GOVERNI LOCALI / Regioni
Donne, lavoro e innovazione sociale: la strategia lombarda per uscire dalla crisi
Alcuni spunti dallo studio curato dall'Associazione IRENE, presentato nel corso del convegno organizzato dalla Consigliera di Parità della Regione
27 ottobre 2014

Nel corso del convegno “Donne e Lavoro. Quale innovazione sociale per uscire dalla crisi?” promosso dalla Consigliera di Parità della Regione Lombardia, è stato presentato lo studio dal titolo Definizione di un modello lombardo a sostegno dell’occupazione femminile per la promozione delle pari opportunità. Indicazioni per una strategia di sistema (scarica la sintesi), realizzato dalla Associazione IRENE.

In Regione Lombardia negli ultimi anni - attraverso la mobilitazione di risorse europee, nazionali e regionali – sono state avviate una serie di iniziative, anche di natura sperimentale, che hanno interessato l’ambito di azione delle politiche per la promozione della parità tra uomini e donne e che sono state principalmente dirette a favorire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

In particolare, in linea con le indicazioni europee e nazionali, la Regione ha individuato nella conciliazione vita-lavoro un tema centrale della riforma del Welfare e del mercato del lavoro e un obiettivo integrante della strategia di crescita competitiva e di rafforzamento della coesione sociale. Tenuto conto che le sperimentazioni realizzate da Regione Lombardia sono state attuate, pur nella cornice della governance unitaria del Piano di Sviluppo Regionale, da diverse Direzioni Generali (DG), attraverso lo studio crato dall'Associazione IRENE si sono volute identificare e valorizzare le sinergie effettive e potenziali degli interventi attuativi nei diversi settori, nella prospettiva della definizione di una strategia unitaria di programmazione e attuazione delle politiche di promozione della parità tra uomini e donne.


Una metologia che guarda alla dimensione europea

Si è dunque proceduto, in prima analisi, all’attività di ricognizione dei bandi pubblicati dalle Direzioni, nell’arco temporale 2008-2012, attraverso una ricerca che ha fatto uso di strumenti di tipo informatico, di interviste telefoniche e contatti diretti con le DG interessate, provvedendo, di seguito, a classificare i bandi secondo il quadro logico del Project Cycle Management. Per la mappatura degli interventi è stata presa a riferimento la metodologia di analisi utilizzata per la strutturazione del Gender Equality Index (GEI), un processo di studio in merito alla definizione di un metodo di analisi e valutazione delle politiche pubbliche in ottica di genere, elaborato dall’Istituto Europeo per la Parità di Genere e presentato nel giugno 2013.

GEI è l’innovativo strumento, voluto dalla Commissione europea nella Road Map per la parità tra uomini e donne 2006–2010, specificamente diretto a misurare i progressi conseguiti per la promozione del principio di uguaglianza e la lotta alla discriminazione. La scelta metodologica fatta, vale a dire di assumere gli indicatori del GEI come riferimento per l’analisi, trova giustificazione anche nella necessità di dare una dimensione europea alle politiche regionali, in vista del rafforzamento del quadro di coerenza con il quadro normativo e gli obiettivi di policy elaborati dall’Unione europea per la promozione della parità tra uomini e donne, come pure alla luce dell’accresciuto ruolo attivo nei processi decisionali che il Trattato di Lisbona attribuisce alle Regioni.

In questo contesto sono elementi di interesse la natura multidimensionale delle misure di promozione dell’uguaglianza e lotta alla discriminazione; il superamento dell’approccio classico di misurazione del gender gap per integrare nella misurazione delle performance delle politiche di pari opportunità non solo indicatori quantitativi ma anche qualitativi (spesso legati a elementi di contesto e non solo individuali); la sensibilizzazione degli attori responsabili della programmazione, attuazione e monitoraggio delle politiche regionali sulla necessità di identificare e introdurre nuovi e migliori indicatori per la misurazione delle performance regionali in ottica di genere.


Le dimensioni individuate in base al Gender Equality Index 

Il GEI dà un peso ai progressi per l’uguaglianza di genere in Europa e nei singoli Stati membri attraverso un set di indicatori raggruppati in base a otto ambiti di intervento, sei principali (lavoro, risorse economiche, conoscenza, tempo, potere decisionale e salute) e due satellite (violenza e discriminazione multipla). La mappatura degli interventi promossi in Lombardia è stata, dunque, realizzata costruendo una matrice di coerenza tra le misure attivate e parte degli otto ambiti di intervento individuati dal GEI. L’ambito discriminazioni multiple è stato inteso in questo rapporto in modo più ampio e ricondotto alla promozione della cultura di genere al fine di ricomprendere gli interventi attuati in Regione Lombardia diretti a trasformare il contesto di riferimento. Per ciascuno degli ambiti chiave considerati sono state individuate aree specifiche di intervento:

Lavoro: partecipazione, segregazione, qualità e lavoro
Risorse economiche: risorse finanziarie e condizione economica
Conoscenza: livello di istruzione, segregazione, lifelong-learning
Tempo: attività economiche, attività di cura, attività sociali
Potere decisionale: partecipazione politica, sociale ed economica
Salute: condizioni di salute, comportamenti, accesso ai servizi sanitari
Promozione della cultura di genere.

La matrice ottenuta incrociando i bandi emessi dalle DG con gli indicatori GEI offre un primo confronto tra gli interventi regionali e il quadro strategico europeo per la promozione della parità tra uomini e donne, mentre un secondo livello di analisi è stato finalizzato a ricostruire il quadro di coerenza interna delle misure attuate rispetto agli obiettivi tematici dichiarati nei bandi e alle tipologie di azione previste. Il terzo livello è stato di tipo qualitativo con interviste e focus group con i beneficiari degli interventi, in particolare micro, piccole e medie imprese (MPMI). E’ sembrata infatti di particolare interesse la prospettiva adottata da Regione Lombardia di promuovere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro anche attraverso incentivi che hanno facilitato l’attuazione di piani di welfare aziendale.


I principali risultati raggiunti da Regione Lombardia

E' in questo senso evidente che la necessità di definire nuovi modelli di welfare è legata ai cambiamenti economici, sociali e demografici che sottendono le tendenze di sviluppo di questi ultimi anni: l’attenzione rivolta al welfare aziendale si fonda sulla spinta a trovare soluzioni alla diminuzione dei finanziamenti pubblici per i bisogni di sicurezza sociale individuando modelli di organizzazione nelle imprese che consentano di coniugare in un nuovo equilibrio il necessario profitto d’impresa con il benessere dei dipendenti. La lettura della matrice di coerenza degli interventi regionali rispetto agli ambiti di policy delle politiche dell’Unione europea per la promozione della parità tra donne e uomini, evidenzia i risultati seguenti:

1) nell’ambito di intervento lavoro, Regione Lombardia è intervenuta a sostegno della partecipazione femminile al mercato del lavoro attraverso le misure di politica attiva del lavoro con il sistema dotale del Piano Operativo Regionale per il Fondo Sociale Europeo (POR FSE) oltre che valorizzando, nell’ambito di altre politiche, gli interventi a sostegno dell’occupazione femminile. Le iniziative avviate attraverso il programma Intesa Conciliazione, così come le misure volte a sostenere la responsabilità sociale di impresa, hanno avviato un processo di focalizzazione degli interventi regionali rispetto al tema della qualità del lavoro femminile. Più debole appare, invece, per il momento l’attenzione delle politiche regionali rispetto alla segregazione orizzontale e verticale. In particolare nell’ambito della segregazione verticale, si deve osservare che alcune iniziative lanciate a livello europeo e a livello nazionale (la Legge 120/2011 per l’introduzione di quote rosa nei Consigli di amministrazione delle società quotate), forniscono l’occasione istituzionale per introdurre, nella futura programmazione 2014-2020, innovativi e concreti criteri intesi a favorire la rappresentanza femminile nei luoghi decisionali della vita economica e l’accesso delle donne alle posizioni dirigenziali;

2) nell’ambito delle risorse economiche appare urgente incrementare l’attenzione verso l’accesso al credito da parte delle donne. Da questo punto di vista, ad esempio, è debole l’attenzione di genere nell’ambito della programmazione e attuazione di quegli strumenti di ingegneria finanziari che sono già stati avviati dal POR FESR. La rilevanza di tale tema emerge in particolare in considerazione del fatto che proprio le difficoltà di accesso al credito rischiano di limitare gli effetti delle iniziative a sostegno dell’imprenditoria femminile. Anche in questo caso l’avvio della nuova programmazione 2014-2020 potrebbe rappresentare l’occasione per avviare le prime sperimentazioni in tale ambito;

3) nell’ambito della conoscenza, non sembra di potere rilevare una costante attenzione al tema della segregazione femminile nei percorsi di istruzione e formazione. Si segnala, quindi, che potrebbe essere opportuno riferirsi al POR FESR con maggiore continuità, per esempio per quanto riguarda gli interventi a supporto della ricerca e dell’innovazione, tenendo conto dell’ottica di genere anche della recentissima Smart Specialisation Strategy - 3S;

4) nell’ambito del tema tempo risulta evidente l’impegno convinto verso iniziative volte a fare progredire la conciliazione vita-lavoro e la condivisione delle responsabilità familiari tra uomini e donne;

5) nell’ambito del potere decisionale si rileva l’impegno in merito alle tematiche della rappresentanza paritaria, sotto l’egida, tra l’altro, delle novità introdotte nel nuovo statuto di Regione Lombardia. Di conseguenza si può, quindi, affermare l’aspettativa di un ancor più forte impegno a sostegno di iniziative a favore della rappresentanza paritaria nei luoghi decisionali della vita economica, sociale e politica;

6) nell’ambito della cultura di genere sono stati promossi interventi che, seppur con limitata disponibilità finanziaria, rappresentano un elemento di interesse per la diffusione a livello territoriale della cultura di genere.


Politiche e interventi integrati per andare oltre l'approccio tradizionale basato sull'empowerment

L’analisi di coerenza relativa agli obiettivi e alle azioni mette in evidenza la capacità di Regione Lombardia di metter in campo un mix integrato di politiche e interventi che supera l’approccio tradizionale focalizzato esclusivamente sull’empowerment delle donne (allo scopo di rafforzarne la capacità di competere nel mercato del lavoro) e documenta lo sforzo di integrare la strategia di rafforzamento dell’occupazione femminile attraverso obiettivi e interventi diretti alle imprese quali, ad esempio, formazione, counselling, orientamento, incentivi finanziari.

Poiché la partecipazione paritaria degli uomini e delle donne alla vita economica e sociale è ancora un obiettivo da raggiungere, si può sostenere che, proprio per il perdurare delle condizioni di diffusa crisi economico-finanziaria, un forte impegno diretto al superamento delle discriminazioni e alla parità tra uomini e donne potrebbe essere un fattore favorevole ai fini del successo della programmazione, attuazione e valutazione delle politiche di Regione Lombardia. L’impegno per l’adozione di misure straordinarie per affrontare le sfide poste dalla crisi (disoccupazione, povertà ed esclusione sociale, mortalità delle imprese) deve essere declinato nell’ambito di un rinnovato impegno nella programmazione 2014-2020 all’affermazione della parità di genere quale componente attuale e importante della strategia di sviluppo della coesione economica e sociale del territorio lombardo.


Oltre i confini regionali, una strategia dal respiro europeo

La promozione della parità tra uomini e donne è, in effetti, parte integrante del “Pacchetto investimenti sociali” lanciato nel febbraio del 2013 dalla Commissione europea e diretto a fornire un quadro di orientamento delle politiche e degli investimenti degli Stati membri, in particolare attraverso l’utilizzazione dei fondi strutturali, incluso il fondo europeo di sviluppo regionale. In un contesto di forte riduzione delle risorse disponibili e di naturale conclusione delle risorse nazionali che hanno avviato le sperimentazioni in materia di conciliazione è auspicabile che sia ottimizzata l’efficacia, l’efficienza e le modalità di finanziamento delle politiche di parità tra donne e uomini ed è, quindi, necessario integrare il principio di concentrazione delle risorse, degli sforzi e della spesa nella programmazione delle politiche regionali dirette a favorire la parità tra uomini e donne.

Concentrare le risorse finanziarie è un presupposto per meglio contribuire al raggiungimento degli equality target e, tale scopo, appare necessario assicurare che, nella declinazione dei risultati attesi dei prossimi Programmi Operativi 2014-2020 del FSE e del FESR, sia assicurata la dimensione di genere e che sia sostenuta non attraverso clausole di generale e generica osservanza del principio di promozione della parità, ma attraverso una effettiva integrazione della dimensione di genere nella definizione dei risultati attesi.

Passare dalla fase di sperimentazione all’integrazione delle buone prassi nella programmazione regionale comporterebbe la definizione di una struttura di governance unitaria che potrebbe facilitare l’adozione di un piano strategico pluriennale in grado di definire, per le diverse aree di policy regionale, gli orientamenti strategici, i risultati e gli indirizzi operativi su cui concentrare le risorse finanziarie nella disponibilità delle Direzioni Regionali. Si deve prevedere che l’attivazione di misure integrate per la promozione della partecipazione femminile al mercato del lavoro possa comportare la definizione di un set di indicatori statistici per documentare le dimensioni quantitative e qualitative, individuali e strutturali, del gender gap e del gender inequality, al fine di supportare la programmazione e la valutazione dei risultati.


Gli spunti di riflessione offerti dal rapporto

In sintesi, quale modello per le politiche a sostegno dell’occupazione femminile in Regione Lombardia? Dal rapporto emergono questi spunti:

Una governance regionale unitaria che riconosca e valorizzi le competenze e le responsabilità dei diversi attori pubblici e privati del territorio in una logica di condivisione e complementarietà;    
in grado di coordinare e supportare la progettazione di piani di azione a livello territoriale sulla base del riconoscimento che il territorio è stato il laboratorio in cui si sono realizzate forme di sperimentazione di nuovi modelli organizzativi, integrazione delle politiche, costruzione di nuove prassi di dialogo con il sistema imprenditoriale e di valorizzazione delle iniziative della società civile;
attraverso l’attivazione di reti partenariali multidisciplinari e il confronto con le altre regioni dell’Unione europea.

Appare inoltre di evidenza crescente che la cooperazione e il partenariato europeo rappresentano un’opportunità chiave per la sperimentazione e la validazione di nuovi approcci e nuove modalità di attuazione delle politiche, per sostenere la collaborazione tra attori chiave e stakeholder, facilitare la condivisione di buone prassi e il trasferimento degli insegnamenti maturati e, in conclusione, per rafforzare la dimensione europea delle politiche regionali di promozione della parità tra uomini e donne.

 

Riferimenti: 

Il programma del convegno Donne e Lavoro. Quale innovazione sociale per uscire dalla crisi?

Sintesi del rapporto Definizione di un modello lombardo a sostegno dell’occupazione femminile per la promozione delle pari opportunità

Rapporto biennale 2012/2013 sull’occupazione femminile e maschile in Lombardia nelle imprese con più di 100 dipendenti 

Il sito dell'Associazione IRENE


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