PRIMO WELFARE / Inclusione sociale
A dieci anni dalla Convenzione ONU, l’Italia si interroga sulle politiche per la disabilità
A Firenze si è svolta la Conferenza Nazionale sulle Politiche per la Disabilità sul tema “Uniti, Diritti, alla Meta". Vi raccontiamo cosa è successo
22 settembre 2016

Il 16 e il 17 settembre a Firenze, presso la Fortezza Da Basso, si è tenuta la Conferenza Nazionale sulle Politiche per la Disabilità, intitolata “Uniti, Diritti, alla Meta”, momento di scambio ed elaborazione sul tema del diritti delle persone con disabilità nel nostro Paese, che in questa edizione ha coinciso con il decennale della firma della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia nel 2009 con la legge 18/2009.

Durante l’evento è stata presentata la proposta di Secondo Programma Biennale di Azione per la Promozione dei Diritti e l’Integrazione delle Persone con Disabilità, documento elaborato dall’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, che delinea gli sviluppi delle politiche italiane in materia di disabilità trattando trasversalmente tutte le aree delle politiche pubbliche.

Di seguito vi proponiamo una sintesi dei principali elementi emersi nel corso della due giorni.


Venerdì 16 settembre: le questioni principali in tema di disabilità

Dopo i saluti delle Autorità presenti – il sindaco di Firenze Dario Nardella e il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi - il sottosegretario al lavoro e alle politiche sociali Franca Biondelli ha avviato i lavori della Conferenza, guidati dal dott. Raffaele Tangorra funzionario della Direzione Generale per l'inclusione e le politiche sociali.

Carlo Francescutti, coordinatore del comitato tecnico scientifico dell’Osservatorio, ha descritto la proposta di Programma, sottolineando come questo non si limiti a delineare interventi inquadrabili nell’area delle politiche sociali ma anzi tratti trasversalmente tutti i campi in cui agiscono le amministrazioni pubbliche. Questo perchè, in base a quanto prevede la Convenzione ONU, le persone con disabilità devono essere integrate in tutti i campi della vita pubblica, senza creare servizi o spazi “a parte”. Il documento parte dal presupposto che la disabilità è un elemento universale, ma può avere percorsi diversificati in base alle diverse tipologie (fisica, sensoriale, intellettiva, relazionale) e ai diversi corsi di vita e prevede interventi realizzabili con le risorse finanziarie già previste dal bilancio dello Stato.

Francescutti ha in seguito evidenziato le proposte più significative del documento come la revisione delle modalità di accertamento dell’invalidità, la promozione di nuovi approcci ai servizi per le persone con disabilità (ad esempio l’assistenza personale), la promozione del pieno accesso ai servizi sanitari e sociosanitari (sebbene formalmente non vi siano ostacoli spesso vi sono problematiche legate ai costi, alle linee guida e all’effettiva esigibilità dei servizi), la verifica dell’accoglienza scolastica per garantire la precocità degli interventi, una maggior attenzione all’inserimento lavorativo, l’implementazione della normativa sull’accessibilità degli spazi pubblici e dei mezzi di trasporto, l’inserimento del tema “disabilità” nei piani di cooperazione internazionale e l’aggiornamento della raccolta di dati statistici, fondamentali per l’elaborazione e valutazione delle politiche.

Successivamente è intervenuto Carlo Giacobini, direttore responsabile del sito HandyLex.org che ha evidenziato come il precedente Programma sia stato attuato solo in minima parte e come al contrario il nuovo Programma debba essere considerato un bene comune, frutto di anni di dibattito e lavoro scientifico all’interno dell’Osservatorio.

Barbara Trambusti, responsabile del settore Politiche per l’integrazione sociosanitaria della Regione Toscana, ha iniziato il proprio intervento descrivendo lo svolgimento della Conferenza regionale (avvenuta il giorno prima sempre alla Fortezza da Basso), caratterizzata da un ampio coinvolgimento delle associazioni e dei comuni nel dibattito che ha portato a definire proposte concrete come una piattaforma on line di coordinamento. In merito al contesto nazionale i temi più rilevanti sono risultati il Piano per le Non Autosufficienze, la legge sul “dopo di noi” e le linee guida sull’inserimento lavorativo. Trambusti ha valutato molto positivamente questi passaggi, in particolare il Piano per le Non Autosufficienze, frutto del lavoro della Conferenza Unificata Stato-Regioni e di quattro Ministeri, approvato definitivamente nelle stesse ore con la firma del ministro Padoan. Il Piano si basa sul Fondo per le Non Autosufficienze reso finalmente strutturale con lo scopo di garantire uniformità ai Livelli Essenziali delle Prestazioni (L.E.P.) su tutto il territorio nazionale.

Tale intervento rappresenta un sostanziale cambiamento delle politiche per la disabilità: precedentemente le risorse erano determinate di anno in anno in base alla disponibilità di bilancio che ogni Regione sommava alle proprie creando gravi disparità di trattamento in base alla residenza; ora invece le persone con disabilità hanno diritti riconosciuti egualmente in ogni territorio. Per continuare in questo orientamento è però necessario cambiare le modalità di accertamento dell’invalidità, passando da un approccio medico ad un approccio bio-psico-sociale che non parta dalla patologia ma dalle necessità di sostegno come l’I.C.F.

Su questo tema è intervenuta anche Rita Visini, Assessore alle politiche sociali, lo sport e la sicurezza della Regione Lazio, che ha sottolineato come una legge importante come la 328/2000 (“Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato d’interventi e servizi sociali”) non sia applicata uniformemente da tutte le Regioni italiane; ora invece con il Piano per le Non Autosufficienze i L.E.P. saranno garantiti in tutte le Regioni. È però necessario adottare un ottica comunitaria e coinvolgere società civile e associazionismo in tal senso.

Un altro aspetto importante è l’accertamento dell’invalidità ed è stato fatto un passo avanti con l’adozione dei nuovi criteri per le disabilità gravissime, più rispettosi della Dichiarazione ONU, tema sempre incluso nel Piano.

È proseguito il dibattito con l’intervento di Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (FISH) organizzazione che raggruppa a livello nazionale diverse associazioni attive nel campo della disabilità. Falabella ha iniziato l’intervento sostenendo come le condizioni di vita in cui versano tante persone oggi in Italia debba far riflettere il governo e i movimenti. È quindi doveroso ringraziare chi ha contribuito a stendere il Programma ed è presente per discuterlo, tenendo conto della responsabilità nei confronti di chi non è potuto essere presente. È però necessario considerare tre presupposti: a) per fare delle politiche non basta un Programma, servono investimenti; b) le considerazioni della Commissione ONU nei confronti dell’Italia devono diventare un punto di partenza; c) occorre una sinergia tra il governo centrale, le Regioni e gli enti locali.

Si è continuato con Franco Bettoni, presidente della Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità (FAND), che esprimendo apprezzamento per il Fondo per le Non Autosufficienze, ha auspicato che sia il segnale di un cambio di rotta; servono però maggiori fondi ed un generale adeguamento della normativa.

Successivamente è intervenuto Giovanni Scacciavillani, responsabile nazionale dell’Ufficio Politiche della Disabilità dell’Unione Generale del Lavoro (UGL). Il sindacalista ha rilevato come questo governo abbia cambiato rotta sul tema della disabilità ma, sebbene siano stati fatti importanti passi avanti, questi non siano sufficienti, in quanto occorrono più risorse. Già dal 2002 c’è una proposta dell’UGL. recepita dal CNEL relativa ad uno schema assicurativo ispirato dal modello tedesco; tale assicurazione sociale dovrebbe tutelare il cittadino dalla perdita dell’autosufficienza e strutturarsi su base regionale attraverso fondi finanziati dal Fondo Nazionale per le Non Autosufficienze e altre risorse aggiuntive, eventualmente in collaborazione con le fondazioni bancarie. Il meccanismo assicurativo garantirebbe alle persone con disabilità il diritto soggettivo di esigere la prestazione previdenziale (ora il diritto è vincolato dalle risorse disponibli) portando così anche a ricadute positive sull’occupazione nel settore.

Silvia Stefanovichj, responsabile del settore disabilità della Confederazione Italiana Sindacati dei Lavoratori (Cisl), ha sottolineato come sia in corso un grande cambio di strategia in materia di disabilità che passa attraverso il riconoscimento sostanziale dei L.E.P. e dell’evoluzione delle modalità di accertamento. Sono però necessari un vero raccordo con il L.E.A. del settore sanitario e un efficace monitoraggio.

Ha poi ripreso il microfono Rita Visini, parlando del “dopo di noi”: sebbene da un certo punto di vista, ad esempio il coordinamento tra Stato e Regioni, la materia sia nuova, le Regioni da tempo hanno intrapreso iniziative proprie sul tema, nonostante difficoltà economiche ed amministrative. Le politiche ispirate al coordinamento si sono già rivelate efficaci in materia di non autosufficienze; ora bisognerà declinate la politica nazionale per la disabilità sui territori tenendo conto delle peculiarità e difficoltà locali, in particolare nelle zone rurali ove vi sono piccoli insediamenti isolati.

Il punto di vista delle Regioni è stato poi approfondito da Augusto Ferrari, assessore alle politiche sociali, della famiglia e della casa della Regione Piemonte, che rileva alcuni aspetti critici: a) il raccordo tra i vari livelli di governo in materia di pianificazione; b) i problemi di finanziamento degli interventi per le Regioni, come il Piemonte, che hanno un piano di rientro spesa; c) dare dignità alla non autosufficienza come ambito d’intervento con propria autonomia e proprio finanziamento, il Fondo per le Non Autosufficienze non deve coprire le difficoltà del Fondo Sanitario; d) i programmi per la vita indipendente sono ancora in fase sperimentale, è necessario dare maggiore stabilità; e) gli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche devono essere maggiormente sviluppati.

Si è chiusa la mattinata con un intervento di Alessio Focardi, responsabile handicap della Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL). Ha iniziato riprendendo la legge sul “dopo di noi” sottolineando come se nei primi articoli vi è una grande attenzione all’uguaglianza delle persone con disabilità, in attuazione del dettato costituzionale, negli ultimi, che introducono strumenti finanziari come le polizze assicurative ed il trust, si rischia di privilegiare le famiglie con risorse economiche da investire in questi strumenti a discapito di chi risorse non ne ha. Su invito di Tangorra ha poi proseguito trattando l’inserimento lavorativo, in particolare la riforma della legge 68/1999 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” attuata attraverso il cosiddetto Jobs Act. Lo scopo di un inserimento lavorativo non deve essere la mera assunzione ma il reale coinvolgimento della persona con disabilità all’interno dell’azienda; al riguardo il sindacalista ha rilevato diversi problemi, non sempre la persona assunta rimane in azienda e non sempre ha possibilità di effettiva crescita come lavoratore, le reti tra gli attori coinvolti non sono sufficientemente sviluppate e vi è il rischio che le aziende puntando alla massima competitività assumano persone con disabilità solo per ricevere i fondi e scelgano soggetti con una disabilità non gravissima (spesso di carattere fisico anziché relazionale o intellettivo), questo in particolar modo dopo le modifiche introdotte dal Jobs Act, ancorchè fortemente limitate dall’intervento di CGIL, UIL, UGL.


Sabato 17 ottobre: dal Programma spunti per il futuro

Nel pomeriggio il Programma Biennale è stato discusso attraverso otto gruppi di lavoro, uno per ogni linea d’intervento, mentre il mattino dopo i vari referenti hanno restituito il lavoro svolto in plenaria. Dopo l’esposizione e i saluti portati dai delegati di vari ministeri coinvolti, Salute, Istruzione, Università e Ricerca, Infrastrutture e Trasporti, è ripreso il dibattito.

Pietro Barbieri, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, ha interrogato la platea sul senso dell’epoca storica in cui stiamo vivendo. A partire dagli anni ’70 è iniziata una fase storica che ha portato al progressivo incremento dei diritti e al miglioramento delle condizioni di vita delle persone con disabilità e di altre categorie subalterne nell’ottica di una concreta integrazione sociale, ora però questo meccanismo si è interrotto, sia per le mutate condizioni economiche e politiche, sia per un minor impegno dei cittadini. È quindi urgente far riprendere il processo di emancipazione delle persone con disabilità dalla condizione di subalternità, non bastano però gli interventi di carattere giuridico, è necessario l’impegno dei cittadini e dei movimenti. Il terzo settore deve sentirsi coinvolto in questo processo, in particolare sulle modalità di erogazione dei servizi.

È seguito l’intervento del sindacalista Scacciavillani dell’UGL che dopo aver ripreso la proposta di assicurazione sociale presentata il giorno precedente, ha lamentato il crescente individualismo che, in base a dati Censis, attanaglia il nostro Paese, e si esprime a livello politico nell’indebolimento dei servizi alla persona, in provvedimenti definiti “punitivi nei confronti dei disabili” come la riforma dell’Isee e il Jobs Act che aveva dato alle aziende maggiore discrezionalità per l’assunzione di persone con disabilità (poi limitati in seguito all’azione congiunta di CGIL, UIL, UGL). In relazione all’inserimento lavorativo ha sottolineato come debba essere garantito che l’inserimento sia reale, che l’azienda presti attenzione alla carriera e alla formazione continua del lavoratore e al tal fine ha proposto l’inserimento della figura del disability manager nell’organico delle aziende.

Emanuele Ronzoni, in rappresentanza della Unione Italiana del Lavoro (UIL), ha portato come esempio di integrazione sociale le Paraolimpiadi, esperienza che unisce positività e crescita culturale che ben esprime il titolo dato alla Conferenza “Uniti, Diritti, alla Meta”.

Si è continuato con Cristina Grieco, assessore all’istruzione, formazione e lavoro della Regione Toscana, che auspicando che il Programma sia veramente di carattere nazionale, ha invitato a fare investimenti ad ogni livello e a riflettere sul lavoro svolto.

È intervenuto poi Maurizio Bernava, segretario confederale della Cisl con delega alle politiche di riforma delle pubbliche amministrazioni, di cittadinanza, tutela e promozione, solidarietà e tutele sociali. Il sindacalista ha affermato che è necessario passare da un welfare basato sui bisogni ad un welfare basato sui diritti, ma questo richiede il coraggio di avviare un percorso di grandi riforme, è necessario un cambiamento culturale, non basta una legge. Passi importanti da compiere sono la determinazione chiara dei L.E.P., l’accessibilità di tutti i servizi (dal lavoro alla famiglia..) e un miglior uso delle risorse disponibili (non è possibile implementarle). È inoltre ritenuto importante rivedere il rapporto con i soggetti erogatori del terzo settore, definendo precisi criteri di selezione e obiettivi chiari e monitorabili.

Il microfono è stato poi passato a Vincenzo Falabella, presidente della FISH, che è partito dalla mancata applicazione del precedente Programma. Al riguardo ha affermato che sarebbe utile stendere un piano anziché un programma in quanto un piano può prevedere l’allocazione di fondi e definire a chi spetta la vigilanza sulla realizzazione. Non si può poi tralasciare il report della Commissione ONU che delinea numerose criticità in relazione ai diritti delle persone con disabilità in Italia. I punti chiave delle politiche per la disabilità in Italia sono la chiusura degli istituti segreganti, l’eliminazione dei concetti di invalidità, minorazione civile ed handicap, tutto in un’ottica di mainstreaming. Per realizzare tali obiettivi è stato suggerito di rendere competenza statale i diritti delle persone con disabilità (con potestà surrogatoria nei confronti delle Regioni), realizzare un coordinamento presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e definire un sistema di monitoraggio.

Ha chiuso Nina Daita, responsabile politiche della disabilità della CGIL, che ha ricordato come vi siano 128.000 persone iscritte al collocamento obbligatorio e tanti enti pubblici che non provvedono ad assumere persone con disabilità; ritiene quindi che sia necessario un piano straordinario per l’occupazione delle persone con disabilità e che questo sia possibile attuando la Riforma Madia della Pubblica Amministrazione. Ha poi chiesto che il governo torni al metodo della concertazione dialogando con le parti sociali ed evidenzia come il Jobs Act possa avere ripercussioni negative sull’occupazione delle persone con disabilità: attraverso la chiamata numerica si garantiva a tutte le persone con disabilità pari opportunità mentre la chiamata nominativa favorisce la discrezionalità delle aziende.


Alcune valutazioni conclusive

Le due giornate di Firenze hanno messo in luce diverse problematiche relative allo sviluppo delle politiche per la disabilità in Italia, sia di carattere più generale come le differenze territoriali, l’incertezza dei diritti, sia più specifiche come l’inserimento lavorativo e l’accesso ai servizi alla persona.

In questa fase le politiche per la disabilità, come diversi settori delle politiche sociali, stanno attraversando una forte trasformazione caratterizzata dal passaggio da un modello medico ad un modello bio-psico-sociale, da un approccio assistenzialista ad un approccio basato sui diritti umani, l’attivazione e l’empowerment; nel contesto italiano questo si traduce nella definizione dei L.E.P., nella revisione dei criteri per l’accertamento della disabilità e nell’introduzione di servizi, seppur sperimentali, basati sul paradigma della “vita indipendente”.

Come è stato rilevato dalla Commissione ONU e confermato da associazionismo e sindacati, rimangono ovviamente molti punti critici. In questa fase del processo di trasformazione vi sono ampie parti della legislazione da adeguare e deve diffondersi una maggior consapevolezza tra i cittadini. Vi è poi un ulteriore elemento da considerare; questa fase è si caratterizzata dall’implementazione dei diritti delle persone con disabilità e più in generale dall’adozione di un modello bio-psico-sociale nelle politiche sociali ma è anche caratterizzata dalla crisi del sistema economico occidentale, dalla conseguente riduzione delle risorse disponibili e dagli stretti vincoli di bilancio derivanti dalle politiche comunitarie, è quindi chiaro che non tutti gli obiettivi definiti sono raggiungibili nel breve termine.

 


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