PARTI SOCIALI / Enti Bilaterali
Il potenziale inespresso della bilateralità sul territorio
Lo sviluppo di esperienze bilaterali su base regionale e locale potrebbe aiutare ad adattare l'offerta di welfare alle esigenze specifiche dei territori. Un grande potenziale che, però, ha bisogno di reti di supporto adeguate
27 giugno 2018

Il 26 giugno sulle pagine di Buone Notizie, inserto settimanale del Corriere della Sera, è stata pubblicata la seconda inchiesta curata da Percorsi di secondo welfare. Il tema è quello della bilateralità intesa come strumento per diffondere il welfare aziendale anche tra le PMI dandogli una dimensione fortemente territoriale. Di seguito vi proponiamo l'pprofondimento curato dalla nostra direttrice Franca Maino, che integra l'articolo del giornalista Davide Illarietti e l'infografica curata dai grafici del Corriere.


Quando si parla di welfare aziendale sempre più spesso si sente menzionare anche il tema della bilateralità, soprattutto in riferimento ai cosiddetti organismi bilaterali. Questi sono enti e fondi di origine contrattuale - nazionale e/o territoriale - composti e gestiti in modo paritetico da rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro (e quindi, appunto, bi-laterali), che hanno la finalità di erogare agli aderenti servizi e prestazioni di varia natura grazie ai contributi versati dalle parti.

Concentrando lo sguardo sul livello territoriale, gli enti bilaterali offrono oggi un ventaglio molto ampio e diversificato di prestazioni a imprese e lavoratori. Servizi e prestazioni in crescita nell’ambito del sostegno alla famiglia e della conciliazione vita-lavoro mentre in campo sanitario – anche in relazione alla presenza di fondi bilaterali a livello nazionale – gli enti bilaterali territoriali tendono perlopiù a contenere i propri interventi, al fine di evitare inutili duplicazioni e sprechi di risorse. D’altra parte, proprio nell’ambito sanitario alcuni settori, in particolare l’artigianato, nell’ultimo decennio hanno mostrato segnali di grande vivacità mettendo a punto fondi di assistenza sanitaria e socio-sanitaria integrativa su base bilaterale e territoriale. È quanto successo in alcune regioni del Nord.
 


NB - Si segnala che l'infografica pubblicata nella versione cartacea di Buone Notizie del 26 giugno conteneva alcuni errori. Quella qui riprodotta è quella corretta.

Mentre in Veneto (con Sani.in.Veneto), a Trento e a Bolzano (con SIA3 e Sani-Fonds Bolzano) i fondi territoriali sono stati concepiti come sostitutivi di quello nazionale (San.Arti), in Lombardia il mondo artigiano ha optato per la costituzione di un fondo aggiuntivo (WILA), capace di arricchire, su base regionale, quanto già offerto dal fondo nazionale di categoria, dando così vita a una integrazione territoriale del fondo nazionale, a sua volta integrativo rispetto al nostro Servizio Sanitario Nazionale.

Lo sviluppo di esperienze bilaterali su base regionale e locale può aiutare ad adattare l’offerta di welfare alle esigenze specifiche dei territori, mettendo a disposizione degli iscritti una rete capillare di fornitori, con conseguenze economiche positive per la collettività. Una prospettiva tanto più promettente in quei settori produttivi caratterizzati da altissima frammentazione e ridottissime dimensioni di impresa. Tuttavia, la conoscenza degli strumenti della bilateralità è ancora limitata. Sarebbe opportuno dare vita a strategie informative più efficaci, così da ampliare il bacino dei soggetti effettivamente raggiunti. Rendere maggiormente consapevoli lavoratori e imprese della gamma di servizi e prestazioni a cui già oggi possono avere accesso sarebbe un passo in avanti per aumentare la copertura del welfare bilaterale.

Il quadro che emerge è insomma quello di un grande potenziale finora inespresso. Soprattutto a livello territoriale la bilateralità potrebbe costituire lo strumento attraverso il quale dare vita a forme di secondo welfare ritagliate sulle esigenze locali di imprese e lavoratori, anche grazie alla sperimentazione di servizi innovativi e alla creazione di reti con altri attori locali per costruire un’offerta integrata di politiche sociali. Reti sostenute anche dalle istituzioni pubbliche così da accrescerne le ricadute in termini di risposta ai bisogni e di ampiezza della platea dei soggetti tutelati.


Questo articolo è stato pubblicato su Buone Notizie del 26 giugno2018 ed è stato realizzato nell'ambito della collaborazione tra Percorsi di secondo welfare e il settimanale del Corriere della Sera.

Al ruolo degli enti bilaterali nel welfare che cambia è dedicato il quinto capitolo del Terzo Rapporto sul secondo welfare, curato da Federico Razetti e Francesca Tomatis. 

 


Le inchieste di Percorsi di secondo welfare per Buone Notizie

Se il welfare (bilaterale) è sconosciuto

Bilateralità, settori e territori. Diversi modelli di solidarietà a confronto

La bilateralità artigiana in Emilia-Romagna

Bilateralità e territorio: il caso dell’Ente Bilaterale dell’Artigianato delle Marche

Welfare integrativo: le esperienze e i risultati del sistema edile di Perugia

Bilateralità e welfare contrattuale: quale ruolo per i territori?

Bilateralità tra welfare e nuovi modelli contrattuali

WILA, il welfare degli artigiani lombardi