PRIMO WELFARE /
Da dove partire per cambiare le politiche sociali dell’UE?
A conclusione del convengo internazionale organizzato dal CESE è stata presentata la prima bozza della Milan Declaration: ecco i primi spunti
24 ottobre 2014

Giovedì 23 ottobre a Milano, presso l’Auditorium di Fondazione Cariplo, si è svolto il convegno internazionale “Promuovere l’innovazione per il progresso sociale: Proposte per le politiche europee” organizzato dal III Gruppo “Attività diverse” del Comitato Economico e Sociale Europeo, Fondazione Cariplo e Forum Ania Consumatori

A conclusione della giornata di lavori, che ha visto la partecipazione di numerosi ospiti italiani e stranieri che si sono confrontati sul tema dell’innovazione sociale a livello europeo, è stata presentata la prima versione della “Milan Declaration”, documento che identifica alcuni punti chiave che indirizzeranno lo sviluppo delle politiche sociali europee del futuro. Il documento è frutto del lavoro dell’Advisory Group sull’Innovazione Sociale del CESE. Nei prossimi giorni, dopo averlo integrato con spunti e riflessioni provenienti dai partecipanti alla Conferenza, in particolare dai tanti membri del CESE presenti, sarà presentata una versione definitiva del testo.


Se la crisi spinge verso l’innovazione

La Milan Declaration racconta la difficile situazione dei sistemi pubblici di protezione sociale, attualmente soggetti a grandi pressioni che ne inficiano efficacia ed efficienza, ma sottolinea anche come in diversi Stati membri si stiano delineando importi esperienze di sperimentazione e innovazione sociale che mirano a garantire risposte e soluzioni ai nuovi rischi e bisogni cui sono esposti i cittadini. In Italia, sottolinea la Dichiarazione, si sta ad esempio assistendo all’espansione del secondo welfare quale risposta integrata alle difficoltà dello Stato Sociale sia dal punto di vista funzionale che economico.

Ariane Rodert, vicepresidente del III Gruppo CESE, ha spiegato che la Dichiarazione vuole essere “un insieme di proposte, idee e spunti che, tenendo in conto le considerazioni emerse nel corso del convegno, possano aiutare a creare un nuovo approccio ai problemi sociali dell’Europa”. Di fronte alle fortissime pressioni sociali cui è sottoposto il modello di welfare del Vecchio Continente è infatti “necessario un cambiamento di paradigma”, che riscriva il ruolo delle autorità pubblica, della società e dei cittadini. Per questa ragione “la Dichiarazione non propone un solo modello, ma diversi modelli ed esempi che si stanno sviluppando e che possono essere utili a rispondere alle difficoltà del sistema” ha continuato Rodert, “con un approccio che dovrà necessariamente partire dal basso e andare verso l’alto”.


In questo senso, la Dichiarazione si delinea come uno strumento utile a fornire approcci che siano in grado di ricostruire e consolidare quella dimensione sociale eruopea che è oggi in così seria difficoltà. Sulla base di queste esperienze, e al fine di promuoverne lo sviluppo, all’interno della Milan Declaration sono state raccolte alcune proposte e raccomandazioni che saranno presentate alla Presidenza italiana dell'UE, alla Commissione , al Parlamento e al Consiglio.


Proposte e raccomandazioni

La prima versione della Milan Declaration identifica alcune proposte specifiche e raccomandazioni generali finalizzate ad aprire una nuova era per il welfare europeo.

In primo luogo l'innovazione sociale e la politica degli investimenti sociali devono essere integrate in modo esplicito nella revisione della strategia Europa 2020 e sostenute da un'apposita iniziativa faro.
Secondariamente, l’Eurostat dovrebbe considerare prioritaria la raccolta di dati sull'innovazione nella politica sociale e sulla misurazione dell'impatto sociale; in questo senso vanno realizzate iniziative per il potenziamento delle capacità e per la formazione alla misurazione dell'impatto sociale a beneficio di tutti i soggetti interessati.
In terzo luogo gli Stati membri dovrebbero riferire sui progressi nel campo dell'innovazione sociale, utilizzando indicatori sociali basati sull'attivazione, la responsabilizzazione e il coinvolgimento delle comunità.
Quarta raccomandazione, la Commissione e gli Stati membri devono garantire che strumenti importanti quali gli appalti pubblici e i fondi strutturali siano impiegati per sostenere, negli Stati membri, l'innovazione sociale in senso lato e l'ampio ventaglio delle imprese dell'economia sociale.
Da ultimo, appare opportuno istituire un gruppo di lavoro ad alto livello sull'innovazione sociale e sull'innovazione nel campo della politica sociale, con la partecipazione di soggetti sociali ed economici a livello nazionale ed europeo, per discutere e valutare l'evoluzione delle politiche grazie a un'adeguata riflessione strategica.


Le reazioni positive di Fransen e Poletti

Lieve Fransen, Direttrice del Programma Europa 2020 della Commissione UE, ha espresso soddisfazione per i lavori Milano sottolineando come oggi più che mai: “dobbiamo credere di poter trovare soluzioni che al momento ci sembrano inimmaginabili, è questo il principio su cui si basa l’innovazione sociale”. In questo senso “il welfare state di matrice europea è qualcosa di cui dobbiamo andare fieri, ma dobbiamo renderci conto che non è qualcosa di statico, ma qualcosa che deve cambiare e innovarsi continuamente per poter continuare a svolgere il proprio ruolo”. Per garantire un sistema di protezione sociale rinnovato, tuttavia, “bisogna continuare a sperimentare, senza paura di sbagliare: anche un’esperienza negativa può generare conoscenza e innovazione sociale”.


Anche Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro e del Welfare, si è dichiarato felice per gli esisti dei lavori, ma ha anche ricordato come non basti riflettere di innovazione sociale se poi non si fa nulla per superare le “consolidate abitudini” in cui ci siamo rifugiati. “Per lungo tempo” ha detto Poletti “abbiamo pensato l’innovazione come qualcosa di residuale, limitata all’ambito della testimonianza: ora siamo chiamati ad abbandonare questo approccio e navigare nel grande mare dei bisogni e delle opportunità, misurandoci con tutte le alternative che sono in campo”. 
E oltre a misurarsi bisogna anche misurare secondo Poletti, che ha spiegato come “la misurazione dell’impatto sociale rappresenti la vera sfida: dobbiamo passare dalla mera misurazione del prezzo alla misurazione del valore”.

Molto significativo il passaggio sul ruolo degli enti pubblici e la responsabilità dei cittadini: “Il nostro Paese un po’ alla volta ha superato il concetto della responsabilità individuale dei cittadini e si è abbandonato all’idea che le cose debbano essere fatte se lo dice la legge. Da alcuni anni non si fa più quello che è giusto ma ci si limita a fare quello che mi permette la legge”. “Noi invece abbiamo bisogno di aumentare, apprezzare e valorizzare il pluralismo dei soggetti, rafforzando gli elementi di libertà che permettono a ogni cittadino di scegliere tra diverse opzioni”. 



Le conclusioni di Luca Jahier


Luca Jahier, Presidente del III Gruppo CESE, ha concluso i lavori della giornata sottolineando come siano emerse “idee positive, diversificate e potenti che attraversano tutta l’Europa”, idee che non sono teorie ma “proposte che provengono da chi ogni giorno si sporca le mani, esperienze che hanno superato tante dicotomie del passato e che pertanto sono più resilienti verso il futuro”. “Alcune relazioni svoltesi nel corso del convegno, in particolare quella del professor Ferrera, hanno dimostrato che in Europa c’è già una “forza pazzesca” che può essere fondamentale per il rilancio del Continente: quella del secondo welfare”. 

"In Italia" ha continuato Jahier "i soggetti che compongono il secondo welfare, come ci dicono le rilevazioni dell’Istat, valgono 65 miliardi di euro. Similmente, alcune ricerche dicono che in Francia questo stesso settore vale almeno 80 mlilardi di euro. Solo in questi due Paesi esiste quindi una forza che economicamente vale circa la metà delle risorse (300 miliardi di euro, ndr) che la nuova Commissione Junker ha annunciato di voler investire per il rilancio dell’Europa”. 


Le risorse, sia pubbliche che private quindi ci sono. Manca solo la volontà di usarle. In questo senso sarà interessante vedere quali saranno le proposte, raccomandazioni e consigli contenuti nella la versione definitiva della Milan Declaration che, integrata con i contributi emersi nel corso del Convegno del 23 ottobre, nei prossimi giorni come detto verrà pubblicata nella sua versione ufficiale.


Riferimenti

La Milan Declaration sul sito del CESE

L'Advisory Group che ha contribuito alla stesura della Dichiarazione

Il programma della Convegno sull'Innovazione Sociale


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