PRIMO WELFARE / Inclusione sociale
Come funziona lo SPRAR, il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati
Oltre 27 mila posti per accogliere richiedenti asilo e rifugiati in Italia attraverso percorsi individuali di inserimento sociale e economico
20 dicembre 2016

Nel numero 5/2016 di Welfare Oggi Daniela Di Capua e Monica Giovannetti approfondiscono funzioni, sviluppo e prospettive dello SPRAR, il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati. Attraverso un approccio multilevello, e grazie alla collaborazione tra enti locali e terzo settore, negli ultimi anni lo SPRAR si è ampliato notevolmente e attualmente garantisce percorsi di inserimento sociale ed conomico a circa 27.000 richiedenti asilo e rifugiati giunti nel nostro Paese.


Introduzione

Il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati in Italia (SPRAR) garantisce interventi di “accoglienza integrata” dei richiedenti asilo e dei rifugiati attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico; è costituito dalla rete degli Enti locali che, con il concorso delle realtà del terzo settore, accedono al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo per la realizzazione dei progetti di accoglienza.

La nascita del Sistema – avviato con la sperimentazione del Programma Nazionale Asilo (PNA) e poi istituzionalizzato nello SPRAR – ha segnato un momento di svolta nella storia dell’asilo in Italia. In primo luogo perché per la prima volta si è iniziato a pensare e a programmare in termini di “sistema”, in secondo luogo perché l’accoglienza è uscita dalla dimensione privata per entrare in quella pubblica. Pertanto, fino al 2001 gli interventi in favore di richiedenti asilo e rifugiati sono rimasti a totale appannaggio delle realtà del terzo settore, i quali gestivano l’accoglienza in totale autonomia e al di fuori di una cornice istituzionale definita e omogenea, mentre con l’avvio del PNA, si è concretizzata un’assunzione di responsabilità da parte degli Enti locali e dello Stato centrale.

Allora come oggi, si è trattato di ravvisare non tanto le implicazioni operative degli enti pubblici, quanto la formalizzazione di una responsabilità politica. In qualche modo la nascita di un sistema pubblico di accoglienza può essere immaginato come la risposta delle istituzioni all’istanza “diritto di asilo, dovere di accoglienza”, con la quale per anni le organizzazioni non governative hanno sostenuto la richiesta di riconoscimento di puntuali competenze e obblighi in capo allo Stato centrale e alle amministrazioni locali.

La nascita dello SPRAR ha, dunque, promosso una governance multilivello, con una partecipazione di Ministero dell’Interno ed Enti locali alle misure di accoglienza, ufficializzando altresì la collaborazione con le realtà di terzo settore, che sono passate da una funzione di supplenza – in un contesto di vuoto normativo e programmatico – a un ruolo di partenariato privilegiato. Nel contempo anche i fondi pubblici impiegati per l’accoglienza hanno seguito un processo di stabilizzazione. Infatti, il finanziamento straordinario, di fatto stanziato per il funzionamento del PNA, è stato sostituito dal Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, istituito per legge e messo a bando dal Ministero dell’Interno, prima annualmente e poi gradualmente con cadenza pluriennale.

Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) consta infatti di una rete strutturale di Enti locali che accedono al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (FNPSA) per realizzare progetti di accoglienza integrata destinati a richiedenti protezione internazionale, rifugiati, titolari di protezione sussidiaria e umanitaria, grazie al sostegno delle realtà del terzo settore. Oltre alla formalizzazione di un dovere di accoglienza delle istituzioni pubbliche, la nascita dello SPRAR ha comportato la riappropriazione da parte delle amministrazioni locali di strategie e interventi di welfare. Nei 14 anni del Sistema di protezione i progetti di accoglienza dello SPRAR, supportati dalla copertura politica dell’ente locale e dal contributo degli enti di tutela, sono infatti diventati un punto di riferimento forte sui territori per tutte le azioni in favore di richiedenti e titolari di protezione internazionale. Tale peculiarità ha consentito la crescita di competenze e capacità, specifiche e riconoscibili, in capo agli operatori dell’accoglienza, i quali sono diventati i principali interlocutori per gli enti e i servizi chiamati in causa nei percorsi di inclusione dei beneficiari dei progetti.

Gli Enti locali implementano i progetti territoriali di accoglienza, coniugando le Linee guida e gli standard dello SPRAR con le caratteristiche e le peculiarità del territorio, vale a dire che, in base alla vocazione, alle capacità e competenze degli attori locali - nonché tenendo conto delle risorse (professionali, strutturali, economiche), degli strumenti di welfare e delle strategie di politica sociale adottate negli anni - gli Enti locali possono scegliere la tipologia di accoglienza da realizzare e i destinatari che maggiormente si è in grado di prendere in carico, fermo restando un livello di standard e servizi che tutti i progetti sono tenuti a garantire. Pertanto i progetti possono essere rivolti a singoli adulti e nuclei familiari, oppure a famiglie monoparentali, donne sole in stato di gravidanza, minori non accompagnati, vittime di tortura, persone bisognose di cure continuative o con disabilità fisica o psichica. Per le persone con una vulnerabilità riconducibile alla sfera della salute mentale sono previsti progetti specificamente dedicati.

A livello territoriale gli Enti locali, in collaborazione con le realtà del privato, garantiscono interventi di “accoglienza integrata” che superano la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di orientamento e accompagnamento legale e sociale, nonché la costruzione di percorsi individuali di inclusione e di inserimento socio-economico.

In tale processo continuo, fondamentale è stato il ruolo degli operatori dell’accoglienza nell’ottenere l’applicazione delle norme in favore di richiedenti e titolari di protezione internazionale, nel segnalare agli attori istituzionali competenti le esigenze relative a temi quali l’iscrizione al servizio sanitario nazionale, l’inserimento scolastico dei minori, la frequentazione di corsi di lingua e professionali, l’ingresso all’università, il godimento dei benefici di previdenza sociale, il ricongiungimento familiare, l’iscrizione anagrafica, l’accesso all’edilizia pubblica. Gli operatori hanno pertanto assunto una funzione di mediazione sociale e istituzionale, e la loro presenza o meno su un territorio è diventata condizione essenziale per la crescita di una cultura dell’accoglienza nei contesti locali, ma con un’influenza positiva anche sull’evoluzione a livello nazionale. 
 


Box 1. SPRAR: identità, obiettivi, caratteristiche

Lo SPRAR è stato istituito dalla legge n. 189/2002 ed è costituito dalla rete degli Enti locali che – per la realizzazione di progetti di accoglienza di migranti forzati – accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, gestito dal Ministero dell’Interno e previsto nella legge finanziaria dello Stato.

A livello territoriale gli enti locali, in collaborazione con le realtà del terzo settore, garantiscono interventi di “accoglienza integrata” che superano la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di orientamento e accompagnamento legale e sociale, nonché la costruzione di percorsi individuali di inclusione e di inserimento socioeconomico.

Obiettivo principale dello SPRAR è la presa in carico della singola persona accolta, in funzione dell’attivazione di un percorso individualizzato di (ri)conquista della propria autonomia, per un’effettiva partecipazione al territorio italiano, in termini di integrazione lavorativa e abitativa, di accesso ai servizi del territorio, di socializzazione, di inserimento scolastico dei minori.

Le caratteristiche principali dello SPRAR sono:

  • il carattere pubblico delle risorse messe a disposizione e degli enti politicamente responsabili dell’accoglienza, Ministero dell’Interno ed Enti locali, secondo una logica di governance multilivello;
  • le sinergie avviate sul territorio con i cosiddetti “enti gestori”, soggetti del terzo settore – associazioni, ONG, cooperative - che contribuiscono in maniera essenziale alla realizzazione degli interventi;
  • il decentramento degli interventi di “accoglienza integrata”, diffusi su tutto il territorio nazionale;
  • la promozione e lo sviluppo di reti locali – stabili, solide, interattive – con il coinvolgimento di tutti gli attori e gli interlocutori privilegiati per la riuscita delle misure di accoglienza protezione, integrazione in favore di richiedenti e titolari di protezione internazionale;
  • la volontarietà degli Enti locali nella partecipazione alla rete dei progetti di accoglienza;
  • il rafforzamento (o l’attivazione) di servizi territoriali, a vantaggio delle intere comunità cittadine, autoctone e migranti.

 Gli Enti locali, in partenariato con il terzo settore, implementano progetti territoriali di accoglienza, coniugando le linee guida e gli standard dello SPRAR con le caratteristiche e le peculiarità del territorio. Per ognuna delle persone accolte rimane fondamentale il carattere temporaneo dell’accoglienza, che è sempre finalizzata all’autonomia e all’inserimento dei beneficiari.



L’evoluzione della rete dello SPRAR e il quadro dell’accoglienza nell’ultimo decennio

Negli ultimi anni il Sistema ha conosciuto ampliamenti notevoli, sia per quanto riguarda la capacità dei posti messi a disposizione per l’accoglienza, sia per quanto riguarda i beneficiari accolti. Tali ampliamenti, disposti dal Ministero dell’Interno, sono avvenuti in risposta a un fenomeno ormai strutturale di afflussi consistenti, che impone l’esigenza di ripensare e adeguare l’intero sistema di accoglienza.

Già dalla fine del 2012, grazie all’esperienza della cosiddetta “Emergenza Nord Africa” e alla conseguente esigenza di dar vita a un sistema nazionale unico, flessibile e in grado di dare risposte più strutturali che emergenziali al fenomeno, il Ministero dell’Interno ha predisposto diversi allargamenti straordinari della rete SPRAR, che in meno di un anno hanno più che triplicato la capacità ricettiva del Sistema. In dieci anni, si è progressivamente passati dai 1.365 posti disponibili del 2003 ai 20.752 del 2014. Nel 2015 lo SPRAR ha visto il consolidarsi della rete di accoglienza per un totale di 21.613 posti e nel primo semestre del 2016 la capienza è salita a 27.089 posti.

Nel 2015 e, soprattutto, nel 2016, una quota importante degli ampliamenti ha riguardato la categoria dei minori stranieri non accompagnati, protagonisti di crescenti arrivi sul territorio italiano e interessati da recenti modifiche normative tese a incrementare la loro tutela. In particolare, a partire da dicembre 2015, a seguito della pubblicazione della graduatoria afferente al bando del 27 aprile 2015 con il quale si prevedeva l’ampliamento dei posti dedicati a minori stranieri non accompagnati all’interno della rete SPRAR, i posti dedicati a questo particolare segmento dei flussi migratori sono giunti a 1.916. Si perfeziona così il modello dello SPRAR, che garantisce un’accoglienza sicura e strutturata dei minori stranieri non accompagnati anche non richiedenti asilo, così come previsto dal “Piano Nazionale per fronteggiare il flusso straordinario di cittadini extracomunitari, adulti, famiglie e minori stranieri non accompagnati” (Intesa sancita in Conferenza Unificata il 10 luglio 2014).

Oltre ai progetti rivolti ai minori, nel 2015 sono poi entrati a far parte della rete SPRAR nuovi progetti dedicati a specifiche tipologie di beneficiari: progetti per l'accoglienza di famiglie siriane dai campi profughi in Libano, inserite attraverso le attività di resettlement in collaborazione con le maggiori organizzazioni internazionali di tutela, e progetti per beneficiari afghani accolti nell'ambito del progetto ISAF (International Security Assistance Force, missione NATO in Afghanistan).


Fig. 1. Numero di posti messi a disposizione dai progetti territoriali per anno, anni 2003 – 2015 (valori assoluti).


 

Fig. 2 Beneficiari complessivamente accolti nel sistema di sistema di protezione dal 1 gennaio 2003 al 31 dicembre 2015 (valori assoluti)



La rete dello SPRAR nel 2016 e i beneficiari accolti

In questo primo semestre del 2016, è proseguito il processo di ampliamento promosso dal Ministero dell’Interno; tale processo, in ragione di afflussi migratori ormai strutturali e della conseguente necessaria riorganizzazione del sistema di accoglienza e della rete dello SPRAR, delinea uno scenario decisamente in fieri. Pertanto, i dati qui illustrati, essendo relativi non all’intera annualità bensì a un periodo parziale, sono da considerarsi come anticipazioni provvisorie di un quadro che potrà considerarsi completo solo al termine dell’anno in corso.

I progetti finanziati dal FNPSA, che costituiscono la cosiddetta rete strutturale dello SPRAR, sono complessivamente 674, ovvero 244 in più rispetto al 2015, di cui 520 destinati all’accoglienza di richiedenti e titolari di protezione internazionale appartenenti alle categorie ordinarie, 109 destinati a minori non accompagnati e 45 a persone con disagio mentale o disabilità fisica. Complessivamente, i progetti finanziati dal FNPSA hanno reso disponibili 27.089 posti di accoglienza, di cui 24.593 destinati alle categorie ordinarie, 1.916 all’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati e 580 a persone con disagio mentale e disabilità fisica.

In virtù di un modello di accoglienza sempre più diffusa sul territorio, teso a evitare la concentrazione degli accolti in pochi centri urbani, favorendo un’equa distribuzione territoriale che garantisca standard elevati di accoglienza (come raccomandano le Linee Guida dello SPRAR), è incrementato altresì il numero di Enti locali coinvolti: sono 574 gli Enti locali titolari di progetto, di cui 533 Comuni, 12 Unioni di Comuni e 29 Province. Nel complesso però circa 1200 i Comuni coinvolti negli interventi, con servizi o strutture di accoglienza.

I beneficiari accolti nel primo semestre, sono stati 21.226 nei progetti ordinari, 243 nei progetti per disabili e disagio mentale e 2.027 in quelli per minori stranieri non accompagnati (che costituiscono il 9% degli accolti, +3 punti percentuali rispetto al 2015), per un totale di 23.496 accolti. Anche per il 2016 va evidenziato che di questi 23.496, 513 beneficiari sono transitati in più progetti SPRAR di categorie e tipologie differenti (e pertanto censiti come beneficiari da tutti i progetti che li hanno presi in carico), per lo più a seguito di subentrate e gravi esigenze emerse successivamente all’inserimento in accoglienza nel primo progetto SPRAR: pertanto il numero effettivo degli accolti è pari a 22.983, 2.187 in più rispetto al 2015.

Le prime quattro regioni per numero di accolti sono, come negli anni passati, i territori che detengono la maggiore capienza dello SPRAR, ossia la Sicilia (che rispetto al 2015 balza al primo posto con il 20,9%), il Lazio (20,3%), la Calabria (9,8%) e la Puglia (8,8%): complessivamente rappresentano il 59,8% del totale. Nelle restanti regioni il peso di tale presenza è inferiore al 6% e va inoltre ricordato che in Valle d’Aosta non sono presenti progetti della rete SPRAR.

Rispetto agli anni precedenti è diminuito in maniera significativa il peso percentuale dei rifugiati, a favore dei richiedenti protezione internazionale: se nel 2012 i richiedenti asilo erano il 30% degli accolti nello SPRAR, a fronte di un 70% di titolari di una forma di protezione, dal 2013 il rapporto si è praticamente ribaltato. Tra gli accolti, il 57,7% è richiedente protezione internazionale, il 22,7% è titolare di protezione umanitaria, l’11,2% di protezione sussidiaria e l’8,4% ha ottenuto lo status di rifugiato. Rispetto al 2015, l’incidenza dei richiedenti asilo è stabile, mentre aumenta quella dei titolari di protezione umanitaria (+3,7 punti percentuali), in linea con il trend dell’anno precedente. Diminuisce invece sia l’incidenza dei titolari di protezione sussidiaria (-1,8%), sia quella dei rifugiati (-1,6%).

Questa situazione è stata determinata, da un lato, dalle richieste di inserimento nella rete dello SPRAR anche di persone di recente arrivo da parte delle Prefetture per far fronte al costante aumento di presenze di migranti forzati sul territorio italiano, mentre dall’altro riflette il generale allungamento dei tempi di presentazione e valutazione delle istanze, dovuto a un aggravio del lavoro delle istituzioni preposte a fronte di numeri sempre più cospicui di richieste da processare e di un insufficiente adeguamento di risorse. Questo trend, già evidente nel 2013, incide sui tempi di accoglienza non solo all’interno dei CARA (Centri di Accoglienza dei Richiedenti Asilo) e dei CAS (Centri Accoglienza e Servizi), ma anche nei progetti , dal momento in cui, stando ad una rilevazione in corso sui beneficiari ricorrenti ospiti all’interno del Sistema, il periodo di attesa per la formalizzazione della domanda in questura è di circa 3 mesi e l’attesa per l’audizione con le competenti Commissioni territoriali dei beneficiari accolti mediamente si aggira sui 9 mesi.

Nei primi sei mesi del 2016, la maggior parte delle persone accolte nello SPRAR ha fatto ingresso in Italia via mare attraverso uno sbarco (76,2%); i restanti sono giunti mediante l’attraversamento di una frontiera terrestre (11,7%) e di una frontiera aeroportuale (5,9%). Il 2,5% è arrivato da paesi europei o rientrato in Italia in base al Regolamento Dublino, il 2% ha attraversato una frontiera portuale, infine l’1,7% è nato in Italia.

Le prime dieci nazionalità dei beneficiari rispecchiano sostanzialmente quelle del 2015, sebbene con alcune lievi differenze: al primo posto troviamo la Nigeria con il 16,4%, al secondo posto il Gambia con il 13,6% (nel 2015 era preceduto dal Pakistan), al terzo posto il Pakistan con il 12,2%, al quarto posto il Mali con il 10,2%, al quinto l’Afghanistan con l’8,5% e al sesto il Senegal con il 6,6%. Le restanti quattro nazionalità della classifica vedono posizioni diverse rispetto al 2015: il Bangladesh sale dal decimo al settimo posto (3,5%), seguito dal Ghana (3,2%), dalla Somalia (3,2%) e dalla Costa d’Avorio (3,1%; nel 2015 tale nazionalità non rientrava nei primi dieci, ma era sostituita dall’Eritrea).

Analizzando, invece, la suddivisione fra i sessi anche le percentuali relative all’incidenza femminile tra le prime dieci nazionalità si mostrano in crescita rispetto al 2015 (tranne che per il Bangladesh, che rimane sostanzialmente stabile): le nigeriane passano dal 29,3% al 30,7%, le pakistane dal 2,9% al 4,2%, le afghane dal 4,2% al 6,1%, le somale dal 24,4% al 27,2%, le ghanesi dal 6,1% al 7,1%. La ivoriane rappresentano l’11,2% dei loro connazionali accolti, mentre Gambia (1,2%), Senegal (1,5%) e Mali (1,7%) confermano, come negli anni passati, le incidenze femminili più basse. Osservando più in generale la composizione di genere dei beneficiari accolti, si conferma in linea con i due anni precedenti, che i beneficiari di sesso maschile rappresentano l’87,7% degli accolti, mentre le donne sono il 12,3% (pari a 2.831 persone).

La coorte dei beneficiari compresi tra i 18 e i 30 anni di età rappresenta il 67,2% del totale degli accolti ed in particolare, come negli anni precedenti, la fascia di età compresa tra i 18 e i 25 anni continua ad essere quella di gran lunga prevalente (46,2%), seguita da quella 26-30 (21,2%) mentre le fasce dai 31 anni in su, rappresentano circa 20%. Nel corso del 2016, se consideriamo gli accolti nel loro complesso, si è registrato un abbassamento dell’età: la fascia sino a 5 anni (2,6%) è aumentata di quasi 1 punto percentuale, quella compresa tra 6 e 10 anni (0,8%) registra un lievissimo incremento e quella tra 11 e 17 (6,4%) è aumentata di 2,5 punti percentuali. Al contrario, la fascia tra 18 e 25 anni è diminuita di 1 punto percentuale e quella tra 26 e 30 anni di 2,1 punti percentuali mentre sono sostanzialmente rimaste stabili quelle oltre i 31 anni. In merito alla maggiore incidenza delle età inferiori va tuttavia tenuto conto che essa riflette in gran parte l’aumento dei posti di accoglienza destinati ai minori nell’ambito della rete, che sono quasi raddoppiati rispetto all’anno precedente.
 


Box 2. Il coordinamento dello SPRAR: il Servizio Centrale

Il coordinamento del Sistema di Protezione è garantito dal Servizio Centrale, una struttura operativa istituita e attivata dal Ministero dell’Interno e affidata con convenzione ad ANCI, in base alla legge n.189/2002.

Il Servizio Centrale ha compiti di informazione, promozione, consulenza e assistenza tecnica agli Enti locali, nonché di monitoraggio sulla presenza dei richiedenti e titolari di protezione internazionale sul territorio nazionale. Nello specifico il Servizio Centrale:

  • gestisce la banca dati delle attività e dei servizi realizzati a livello locale, con raccolta delle segnalazioni dell’accoglienza, l’attivazione di procedure di trasferimento dei beneficiari, il monitoraggio delle presenze e dei servizi sul territorio;
  • assiste gli Enti locali nella predisposizione e nella gestione dei servizi di “accoglienza integrata”, nonché delle procedure amministrative;
  • fornisce consulenza e supporto agli enti locali nei diversi ambiti di intervento per la realizzazione di una “presa in carico globale” di ogni singola persona accolta: misure di carattere psico-sociale, assistenza e orientamento legale, percorsi di inserimento socio-economico;.
  • promuove le reti locali e i coordinamenti regionali;
  • cura la formazione e l’aggiornamento degli operatori locali, anche producendo strumenti operativi di supporto e facilitando le dinamiche di scambio e confronto;
  • promuove progetti volti a rafforzare le azioni del Sistema;
  • supporta ANCI nel suo ruolo di Autorità delegata per la gestione del Fondo europeo per i rifugiati (FER), anche nell’ottica di creare un virtuoso raccordo tra la progettazione europea e gli interventi ordinari di accoglienza;
  • supporta i servizi di assistenza, informazione e orientamento attivati all’interno dei centri governativi di prima accoglienza (ai sensi dell’art. 11 del DPR 303/2004);
  • elabora policy papers, documenti di analisi della normativa, studi, ricerche, guide e altri materiali di carattere operativo;
  • produce dati e statistiche per studi, ricerche e reportage;
  • sostiene la diffusione delle informazioni relative al Sistema di protezione attraverso vari strumenti di comunicazione.

 

I servizi erogati e gli interventi volti all’integrazione e all’inclusione sociale

Durante il periodo di accoglienza si interviene perché le persone ospiti acquisiscano strumenti che possano consentire loro di agire autonomamente, una volta uscite dai programmi di assistenza. Gli interventi si incentrano, pertanto, soprattutto sull’apprendimento dell’italiano, sulla conoscenza e sull’accesso ai servizi, sulla individuazione di proprie reti sociali di riferimento. Sono oltre 8.200 le figure professionali impiegate effettivamente nelle attività quotidiane dei progetti (in media, in ciascun progetto, sono presenti circa 22 professionisti) e rispetto al ruolo ricoperto, la maggioranza dei professionisti sono operatori di accoglienza (22%)mediatori culturali (12,1%), persone occupate in attività amministrative (10,1%), operatori legali (6,9%), personale ausiliario (5,6%), insegnati di italiano (5,1%) e il coordinatore di équipe (5%).

Nei primi 6 mesi del 2016 i progetti SPRAR hanno erogato complessivamente 105.947 servizi, i quali riguardano l’assistenza sanitaria (21,7%), la mediazione linguistico-culturale (18%), l’assistenza sociale (16,1%), le attività multiculturali (13,2%), i servizi per favorire l’inserimento lavorativo (9,2%), l’orientamento e l’informazione legale (9%), i servizi per favorire la ricerca di un alloggio autonomo (4,5%), i servizi a sostegno della formazione (3,9%), l’inserimento scolastico dei minori nelle scuole secondarie di secondo grado (0,6%) e servizi di altra natura (3,9%). Accanto ai servizi più propriamente volti a sostenere il beneficiario nel passaggio verso l’autonomia e l’inserimento lavorativo, in questo primo semestre, i servizi riconducibili alle prime fasi di presa in carico dei beneficiari (dalla mediazione linguistico-culturale, all’assistenza sociale, all’orientamento legale) sono aumentati considerevolmente rispetto all’anno precedente, questo in virtù dei recenti e numerosi allargamenti che hanno interessato la rete.

Il processo di autonomia socio-economica della persona prende avvio o si consolida proprio nel periodo di accoglienza anche attraverso la conoscenza del territorio e il recupero dei propri background (personali, formativi, lavorativi), associati all’acquisizione di nuove competenze.

L’apprendimento della lingua italiana è parte del processo di integrazione e, in quanto tale, la conoscenza di base della lingua italiana per tutti i beneficiari rappresenta un obiettivo prioritario del progetto di accoglienza. A tal fine, l’85% dei progetti realizza per ciascun beneficiario, corsi di apprendimento della lingua italiana per 10 o più ore settimanali. In più della metà dei progetti sono stati realizzati anche corsi di lingua finalizzati a sostenere l’esame per la certificazione europea.

Sul fronte dell’inserimento occupazionale, nella quasi totalità dei casi (91,1%) i progetti territoriali procedono a una mappatura del fabbisogno lavorativo del territorio su cui operano, così come previsto dalle Linee guida dello SPRAR, attivano tirocini formativi e/o borse lavoro e promuovono inserimenti lavorativi a seguito di tirocini formativi attivati e conclusi. Il numero di beneficiari che hanno frequentato corsi di formazione professionale va da 1 a 10 nel 34,8% dei progetti, da 11 a 20 nel 17,8% dei casi e supera le 20 unità nel 18,9% dei progetti. Tra i settori dei corsi di formazione professionale frequentati dai beneficiari (per i quali erano possibili più risposte) troviamo principalmente la ristorazione e il settore turistico (in oltre sei casi su dieci); seguono, in misura minore, l’artigianato, l’agricoltura e la pesca, i servizi alla persona, l’informatica, l’industria, l’edilizia e, in maniera contenuta, il commercio.

Sono stati attivati da 1 a 10 tirocini formativi e/o le borse lavoro nel 43,2% dei progetti e da 11 a 20 nel 19,9% dei casi e nel 14,4% dei casi il loro numero è superiore a 20. Con riferimento invece agli inserimenti lavorativi da tirocinio sono stati 643 a seguito di tirocini formativi attivati e conclusi ed infatti in oltre la metà dei progetti (55,7%) si è riusciti a realizzare da 1 a 10 inserimenti lavorativi.

Nonostante l’accompagnamento del beneficiario all’inserimento lavorativo non rappresenti un obbligo specifico a cui sono tenuti i progetti dello SPRAR ma bensì potenziale risultato di un percorso di accompagnamento al lavoro, è interessante rilevare che complessivamente sono stati 1.972 gli inserimenti lavorativi registrati.

Tra i settori professionali all’interno dei quali sono avvenuti i maggiori inserimenti lavorativi figurano al primo posto quelli della ristorazione e del turismo (per circa il 60% dei progetti), a cui seguono i settori di agricoltura e pesca (circa 40%) e servizi alla persona (30%). In misura minore, gli altri settori che hanno assorbito la forza lavoro dei migranti ospitati nei progetti dello SPRAR, sono quelli dell’artigianato, del commercio e dell’industria e, in forma ancora più limitata, dell’edilizia. Solo una minima parte, ma significativa per la tipologia di attività, sono i beneficiari che hanno trovato un impiego nel settore dell’informatica.


Riferimenti

Il sito dello SPRAR

 


Verso l'inclusione sociale, dall'accoglienza all'autonomia

Il progetto "Well Done": welfare generativo nel campo dell'accoglienza

Cosa c'è nel numero 5/2016 di Welfare Oggi

Accoglienza dei migranti, le possibili risposte degli enti locali

Migranti: buone pratiche europee di integrazione

Rapporto Caritas 2016: giovani e migranti sono le questioni più urgenti per l'Italia
 
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