PRIMO WELFARE / Innovazione Sociale
Un passo per San Luca, un passo per il welfare culturale
A Bologna grazie al crowdfunding sarà finanziato il restauro di uno dei monumenti simbolo della città. Una nuova strada per tutelare i beni culturali?
16 dicembre 2014

Qualche settimana fa su questo sito Salvatore Carrubba ha avanzato l’idea che la cultura possa essere considerata a pieno titolo una componente del sistema di welfare. Questa, infatti, è capace di generare benefici per la comunità ma anche benessere in senso lato, soprattutto sul fronte psichico e intellettuale, contribuendo allo sviluppo della coscienza civica e all’affermazione di una cittadinanza più completa e matura. Di conseguenza, se la cultura è davvero parte integrante dello Stato del benessere, il secondo welfare può giocare un ruolo importante in questo ambito coinvolgendo una nuova e ampia gamma di attori (e risorse) nello sviluppo di attività, progetti e iniziative culturali. A rinforzare l’intrigate ipotesi di Carrubba c’è una bella iniziativa che viene da Bologna dove, grazie a uno strumento normalmente utilizzato per sostenere economicamente start up e attività del Terzo settore, l’amministrazione comunale ha raccolto risorse per la ristrutturazione di uno dei monumenti simbolo del capoluogo emiliano: il portico di San Luca.


Il portico di San Luca

Non esiste al mondo un'altra città che abbia tanti portici quanto Bologna. Il tessuto cittadino conta oltre 50 chilometri di camminamenti coperti che si snodano un po’ per tutte le zone del capoluogo. I portici hanno caratteristiche diverse – medievali, rinascimentali, ottocenteschi, larghi, stretti, alti, bassi… – e tutti insieme, data la loro grande rilevanza artistico-culturale, sono attualmente candidati a diventare patrimonio dell'umanità dell’UNESCO.

I portici tuttavia non sono solo monumenti dal grande valore storico e culturale. Questi luoghi sono i salotti all’aperto dei bolognesi, spazi della socialità per eccellenza che permettono di incontrarsi, comunicare e lavorare nonostante le intemperie, e che ne nei secoli hanno dato sostanza alle relazioni tra cittadini. Il portico più caro ai bolognesi è probabilmente il portico di San Luca. Questa struttura si estende per quasi 4 km tra la città e il Colle della Guardia, dove sorge il Santuario della Madonna di San Luca, e rappresenta uno dei simboli più importanti per gli abitanti di Bologna.

Eretto tra XVII e XVIII secolo, il portico è stato costruito anzitutto grazie alla generosità dei bolognesi che ne hanno finanziato gran parte della costruzione. La dimostrazione più emblematica di questo stretto legame tra l’opera e i cittadini è sicuramente il “Passamano di San Luca”: nell’ottobre del 1677, per avviare la costruzione del tratto collinare del porticato, i materiali edili vennero trasportati a monte attraverso una lunga catena umana composta da centinaia di uomini e donne accorsi spontaneamente a sostenere i garzoni impegnati nella realizzazione della struttura.


Dal passamano al passo per San Luca

Oltre 3 secoli dopo, l’affetto dei bolognesi per questo luogo non sembra essersi sopito. Per permettere il restauro del monumento il Comune di Bologna e il Comitato per il restauro del Portico di San Luca – che dal 1988 si occupa del mantenimento della struttura – hanno avviato un progetto di crowdfunding civico finalizzato a raccogliere le risorse necessarie ad iniziare i lavori di recupero più urgenti.

Per farlo i promotori si sono affidati a GINGER (Gestione Idee Nuove e Geniali in Emilia Romagna), una piattaforma web di crowdfunding territoriale operativa in Emilia Romagna. Oltre a permettere la raccolta del denaro, GINGER favorisce la realizzazione di iniziative e progetti creativi da parte di associati e soggetti terzi offrendo, oltre all’attività di crowdfunding, servizi volti rinnovamento culturale e sociale del territorio. Nel caso del San Luca sono state pensate “ricompense” che favorissero la partecipazione attiva al progetto. Il gruppo d’arte contemporanea Cracking Art, per esempio, ha messo a disposizione centinaia di piccole opere d’arte, “Le rane di San Luca”, ricevute in dono da coloro i quali hanno partecipato all’iniziativa.

Grazie a questa modalità operativa, dal 28 ottobre 2013 “Un passo per San Luca” è stato in grado di raccogliere 339.743 € attraverso 7.111 donazioni. Circa il 13% in più di quanto inizialmente richiesto dai promotori dell’iniziativa.


La prospettiva del crowdfunding civico

Un Passo per San Luca è probabilmente il primo grande progetto di crowdfunding civico sviluppatosi in Italia e dimostra come questo strumento possa essere una via innovativa per tutelare e valorizzare i beni culturali del nostro Paese. In una fase storica in cui (anche) le risorse per la tutela del patrimonio artistico sono sempre più scarse, il crowdfunding può infatti rappresentare un’opzione interessante per avviare iniziative volte a recuperare e restaurare monumenti ed opere d’arte a rischio.

Da un lato, questo strumento permette il reperimento di risorse economiche fondamentali attraverso modalità semplici e trasparenti (fattore da non sottovalutare visti anche i recenti eventi di Roma); dall’altro, favorisce il coinvolgimento diretto dei cittadini in attività di tutela di un bene pubblico di grande rilievo, rinnovand la consapevolezza degli stessi di fronte ai bisogni del proprio territorio.

In questo senso, il crowdfunding civico strutturato nell’ambito di “Un passo per San Luca” rappresenta un bell’esempio di quel secondo welfare di stampo culturale di cui si parlava all’inizio dell’articolo. Un’attività volta alla tutela del bene comune nel senso più ampio del termine, capace cioè proteggere il bene culturale in quanto tale ma anche di valorizzare il tessuto socioculturale cresciuto e sviluppatosi intorno a quel bene. Un 'niziativa che, se è concesso il gioco di parole, è volta al bene del bene, ma in fondo è finalizzata al bene di tutti.


Riferimenti

Il sito di "Un passo per San Luca"

Il sito di GINGER

Potrebbe interessarti anche:

La cultura come forma di secondo welfare

Matera capitale europea della cultura. Non è un caso

Il personal fundraising a sostegno del crowdfunding: quando la raccolta fondi si fa in Rete


Torna all'inizio

 

 
NON compilare questo campo
 

Luisa | 25.03.2016
un modo innovativo e coinvolgente per fare cultura e salvare beni culturali da recuperare quando le Amministrazioni non hanno soldi. Si deve diffondere questo metodo e trovare cittadini motivati. Speriamo
  1365

Paolo Pozzani | 21.12.2014
Tutela dei beni culturali come asset e promozione della coesione sociale. Attorno alle belle cose si radunano le persone. Grazie Bologna.
  612