TERZO SETTORE / Impresa sociale
La propensione all’investimento delle imprese sociali
Analizziamo la IV edizione dell’Osservatorio UBI Banca “Finanza e Terzo settore”, realizzata da UBI Comunità col supporto scientifico di AICCON
13 settembre 2015

La IV edizione dell’Osservatorio UBI Banca “Finanza e Terzo settore”, realizzata da UBI Comunità con il supporto scientifico di AICCON, si è concentrata su un tema particolarmente dibattuto nel mondo della cooperazione sociale: quello relativo alla finanza e agli strumenti finanziari dedicati alle realtà del terzo settore. Il rapporto in questo senso si è focalizzato proprio sulle relazioni esistenti tra cooperazione sociale, imprenditorialità sociale ed istituti di credito rispetto al tema “investimenti”, ponendo particolare attenzione al versante della domanda di strumenti finanziari. Proponiamo di seguito alcuni dati significativi – relativi alla cooperazione sociale in generale e, più nello specifico, alle imprese sociali con forma giuridica Srl. 

Calano le richieste di finanziamento

Il 44,8% delle cooperative sociali oggetto della ricerca negli ultimi 3 anni ha avanzato richieste di finanziamento per attività o investimenti ad istituti di credito. Più della metà (52,7%) ha ottenuto l’intero ammontare del finanziamento richiesto. Si evidenzia come la percentuale di credito ottenuto cresce all’aumentare delle dimensioni (90,2%, cooperative sociali con più di 50 soci) e all’aumentare degli anni di attività (84,9%, intervistati con più di 20 anni attività).

Tra le diverse modalità di impiego dei finanziamenti ottenuti è stato rilevato che gli importi erogati alle cooperative sociali negli ultimi 3 anni sono stati principalmente utilizzati per effettuare degli investimenti (circa il 60%), di cui la maggior parte (quasi il 46%) presentano un orizzonte temporale di medio-lungo termine (oltre 18 mesi; soprattutto realtà di grandi dimensioni – più di 50 soci – e operanti nel settore “ambientale”) e il 15% di breve termine.

Nel corso del 2014, tuttavia, è stata evidenziata una significativa diminuzione delle richieste di finanziamento per investimenti (-7,9%). Un dato in controtendenza rispetto all’aumento rilevato l’anno precedente (+8,3%, percentuale media pari a circa il 32%). La percentuale media delle coop che richiedono finanziamenti torna così ad allinearsi al valore dell’anno 2012, pari al 24% del totale. Ad usufruire in maggior misura dei finanziamenti sono soprattutto le realtà operanti nell’ambito dei “Servizi Ambientali”, che nel corso del 2015 prevedono di aumentare entrate da vendita di beni e servizi su un mercato giudicato in crescita.

Meno investimenti, ma più risorse derivanti dalle banche

Coerentemente al calo di richieste di finanziamento per investimenti, anche l’analisi delle prospettive future condotta sulla cooperazione sociale evidenzia una previsione in termini di investimenti negativa: 6 cooperative su 10 dichiarano, infatti, di non prevedere investimenti per il 2015. La principale motivazione alla base di tale scelta risiede nel perdurare della crisi economica e nella scarsa convinzione da parte delle cooperative circa il superamento di tale situazione attraverso nuovi investimenti.

Tuttavia, tra coloro i quali prevedono di investire nel 2015, diminuisce la percentuale di chi prevede di far ricorso all’autofinanziamento quale primario strumento per coprire il proprio fabbisogno finanziario (-7%). In maniera quasi compensativa, cresce (+8,5% rispetto al 2013) la percentuale di coloro che prevedono di far fronte agli investimenti tramite il ricorso al sistema bancario (soprattutto (50,7%) le cooperative sociali di tipo B).

Un dato che secondo la ricerca dimostra la maggiore capacità degli istituti di credito di costruire un’offerta adeguata alla cooperazione sociale e, nel contempo, la minore capacità da parte delle cooperative sociali di rispondere internamente, attraverso il proprio patrimonio, alle esigenze di sviluppo e di investimento.

Il focus tematico sulle Srl

La ricerca dedica anche un focus tematico alle imprese sociali con forma giuridica Srl. Questo campione, costituito da soggetti più “giovani” e, di conseguenza, meno solidi in termini strutturali rispetto alle cooperative sociali già descritte, hanno fatto registrare basse percentuali relative alle richieste di finanziamento sia per attività che per investimenti (rispettivamente -13,6% e -6,8% nel confronto con le cooperative sociali).

Solamente 2 imprese sociali su 5 hanno in previsione investimenti per il 2015. Tale dato, se letto all’interno della situazione di crisi perdurante, può indicare un atteggiamento complessivamente prudenziale sul tema investimenti. Tra coloro i quali prevedono di effettuare investimenti, invece, la principale modalità di copertura del proprio fabbisogno finanziario deriva da autofinanziamento (quasi il 74%), percentuale doppia rispetto allo stesso dato rilevato sulle cooperative sociali.

Più della metà delle imprese sociali osservate indica quale principale voce di impiego dei finanziamenti ottenuti negli ultimi 3 anni le spese correnti, ovvero le spese di funzionamento e gestione. Tale quota supera di quasi 20 punti percentuali quella fatta registrare dalle cooperative sociali, che impiegano principalmente i finanziamenti ottenuti per investimenti di medio-lungo termine. Solo un’impresa sociale su 7, invece, ha impiegato i finanziamenti ottenuti per realizzare investimenti con orizzonte temporale superiore a 18 mesi.

Alcune conclusioni generali

I dati raccolti dalla IV edizione dell’Osservatorio rispetto al tema “investimenti” mostrano una domanda sostanzialmente “debole” rispetto ad un’offerta di finanza sempre più strutturata e diversificata. Risulta evidente come da parte degli istituti di credito vi sia una risposta positiva nei confronti dei soggetti che hanno deciso di investire, i quali ricorrono sempre meno all’autofinanziamento - a causa di un’evidente erosione nel tempo del proprio patrimonio - e sempre di più a fonti esterne.

La debolezza dal lato della domanda è ancora più evidente se ci si focalizza sul campione di imprese sociali con forma giuridica di Srl, che molto spesso si trovano ancora in una fase di start-up e, quindi, sono deboli da un punto di vista di rating bancario.

Come colmare il gap tra domanda e offerta di strumenti finanziari? Una prima risposta potrebbe venire da forme innovative di imprenditorialità sociale, come quelle dei cd. “ibridi organizzativi”: soggetti a matrice cooperativa che perseguono una mission sociale attraverso modalità di ricombinazione innovativa degli elementi chiave in termini imprenditoriali (modello di business, governance, struttura organizzativa, stile di leadership e risorse economico-finanziarie). Queste Imprese Sociali infatti, sfruttano la possibilità di accedere a diversi canali di finanziamento volti in particolar modo a sostenere investimenti in capitale umano, networking e ICT: i dati più recenti (Venturi e Zandonai, 2013) indicano che 74 soggetti “ibridi” hanno investito circa 38 milioni di euro.

Un maggior orientamento imprenditoriale, dunque, risulta essere la pre-condizione per l’implementazione di una strategia volta alla riduzione del gap esistente tra la domanda e l’offerta di strumenti finanziari rivolti all’imprenditorialità sociale.


Riferimenti

Osservatorio UBI BANCA su “Finanza e Terzo Settore” - IV EDIZIONE

Venturi, P., Zandonai, F. (2013), Ibridi organizzativi. L’innovazione sociale generata dal Gruppo cooperativo Cgm, Bologna, Il Mulino
 

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