TERZO SETTORE / Impresa sociale
La Casa della Memoria di Empoli
Cristina Dragonetti ci racconta l'esperienza di questo progetto innovativo dedicato alle persone anziane colpite da patologie invalidanti
03 febbraio 2014

Recentemente vi abbiamo raccontato di come nel Regno Unito stiano andando sviluppandosi esperienze innovative fondate sull’idea di Relational Welfare (L'esperienza di Participle e Southwark Circle), un modello sociale basato principalmente sulle relazioni e i rapporti umani piuttosto che sulla creazione di nuove strutture e sovrastrutture sociali. Anche nel nostro Paese stanno crescendo realtà che mirano a sviluppare nuovi modelli di welfare, avviando sperimentazioni che si orientino verso il maggiore coinvolgimento dell’utente, in un’ottica non necessariamente legata alle tradizionali categorie di intervento proprie del nostro sistema sociale. Cristina Dragonetti, Presidente della Cooperativa Minerva, ci racconta l’esperienza della Casa della Memoria, realtà toscana che si rivolge a persone anziane con problemi legati all’emergere di patologie invalidanti.


Cristina, ci può spiegare come è nata l’idea di dar vita alla Casa della Memoria?

La cooperativa sociale Minerva di Empoli, impegnata dal 1999 nei servizi agli anziani, in questi anni si è fatta promotrice di una riflessione importante sul ruolo che un’impresa sociale può e deve avere in un contesto di scarsità di risorse ed aumento di bisogni sociali. Le strade percorse sino ad ora, infatti, rispondono sia in termini di “cura” che di “organizzazione dei servizi” ad un modo e ad un mondo che progressivamente va scomparendo.

Nell’ambito assistenziale, ad esempio, nonostante stiano aumentando le persone che necessitano a vario titolo e per varie motivazioni sociali e sociologiche di assistenza, siamo di fronte a una diminuzione dei fondi pubblici per poterla erogare efficacemente. Inoltre, con il sistema dell’accreditamento sociale e sanitario, le maglie e i parametri per poter organizzare strutture private richiedono investimenti che non sempre i soggetti del terzo settore da soli sono in condizione di sostenere.

Cercando modelli che potessero esprimere soluzioni innovative ci siamo imbattuti nell’esperienza dei Senior Center Club statunitensi, dove persone fragili possono associarsi e partecipare ad una vita organizzata che promuova il contrasto all’insorgenza di patologie invalidanti e al contempo promuova la salute attraverso attività motorie, di socializzazione, intrattenimento e di stimolazione cognitiva. Anche Italia esiste l’idea del club, ma questa non è mai stata estesa nella sua progettualità al mondo dell’assistenza. Ci sono club sportivi, club culturali, club privè… ma non ci sono “social club” come quelli americani. In Italia, ed in particolare in Toscana, sono piuttosto presenti ed attivi numerosi Circoli che si avvicinano a questo genere di funzione. Luoghi che, afferenti al mondo della promozione sociale, favoriscono il ritrovarsi anche effettuando la somministrazione di cibi e bevande.


Quale percorso avete seguito per la costituzione del progetto?

Nel caso specifico la nostra progettualità è nata intorno alla chiusura di un Centro Diurno Alzheimer situato negli ampi locali di proprietà di una Parrocchia nel Comune di Montelupo Fiorentino, a 25 km da Firenze in direzione di Pisa. I bisogni rimasti scoperti dopo la chiusura del Centro sono quelli di persone che non sono abbastanza gravi da poter accedere ai servizi offerti dal sistema pubblico, ma neppure così lievi da poter rimanere in casa da soli.

Con questi elementi, abbiamo cominciato a costruire reti e relazioni con persone e realtà che potessero condividere un progetto che, sin dall’inizio, non abbiamo voluto esclusivo della nostra Cooperativa. Siamo stati affascinati e poi convinti dalle riflessioni avanzate dagli studi sul secondo welfare e al contempo dai contenuti proposti dalla cosiddetta social innovation, e abbiamo quindi scelto di sviluppare un progetto che potesse coinvolgere un ampio spettro di attori.

I soggetti ai quali abbiamo proposto di sedersi ad un tavolo per costruire “qualcosa che non c’era” sono stati l’AIMA - Associazione Italiana Malati Alzheimer Empolese Valdelsa, la Parrocchia di San Quirico all’Ambrogiana di Montelupo Fiorentino, il Movimento Cristiano Lavoratori (MCL), l’associazione Lowprofit. alcuni professionisti esperti di Terzo Settore nonché un libraio storico di Empoli. Con queste realtà abbiamo ideato “La Casa della Memoria”, un circolo per anziani rivolto a persone soggette a perdita di autonomia e con lievi disturbi di memoria.


Quali servizi offrite a chi soffre di questo genere di disturbi?

La casa della memoria vede impegnato personale qualificato - OSS, animatori di comunità, fisioterapisti e volontari - che quotidianamente, dalle 9.00 alle 17.00, accolgono gli ospiti offrendo un programma di socializzazione, movimento fisico e stimolazione cognitiva. La stimolazione cognitiva è un progetto particolare e sperimentale già promosso dalla Fondazione ASPHI in Emilia Romagna che prevede l’introduzione di esercizi su PC pensati per stimolare la memoria. In particolare agli ospiti vengono proposti sia giochi on line (memory, incastri..) sia viaggi virtuali attraverso Google Map che li portino in luoghi da tempo non visitati oppure completamente sconosciuti. Dal “viaggio” poi l’operatore stimola il racconto o il ricordo con l’obiettivo di andare oltre i classici racconti degli anziani per proporre invece lo story telling anche nel mondo dell’assistenza per consegnare a ciascuno un’esperienza personalizzata.

Gli esempi potrebbero essere molti ma in sostanza la Casa della Memoria si presenta come un centro che vuole superare la “relazione d’aiuto” classica, fondata sull’assistenza, per proporsi invece come “relazione di salute”. Gli ospiti sono soci del circolo, sono e saranno chiamati ad essere il più possibile (nei limiti delle condizioni fragili che presentano) protagonisti del loro tempo. La fragilità quindi è letta essa stessa come “tempo di vita” e non come tempo di preparazione alla condizione di non autosufficienza.

I locali sono ampi - circa 300mq - e dispongono di una sala polifunzionale con TV, Pc, divani, tavoli, sedie e poltrone; una piccola palestra; una sala per le attività di animazione; un ufficio per colloqui individuali e per il supporto eventuale ai care giver degli ospiti. All’esterno c’è un giardino con camminamento circolare, gazebo e panchine. Il Circolo, negli orari serali e festivi, può organizzare anche altre tipologie di attività che favoriscano la socializzazione dei soci come mostre, presentazioni di libri, eventi musicali e cene. Non mancano, inutile negarlo, le criticità. La messa in rete di persone tra loro diverse genera spesso dialettiche non previste. La sintesi comunque per ora è positiva, anche se le sperimentazioni probabilmente non finiscono mai di essere tali e percorrere strade sconosciute non è sempre lineare come previsto.


Attraverso quali risorse si sostiene il progetto?

In primo luogo attraverso gli utenti. Associarsi alla Casa della Memoria prevede un costo annuale di 20 euro per la tessera di affiliazione e di 25 euro per l’intera giornata, escluso il pasto ed il trasporto. All’ente pubblico non abbiamo richiesto alcun tipo di risorsa e gli investimenti necessari sono stati tutti a carico dei privati che ci hanno creduto. Ad esempio Tena ci ha sostenuto nella stampa dei primi pieghevoli promozionali. Ora è nostra intenzione allargare ad altri soggetti la partecipazione e la promozione dell’iniziativa, e in questo senso siamo alla ricerca di altre partnership con imprese e fondazioni bancarie.

 

Riferimenti

Slide presentazione del progetto Casa della Memoria

Il pieghevole di Casa della Memoria
 

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daniela | 04.02.2014
trovo che l'iniziativa risponde ad esigenze reali quindi spero trovi risposte sul territorio che permettano di andare avanti il più possibile. Complimenti!
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roberto | 03.02.2014
Lodevole iniziativa!
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