TERZO SETTORE /
Quale innovazione sociale per il Mezzogiorno?
Quaderni di Economia Sociale dedica il primo numero dell'anno all’articolato tema della social innovation: la nostra recensione
13 febbraio 2014

Le trasformazioni economiche e sociali in atto nel nostro Paese rendono sempre più impellente la necessità di ridisegnare il tradizionale modello di welfare, ormai incapace di rispondere alle diverse pressioni cui è sottoposto, individuando nuove strade da percorre in campo sociale. In quest’ottica la social innovation appare oggi particolarmente importante per superare la situazione presente, ma rappresenta anche una sfida complessa per i diversi stakeholder potenzialmente coinvolti. Quaderni di Economia Sociale, rivista promossa dalla Fondazione CON IL SUD e dal Centro Studi SRM in collaborazione con Banca Prossima, dedica il primo numero del 2014 proprio all’articolato tema dell’innovazione sociale, ponendo particolare attenzione allo sviluppo di questo paradigma nelle aree meridionali.

Come ha scritto Salvio Capasso (Responsabile Area Studi Imprese e Non Profit presso SRM) nell’editoriale della rivista: “Gli ultimi rapporti sull'evoluzione della realtà italiana rilasciano un’interpretazione “infelice” della nostra società, a causa delle sempre più accentuate disuguaglianze sociali. Negli anni della crisi i soggetti economici e sociali si sono impegnati in un processo di sopravvivenza che ha affievolito il fermento innovativo della nostra società, ed ha aumentato i fattori di resistenza della condivisione delle esistenze e degli obiettivi comuni, alimentando una scarsa immedesimazione e fiducia nell'interesse collettivo e nelle istituzioni. Il punto dal quale far ripartire il motore dello sviluppo è proprio il livello di “connettività” fra i soggetti coinvolti in questi processi”. E’ in questo contesto difficile, continua Capasso, che l’innovazione sociale può giocare un ruolo molto significativo quale “veicolo di sviluppo sociale, in quanto rappresenta un cambiamento, in positivo, a servizio delle persone per generare benessere diffuso”. L’innovazione sociale può quindi garantire un contributo interessante nell’ambito del welfare relazione, in quanto capace di costruire e rafforzare legami sociali che oggi appaiono privi di energia per le ragioni sopra indicate.

Nella prima parte della rivista Marco Musella, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Federico II di Napoli, Cristina Montesi, dell’Università di Perugia, Dario Carrera, Presidente di Italian Social Innovation Network, e Marco Traversi, Direttore Project Ahead, affrontano il tema della social innovation nelle sue molteplici sfaccettature: dal legame con l’imprenditoria sociale al ruolo nel cosiddetto welfare relazione, dall’impatto sulla società italiana alle prospettive di sviluppo future del paradigma. Tra gli articoli “di contesto” anche il contributo di Franca Maino, direttrice di Secondo Welfare, che offre un’interessante riflessione sul ruolo che l’innovazione sociale è andata assumendo nel contesto europeo, sottolineando le possibilità che essa può offrire per rinnovare i tradizionali modelli di welfare state.

Nella sezione a Ruolo, funzioni e strumenti di finanza, delle politiche di investimento e di inserimento sociale, sono raccontate alcune esperienze italiane che hanno fatto, o potrebbero fare, dell’innovazione sociale lo strumento privilegiato per affrontare alcuni problemi particolarmente rilevanti. Agnese Casolaro, ricercatrice SRM, racconta del 
nuovo accordo tra Banca Prossima con il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), Energy Service Companies (ESCo) e terzo settore per supportare quest’ultimo nel raggiungimento dell’efficienza e del risparmio energetico, abbassando i propri costi e migliorando il merito di credito. Bernardino Casadei di Assifero cura un approfondimento dedicato alle fondazioni di comunità, catalizzatori di relazioni che attraverso le proprie risorse potrebbero dar vita a imprese sociali potenzialmente in grado di contrastare il fenomeno della disoccupazione giovanile. Giancamillo Trani, Direttore della Caritas Diocesana di Napoli, delinea invece le caratteristiche dell’immigrazione ai tempi della crisi con un’analisi della distribuzione territoriale dei migranti, le loro provenienze, l’inserimento nel mondo del lavoro, la formazione scolastica e il ricorso alle cure mediche. Un altro approfondimento, curato da Marco Ratti di Banca Prossima, riguarda invece la rilevanza delle misure di impatto sociale che un’attività sociale esercita su una comunità: nell’articolo sono presi in considerazione i diversi approcci di valutazione utilizzabili e vengono quindi tracciati i fattori necessari per sviluppare una migliore propensione ai processi di misurazione, trasparenza e diffusione delle misure d’impatto.

Nella sezione Voce del territorio si raccontano quindi progetti e attività che dimostrano come il cambiamento non solo sia possibile, ma anche necessario ed indispensabile per il Mezzogiorno e per il Paese. Fabrizio Minnella della Fondazione CON IL SUD racconta ad esempio di “Aiutamundi” l’esperimento di micro-credito senza denaro avviato nella Locride, un’esperienza di welfare di comunità innovativo capace di creare sviluppo del territorio. Rosa De Simone, Ufficio Stampa di L’Altra Napoli, racconta invece la storia di questa associazione che ha avviato con successo numerosi progetti ed iniziative sociali puntando su un modello capace di lavorare in rete, offrire alle eccellenze professionali l’opportunità di mettere le proprie competenze al servizio del bene sociale e consolidare il network formato dalle cooperative sociali presenti sul territorio. Da ultima Paola Maddalena, ricercatrice dell’Area Politiche Pubbliche di IRES Piemonte, in “Alcune buone pratiche nel torinese” individua e riflette su risposte “nuove” ai bisogni emergenti riguardanti diversi aspetti delle famiglie piemontesi: dall’abitare all’educazione, della cura dell’infanzia al lavoro.

 

Riferimenti

Quaderni di Economia Sociale 

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