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Curarsi di chi aiuta a curare: il welfare aziendale di ACRAF Angelini
Vi raccontiamo come e perché una delle più importanti imprese del comparto farmaceutico italiano ha scelto di investire sul secondo welfare
05 luglio 2016

ACRAF, acronimo di Aziende Chimiche Riunite Angelini Francesco, è il cuore della produzione chimica e farmaceutica del Gruppo Angelini, nota industria farmaceutica italiana. Dal 1940, ACRAF realizza, commercializza e distribuisce farmaci di ogni genere: dai medicinali a prescrizione medica ai branded e generici, dai prodotti per automedicazione e disinfezione fino ai prodotti salutistici e fitoterapici e per la cura e l'igiene personale. Andando oltre l’aspetto produttivo, una delle peculiarità di ACRAF è l’attenzione e la cura che accompagna la gestione delle relazioni industriali e dei rapporti interni. L’impresa è nota per il fatto di utilizzare lo strumento della contrattazione di secondo livello sin dagli anni ’80 e per aver introdotto diverse misure di welfare aziendale già dai primi anni del 2000. In altre parole, i vertici dell’impresa hanno cercato da sempre soluzioni innovative e moderne per gestire i rapporti di lavoro. Con l’aiuto del responsabile delle relazioni industriali della sede di Ancona presentiamo il welfare aziendale di ACRAF, cercando di porre l’accento sui valori di fondo che hanno mosso e continuano a muovere l’impresa.


Quali sono le prestazioni di welfare realizzate dalla vostra impresa? Sono presenti solo delle misure previste dal Contratto Collettivo di Categoria oppure l’azienda ha implementato delle iniziative a livello aziendale?

Abbiamo cercato di integrare quelle iniziative introdotte dal contratto collettivo per i lavoratori delle aziende chimiche e farmaceutiche. Quindi abbiamo aderito al fondo FONCHIM, per la previdenza complementare, e al fondo FASCHIM, per l’assicurazione sanitaria. Quello che ci caratterizza però è il fatto che ACRAF ha scelto di dare dei contributi aggiuntivi per entrambi i fondi: per la previdenza complementare, viene versato un contributo di 200 euro annui per ogni dipendente; mentre per l’assicurazione sanitaria si è deciso di farsi carico pienamente dei costi per l’iscrizione del nucleo familiare.

Inoltre, abbiamo creato altre misure per facilitare il lavoro e la gestione dei tempi dei dipendenti, come: l’assicurazione “business pass”, che fornisce supporto e copertura per i sinistri che si verificano in occasione di spostamenti per motivi di lavoro dal comune di residenza dell’assicurato. L’assicurazione “patente protetta”, invece, è finalizzata alla copertura di contravvenzioni con conseguenti provvedimenti di sospensione del documento di guida, recupero punti a seguito di contravvenzione e contravvenzione connessa ad incidente stradale con conseguente procedimento penale per reati colposi.

Abbiamo anche implementato delle misure a sostegno della famiglia. Per esempio abbiamo una convenzione con un asilo nido comunale di Ancona che ci consente di riservare 20 posti per i dipendenti dell’industria Angelini. Abbiamo realizzato poi un fondo di solidarietà, costituito per dare un aiuto economico alle famiglie dei dipendenti in caso di lutto o di grave disagio economico. Alle mamme, inoltre, diamo la possibilità di usufruire di un mese in più, ovviamente retribuito, nel periodo di assenza per la maternità. E infine abbiamo da poco inaugurato la borsa di studio “Angelini”, che consiste nell’assegnazione di borse di studio per figli di dipendenti che sono studenti presso le università o scuole medie superiori. L’importo della borsa di studio è di 1.500 euro per gli universitari e 750 euro per gli studenti delle scuole medie superiori.


Come viene interpretato il welfare aziendale da ACRAF Angelini? Quale è il ruolo dell’impresa verso i suoi dipendenti e, più in generale, verso la società?

Il welfare aziendale, secondo il concetto che abbiamo noi in Angelini, è tutto ciò che riesce ad agevolare la vita dei nostri dipendenti, specialmente in materia di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Abbiamo cercato formule in grado di prestare aiuto ai dipendenti, con l’obiettivo di “restituire” qualcosa. Si sono scelti dei servizi di welfare piuttosto che dei premi economici perché si è fatta una scelta culturale: abbiamo cercato una soluzione che ci permettesse di essere realmente presenti nella vita di chi lavora per noi. Da diverso tempo ci stavamo domandando cosa fare di differente rispetto ai normali Premi di Partecipazione economici. Quindi abbiamo approfittato del Contratto Collettivo, il quale ci dava la possibilità di investire sul versate della previdenza e della sanità. È partito tutto da li. Poi siamo andati sulle borse di studio e, infine, abbiamo trovato delle formule assicurative per dare maggiore tranquillità ai nostri dipendenti. Tutte formule che ci hanno consentito di creare molta fidelizzazione tra i nostri dipendenti. Ma l’aspetto della fidelizzazione è solo una parte. Tutto quello che è stato creato in Angelini è un’espressione della cultura dell’azienda, che ci ha spinto e ci spinge a rafforzare sempre di più il legame di fiducia con i lavoratori.


Attraverso il welfare aziendale, l’impresa vuole anche rimarcare il suo ruolo sociale?

Sì, sicuramente. Queste iniziative aziendali sono vissute come un’integrazione del welfare statale. Lo Stato spinge molto verso una partecipazione delle imprese su alcuni temi sociali, come il welfare appunto. Basti vedere la direzione che hanno intrapreso i Contratti Collettivi: ormai tutti i Ccnl prevedono dei fondi previdenziali o assicurativosanitari proprio perché cercano di integrare i servizi pubblici. Per questa ragione il ruolo dell’impresa sta divenendo sempre più importante. Con queste formule si sta cercando di intervenire su aree delicate come la sanità, che tradizionalmente sono gestite dal settore pubblico, ma oggi le cose stanno cambiando. Bisogna anche dire, però, che è importante che non sia lasciato tutto sulle spalle delle imprese. Perché in Italia c’è molta differenza tra Nord e Sud, e inoltre ci sono migliaia di piccole imprese che avrebbero difficoltà in questo.


Quali sono stati gli ostacoli e i facilitatori che hanno accompagnato la formalizzazioni di queste misure?

Poiché l’investimento nel welfare è stato fatto nel 2011, anno di crisi profonda, l’operazione non ha incontrato il favore dei dipendenti, i quali avrebbero preferito incrementi economici sulla parte variabile della retribuzione, ovvero il Premio di Partecipazione. Poi, grazie ad un massiccio processo di comunicazione fatto di comune accordo con il sindacato, e grazie anche agli interventi diretti di esperti dei rispettivi Fondi negoziali, siamo riusciti a far comprendere la portata e la convenienza dell’iniziativa. I risultati sono stati subito evidenti, il tasso di iscrizione a FONCHIM e FASCHIM è passato dal 30 al 90% degli aventi diritto. Il fattore che più ha contribuito alla riuscita dell’iniziativa è stato il solido sistema di relazioni sindacali esistente in azienda che, attraverso la condivisione di scelte e obiettivi, ha consentito di far accettare ai dipendenti un cambio culturale di non facile gestione: servizi al posto di quantità economiche.


Quali sono le idee e le prospettive per il futuro? C’è ancora l’intenzione di investire sul welfare aziendale e sui servizi per i dipendenti?

Ancora non ci siamo messi in moto per cercare nuove iniziative. Abbiamo scelto di investire in un periodo di crisi perché abbiamo visto nelle misure di welfare uno strumento di sicurezza per il dipendente; e in questo senso credo che per il 2016 nasceranno delle nuove proposte. La nostra intenzione è di continuare a investire sul welfare perché sappiamo che oggi i servizi possono essere più importanti di semplici premi economici. Inoltre abbiamo anche percepito che questi servizi sono ben accolti dai nostri dipendenti: in un periodo come questo si preferisce godere di una sicurezza maggiore, essere sicuri che si avrà un sostegno nel momento del bisogno, piuttosto che avere un premio aziendale di 500 euro a fine anno.


Riferimenti

Sito internet di Angelini

 


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