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La condizione abitativa in Europa
Tendenze, statistiche e politiche abitative al centro del rapporto 2015 di Housing Europe, che ha analizzato la situazione dei vari Paesi UE
07 maggio 2015

Housing Europe ha presentato il 5 maggio il rapporto “The State of Housing in the EU 2015”, che descrive la condizione abitativa nel continente. Il rapporto segue e aggiorna il precedente, “Housing Europe Review 2012" (di cui vi avevamo parlato in un nostro precedente approfondimento)”, e illustra statistiche e tendenze in atto sia relativamente ai singoli paesi che in un'ottica comparata, offrendo importanti suggerimenti per la progettazione di politiche abitative che siano veramente efficaci.


La situazione europea

Lo scenario abitativo europeo rimane complessivamente instabile. A sei anni dalla fase di massima crisi del 2009, resta ancora molto lavoro da fare per affrontare, in particolare, due questioni: ci sono oggi più persone senza una casa di quante ce ne fossero sei anni fa; nella maggior parte dei paesi europei non ci sono abbastanza alloggi accessibili per sostenere una domanda abitativa in continua crescita.

Il mercato edilizio e le esigenze abitative variano profondamente da paese a paese, il che rende molto difficile proporre una politica abitativa singola su base comunitaria. Il modo migliore per affrontare la questione abitativa appare dunque quello di affrontare il tema da una prospettiva nazionale, se non addirittura regionale. In molti stati inoltre chi vorrebbe entrare nel mercato immobiliare è ostacolato da una sorta di “trappola abitativa”: gli affitti privati sono troppo costosi; l’acquisto, più costoso, è ancora più inaccessibile; gli alloggi popolari sono troppo pochi per soddisfare la domanda, tanto che le liste di attesa sono sempre più lunghe, soprattutto in Italia, Regno Unito, Francia e Irlanda.

Tale situazione è causa di un vero e proprio fenomeno generazionale: la maggior parte dei giovani tra i 18 e i 34 anni vive coi genitori – il 66% in Italia, il 58% in Portogallo, il 74% in Slovacchia.

Un numero elevato di famiglie faticano a sostenere le spese abitative, soprattutto nei paesi più colpiti dalla crisi, come la Grecia. In particolare le spese abitative di chi sostiene un mutuo nel 2004 assorbivano il 66,4% del reddito familiare disponibile, mentre sono salite oggi all’81,8%.

Anche la qualità degli alloggi resta precaria in molti paesi dell’Europa centrale e orientale, nonostante negli ultimi anni si sia registrato un miglioramento. Per esempio, in Romania una casa su tre è ancora senza acqua corrente.

In generale in tutti i paesi e in tutti i settori – privato, pubblico o cooperative – si costruisce meno che all’inizio della crisi, ad eccezione che in Germania. Questo rende difficile in molti casi tenere il passo con la domanda di alloggi: nel Regno Unito servirebbero ad esempio 245.000 nuove case all’anno ma non se ne stanno costruendo nemmeno la metà, tanto che la questione abitativa è divenuta uno dei nodi centrali della campagna elettorale.

Il numero dei senza tetto aumenta in tutto il continente. Le condizioni dei più vulnerabili continuano infatti a peggiorare e il fenomeno dell’esclusione sociale diventa più intenso. Ciò rende urgente potenziare l’edilizia sociale, o direttamente da parte dei soggetti pubblici o con una collaborazione più o meno estesa con gli attori privati.

Infine, i flussi migratori verso l’Europa, così come l’aumento delle migrazioni interne, esercitano ulteriori pressioni sui mercati immobiliari nazionali, specialmente nel paesi di destinazione, accrescendo la domanda di alloggi e inasprendo i fattori di criticità.

I policy-maker stanno diventando più “creativi”: la crisi finanziaria ha costretto gli stati ad adottare misure migliorative che non avevano adottato prima, tra cui la tassazione delle case vuote (Malta e Irlanda), la politica del mortgage-to-rent, inziativa del Governo per aiutare coloro che sono a rischio di perdere la propria casa (Irlanda); la promozione dell’impiego dello stock privato. Belgio e Lussemburgo ad esempio hanno istituito delle agenzie per l’affitto sociale che si pongono come mediatori tra i proprietari privati e le famiglie a basso reddito. Tuttavia, il report conferma che continua a mancare un disegno stabile e di lungo termine per rendere il mercato immobiliare accessibile e sostenibile.


La questione abitativa in Italia

Come riportato anche nel precedente rapporto, in Italia la maggior parte dei cittadini vive in un alloggio di proprietà (67,2%), solo il 16,3% in affitto privato e il 5,5% in affitto popolare. Tuttavia, dal 2010 la percentuale di proprietari è scesa, mentre c’è stato un piccolo incremento del numero di affitti.

Dal 2008 a oggi la crisi ha causato il collasso del mercato immobiliare e inciso negativamente sui redditi dei cittadini, mentre allo stesso tempo le banche hanno irrigidito i parametri per la concessione dei prestiti. Nonostante i costi di vendita e affitto siano calati del 15% circa, restano più alti dei livelli pre-crisi e ancora troppo alti per migliaia di famiglie.

L’insieme di tutti questi fattori ha reso “la casa” un obiettivo inaccessibile per una fetta crescente della popolazione: lo studio riporta infatti l’aumento delle richieste delle famiglie a reddito medio e basso incapaci di trovare un alloggio sostenibile, con 2,5 milioni di famiglie considerate in necessità abitativa. Circa 650.000 famiglie hanno fatto richiesta di una casa popolare senza potervi accedere perché non ce ne sono abbastanza: la produzione media di nuovi alloggi sociali (o popolari) è sempre ferma a 6.000 alloggi annui, i quartieri e gli edifici disponibili sono vecchi e necessitano di miglioramenti.

L’Italia è uno dei paesi con la percentuale più alta di giovani tra i 18 e i 34 anni che vivono con i genitori.

Infine, vengono segnalate differenze a livello regionale e locale: le aree più problematiche sono le città più grandi e i loro dintorni, dove si concentra circa il 35% della popolazione italiana, come dimostrano gli episodi avvenuti nei mesi scorsi in alcuni capoluoghi italiani.

Il rapporto accoglie quindi positivamente il nuovo Piano Casa del 2014, che supporta l’edilizia pubblica e sociale, ma ammonisce sulla necessità di tenere sotto controllo i problemi descritti e relativi in particolare a giovani, vulnerabili e grandi città (soprattutto le aree periferiche).
 

Riferimenti 

Il rapporto e le schede relative ai singoli paesi possono essere scaricate sul sito di Housing Europe


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