due misure: l’aiuto economico e il processo di riattivazione e di inclusione sociale e lavorativa. Rendere efficaci questi percorsi con progetti personalizzati di formazione, orientamento, inserimento lavorativo, e integrare a livello territoriale politiche del lavoro, della formazione, della casa, della salute, del welfare: ecco la vera sfida che ora ci attende – afferma Paola Gilardoni, referente dell’Alleanza lombarda contro la povertà –. Il 22 marzo la Rete della protezione e dell’inclusione sociale istituita presso il Ministero del Lavoro ha approvato il Piano per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà 2018-2020. Il piano ora dovrà passare all’approvazione della Conferenza unificata Stato-Regioni perché le Regioni, a loro volta, predispongano e adottino i piani regionali. Per questo abbiamo chiesto un incontro al presidente Fontana: per poterci confrontare su un tema complesso come la povertà in modo costruttivo e concreto, portando il patrimonio di competenze, esperienza e radicamento nei territori e nella società civile che caratterizza i soggetti raccolti nell’Alleanza contro la povertà".

"La Lombardia ha un sistema di welfare di qualità – riprende Gilardoni – anche grazie alle misure messe in atto dalla Regione in questi anni. Ma vogliamo e dobbiamo crescere ancora: ce lo chiedono i 640mila lombardi in stato di grave deprivazione materiale e il milione e 700mila a rischio di esclusione sociale. I dati nazionali sul Rei confermano inoltre come il numero dei figli e la presenza di disabili in famiglia aumenti i rischi di povertà ed esclusione. Serve un grande investimento sui servizi sociali territoriali, come già prevede il Piano nazionale, e la valorizzazione di terzo settore e associazioni, che in questi anni hanno saputo intercettare tante situazioni di fragilità con interventi di sostegno fortemente sussidiari".


Questo articolo è stato pubblicato su Avvenire dell'11 aprile 2018 e qui riprodotto previo consenso dell'autore

 


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