IMMIGRAZIONE E ACCOGLIENZA /
L'accoglienza nella provincia italiana: l'esperienza del sistema guidato dal Comune di Jesi
Il Comune marchigiano è capofila di un progetto SPRAR/SIPROIMI che è il terzo più grande d'Italia per numero di titolari di protezione accolti e per numero di Comuni coinvolti
20 novembre 2019

Dopo avervi raccontato alcune esperienze virtuose di accoglienza dei migranti nel territorio piemontese (vuoi saperne di più?) in questo approfondimento vi parliamo del modello che si è sviluppato nell'are di Jesi, in provincia di Ancona. Il Comune marchigiano guida infatti infatti il terzo progetto più grande d’Italia per numero di titolari di protezione accolti e per numero di Comuni coinvolti.


Il Sistema SPRAR/SIPROIMI di Jesi

Come vi abbiamo raccontato qui, attraverso la legge 132/2018 il sistema di accoglienza nazionale è stato ampliamente ridefinito prevedendo servizi di prima assistenza per richiedenti asilo nei centri governativi e riservando a rifugiati (e ad alcune categorie specifiche di soggetti) gli interventi di accoglienza integrata garantiti dallo SPRAR (acronimo di Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Lo SPRAR, ora rinominato Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati (SIPROIMI), è stato ridisegnato per occuparsi, oltre che di titolari di protezione internazionale, di minori non accompagnati, persone vittime di tratta, di sfruttamento e violenza, anche di persone interessate da problemi medico-sanitari di varia entità

Un'esperienza interessante è quella portata avanti dal Comune di Jesi, nelle Marche. Pur essendo situato in un territorio di provincia, il progetto SPRAR/SIPROIMI marchigiano guidato dal Comune di Jesi è il terzo in Italia per numero di titolari di protezione accolti e per numero di comuni coinvolti: sono infatti 492 i posti disponibili, dislocati in 95 strutture di 22 Comuni della provincia di Ancona (Monsano, Santa Maria Nuova, Castelbellino, Montecarotto, Monte Roberto, Castelplanio, Cupramontana, Maiolati Spontini, San Paolo di Jesi, Falconara Marittima, Camerata Picena, Agugliano, Polverigi, Monte San Vito, Montemarciano, Chiaravalle, Osimo, Castelfidardo, Loreto, Offagna, Camerano).

Si tratta di numeri consultabili sul sito di SIMPROIMI, i cui dati (disponibili qui) indicano che a livello dimensionale il progetto di Jesi è superato solo da quelli della Città Metropolitana di Bologna (che conta 1.350 beneficiari) e della Citta Metropolitana di Roma (1.884)


I beneficiari del sistema e le attività previste

Stando al resoconto valido per l’anno 2018 l’azione dei Comuni marchigiani conta in totale 466 beneficiari, presi in carico da quattro imprese sociali del territorio: Vivere Verde (201 beneficiari), COOSS Marche (141), Polo 9 (100) e Anolf (24). La composizione dei beneficiari rispecchia, tendenzialmente, quelli che sono i dati di livello nazionale riguardanti il sistema di accoglienza: sono per la maggior parte uomini (402; mentre le donne sono 64), di età compresa tra i 18 e i 27 anni (60% circa) e provenienti dall’Africa subsahariana (Nigeria 22%, Mali 16%, Gambia 10%, Somalia 8%). Per quanto riguarda le ragioni del soggiorno, circa la metà dei beneficiari ha ottenuto lo status giuridico a causa di motivi umanitari; il restante si divide tra asilo internazionale (26%), protezione sussidiaria (17%), motivi familiari (5%) e casi speciali (2%).

Passando ora ad osservare le azioni previste dal progetto, il sistema SIPROIMI del Comune di Jesi garantisce a tutte le persone coinvolte un insieme articolato di prestazioni finalizzate a facilitare il processo di integrazione dei migranti. Tra queste spiccano: servizi di housing, con la messa a disposizione di 105 strutture per accogliere famiglie e gruppo di persone; mediazione linguistico-culturale; servizi per l’orientamento e accesso ai servizi del territorio; insegnamento della lingua italiana e inserimento scolastico per i minori; formazione e riqualificazione professionale; orientamento e accompagnamento all'inserimento lavorativo; orientamento e accompagnamento all'inserimento abitativo; orientamento e accompagnamento all'inserimento sociale; orientamento e accompagnamento legale; tutela psico-socio-sanitaria.

Oltre a queste iniziative nel 2018 sono state ideate attività volte all’inclusione sociale, come il progetto “A-f-Fidarsi” iniziato ad aprile scorso e che vede coinvolti sei ragazzi di diversa nazionalità (Gambia, Ghana, Afghanistan) e alcuni degli anziani ospiti della casa di riposo locale. Il progetto prevede la libera condivisione di momenti strutturati con attività che vanno dalla cucina alla narrazione delle proprie storie, con buona partecipazione ed entusiasmo reciproco.

Un altro progetto, ideato e regolamentato dall’ASP Ambito 9 di Jesi è il “Servizio di Buon Vicinato”. L’azione prevede l’accoglienza, da parte di famiglie italiane, di minori ospiti del progetto per alcune ore a settimane per permettere ai genitori di dedicarsi ad attività previste all’interno percorsi personalizzati. Il servizio ha la duplice finalità di offrire alle persone o alle famiglie accolte un tessuto sociale quanto più presente e solidale e, allo stesso tempo, di accrescere il senso civico e la fiducia nell’altro da parte delle comunità ospitanti.

Infine, sono state strutturate attività di volontariato presso i Comuni aderenti al progetto SIPROIMI ex SPRAR. In totale circa 60 beneficiari del sistema hanno scelto liberamente e volontariamente di dare il proprio contributo per migliorare il paese o la città che li ospita attraverso lavori socialmente utili.


Alcune considerazioni sul progetto

Come detto, quello del Comune di Jesi è uno dei progetti di accoglienza più grandi e strutturati di tutto il nostro Paese. Pur sviluppandosi in un contesto di provincia, il sistema territoriale è riuscito a mettere in piedi un complesso network di soggetti - fatto di Amministrazioni Comunali, imprese sociali, Aziende Socio-Sanitarie, ecc. - in grado di dialogare tra loro per fornire risposte efficaci per i bisogni che si sono manifestati.

Inoltre la qualità del progetto si evidenzia anche sulla base dell’impatto che questo ha avuto su tutto il sistema degli attori pubblici e privati presenti sul territorio. Come già sottolineato, molte delle attività descritte sono state promosse grazie alla costituzione di reti formalizzate tra pubblico e privato: questo ha consentito di stabilizzare e rafforzare i legami - formali e informali - che si sono sviluppati nel corso degli anni tra primo e secondo welfare.

Un esempio concreto è l’accordo stipulato tra le imprese sociali coinvolte nel sistema e la sede di Jesi del Dipartimento di Salute Mentale (DSM) - Area Vasta 2 dell’ASUR Marche. Tale intesa è finalizzata a garantire una migliore presa in carico e una corretta informazione sanitaria per la cura della salute dei beneficiari accolti nell’ambito dei progetti SPRAR/SIPROIMI. Nello specifico, si è inteso costituire un’équipe interistituzionale allo scopo di creare dei momenti di incontro tra gli operatori del progetto e i professionisti del DSM.

Come sottolineato da Franco Pesaresi, direttore dell'Azienda servizi alla persona “Ambito 9” di Jesi, “il punto di forza del progetto sta, in primo luogo, nel fatto che i numeri significativi dei beneficiari sono diluiti in un grande numero di appartamenti, distribuiti a loro volta in 22 comuni dell’intera provincia. In questo modo non si creano situazioni complesse e insostenibili e, allo stesso tempo, si garantiscono maggiori possibilità di integrazione. L’altro punto di forza è costituito dalla costante presenza nei luoghi di vita dei migranti di operatrici e operatori preparati”.

“La criticità nota, invece”, ha continuato Pesaresi, “è stata quella della diffidenza della gente, alimentata da cattiva informazione e comunicazione, che ha prodotto un atteggiamento di pregiudizio nei confronti dei migranti e, conseguentemente, resistenze ad accoglierli anche solo come vicini di casa. Un’altra criticità, solitamente meno nota, è quella legata alla condizione culturale e psicologica dei migranti. La loro formazione scolastica spesso è bassissima e sono frequenti gli analfabeti: questo rende difficile il loro percorso di crescita e di integrazione. Così come più difficile è lo stesso percorso per i numerosi casi di migranti vittime di torture”.

“Per cercare di supplire a questi aspetti”, conclude Pesaresi, “sono state attivate delle iniziative specifiche. Si è fatto un lavoro di informazione con incontri pubblici in tutti i comuni e si è istituita la figura del mediatore di condominio: un operatore pubblico con il compito di preparare con i condomini l’arrivo nell’appartamento dei migranti e di seguire nel tempo i rapporti fra questi ultimi e i residenti. Inoltre, per contrastare le diffidenze si sono attivati dei progetti di buon vicinato”.

 


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