PRIVATI / Aziende
Il vantaggio competitivo del secondo welfare
28 aprile 2013

Vita Magazine lo chiama “il vantaggio competitivo del secondo welfare”. Noi lo abbiamo sempre sostenuto: il welfare aziendale conviene, e non solo ai dipendenti.

Finalmente una ricerca – condotta da McKinsey per Valore D, l’associazione di grandi imprese creata nel 2009 in Italia per sostenere la leadership femminile – mostra i “numeri” del welfare aziendale, che si rivela tutt’altro che un “dono” ma anzi una leva per la competitività aziendale. Si tratta infatti di un investimento che porta - per 150 euro impiegate - un guadagno di 300 euro grazie a risparmio effettivo e aumento di produttività.

Secondo lo studio - presentato lo scorso 23 aprile in occasione del secondo Forum annuale di Valore D - le iniziative di welfare sono apprezzate dai lavoratori, che lo percepiscono come un “extra valore” superiore fino al 70% rispetto al reale costo sostenuto dall’azienda. Se un 25% è effettivamente “guadagnato” grazie all’intervento dell’azienda nel finanziamento del servizio e nella stipula della convenzione, è sorprendente notare come ben il 45% sia invece un “extra valore socio-affettivo”. Così, l’employee engagment index dei lavoratori aumenta del 30% quando il welfare viene introdotto, e del 15% quando un servizio già esistente viene migliorato.

Perché Valore D, un’organizzazione che ormai da anni coinvolge le grandi aziende per sensibilizzare verso l’importanza della leadership al femminile, si occupa di welfare aziendale? Certo, la ricerca mostra come siano sia gli uomini che le donne a richiedere i benefit. E’ però altrettanto vero che gli oneri di cura – dei figli ma anche dei genitori anziani – in Italia ricadono ancora sulle donne: tante le italiane che non lavorano, e ancora troppe quelle il cui percorso professionale è duramente segnato dal “peso” della famiglia. Già lo scorso anno Valore D, insieme ad Andrea Ichino e Alberto Alesina, aveva mostrato all’interno della ricerca Un dito tra moglie e marito: quanto incide la famiglia nelle scelte professionali? quanto i compiti di cura della casa e della famiglia siano ancora nel nostro paese fortemente squilibrati a svantaggio delle donne, e quanto questo a sua volta influenzi le loro scelte di carriera.

E’ importante però rilevare che anche la società sta lentamente cambiando: McKinsey mostra che sono tanti gli uomini che vorrebbero congedi parentali retribuiti, e che i bisogni variano sempre di più a seconda del “posizionamento” lungo il ciclo di vita. Se a trenta e quarant’anni prevalgono quelli legati alla cura dei figli, dai cinquanta in poi i lavoratori iniziano a sentire la necessità di un aiuto per i familiari anziani. E’ per questo che spesso “avere del welfare in azienda” non basta: è fondamentale che il management conosca bene la propria popolazione aziendale, così da elaborare sistemi di welfare aziendale in grado di rispondere efficacemente alle diverse esigenze.


Riferimenti

Il sito di Valore D

Una sintesi della ricerca

Un dito tra moglie e marito: quanto incide la famiglia nelle scelte professionali?

 

Welfare aziendale, il guadagno è il doppio della spesa
Vita.it, 24 aprile 2013

Donne&Lavoro: a 20 anni vogliono orari flessibili, a 40 il part time
La Stampa, 23 aprile 2013

 

 
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