PARTI SOCIALI / Enti Bilaterali
WILA, il welfare degli artigiani lombardi
Intervista a Angelo Carrara, Vicepresidente di Confartigianato Lombardia
06 aprile 2016

Era stato previsto dall’accordo sulle linee-guida per il rinnovo dei contratti regionali dell’artigianato sottoscritto dalle parti nel 2012. Dopo più di tre anni ha visto la luce. Si tratta di WILA, il fondo bilaterale “Welfare Integrativo Lombardo dell’Artigianato” dedicato ad assicurare prestazioni integrative di natura sociale e sanitaria ai lavoratori del comparto (eccetto edilizia e trasporti). Operativo da luglio 2015, WILA è finanziato da un contributo di 5 euro mensili per dipendente, interamente a carico della parte datoriale.

Per quanto riguarda l’assistenza socio-sanitaria, il Fondo offre una copertura annua massima per iscritto e mette a disposizione dei lavoratori coperti la possibilità di accedere a strutture convenzionate con UniSalute, il partner che già gestisce il fondo nazionale di assistenza sanitaria integrativa del comparto (San.Arti., di cui Secondo Welfare si è già occupato); i lavoratori che abbiano usufruito di prestazioni fuori del circuito UniSalute possono successivamente chiederne il rimborso. I servizi inclusi nel Fondo riguardano innanzitutto le cure odontoiatriche, ma comprendono anche indennità per l’astensione facoltativa dal lavoro per maternità e paternità o per l’astensione dal lavoro, per malattia o infortunio, oltre il periodo di comporto. Contributi sono previsti anche in caso di non autosufficienza, temporanea o permanente. Sul fronte delle prestazioni sociali, il fondo Welfare Integrativo Lombardo dell’Artigianato mette a disposizione dei lavoratori una serie di erogazioni monetarie volte a ridurre il carico sostenuto da molte famiglie per sostenere spese come rette di asilo di nido, l’acquisto di libri scolastici per i lavoratori e i loro figli o rette per genitori ricoverati in Residenze Sanitarie Assistenziali.

Un’esperienza, quella di WILA, che dimostra, come segnalato nel nostro Secondo Rapporto sul Secondo Welfare 2015, il particolare radicamento degli strumenti della bilateralità territoriale nel comparto artigiano. Rispetto alle poche esperienze già esistenti in altri territori (come San.in.Veneto in Veneto o SIA3 in Trentino), la peculiarità di WILA va ricercata nella sua natura integrativa e non sostitutiva rispetto agli strumenti della bilateralità nazionale. In altre parole, il nuovo fondo si aggiunge e non si sostituisce al fondo nazionale (San.Arti.), dando così vita a un’integrazione territoriale dell’integrazione nazionale.

Per capire meglio la genesi di WILA e come stia muovendo i primi passi, abbiamo raccolto il punto di vista di Angelo Carrara, vicepresidente di Confartigianato Lombardia e vicepresidente del fondo.

 

Angelo Carrara, la nascita di fondi territoriali contrattuali dedicati all'assistenza sanitaria e socio-sanitaria rappresenta senza dubbio una delle novità più interessanti nel variegato campo della bilateralità. Quali considerazioni vi hanno portato alla decisione di dar vita a questo fondo insieme alle organizzazioni sindacali?

Sostanzialmente il concetto che sta alla base di tutto è quello che porti meno costi per le imprese e più beneficio al lavoratore. Il tutto, poi, nell’ottica di intervenire in un campo in parte ancora inesplorato e comunque con grandi potenzialità di sviluppo a fronte di problematiche altrettanto grandi che si presenteranno. Inoltre, anche le politiche a livello di governo centrale portano sempre più ad una maggiore incidenza di questo aspetto anche nella composizione del salario dei dipendenti.


Il modello del servizio socio-sanitario lombardo, peraltro oggetto di una recentissima riforma, è spesso portato come esempio di eccellenza nel panorama del SSN. Perché, allora, dedicare un fondo territoriale proprio all’assistenza socio-sanitaria?

La risposta è nella domanda stessa: non si tratta di un fondo eminentemente sanitario. La sanità in Lombardia è di livello elevato, sicuramente ai primissimi posti al mondo; però noi abbiamo scelto un percorso fortemente orientato al sociale: credo che sia questo l’anello debole del concetto stesso di welfare, non tanto l’espetto sanitario ma l’aspetto sociale, comunitario.


La costituzione di WILA fu prevista, per la prima volta, nell’accordo del febbraio 2012, in cui le parti identificavano le linee guida per il rinnovo dei contratti regionali dell’artigianato. Perché è stato necessario aspettare quasi 4 anni perché il Fondo venisse istituito e diventasse operativo? Quali sono state le difficoltà più rilevanti che avete incontrato lungo il percorso?

Qui non si trattava solo di dare l’avvio al fondo WILA in quanto tale, ma di inserirlo nei rinnovi contrattuali che hanno le loro tempistiche di attuazione; difatti WILA è accessibile solo ad una determinata quantità di contratti lavorativi, ad esempio mancano l’edilizia e i trasporti che hanno altre peculiarità, ma ciò non toglie che si possa trattare affinché anche questi contratti recepiscano questa possibilità. Faccio presente, comunque, che questo è il primo fondo regionale con queste caratteristiche che è partito in tutta Italia.


Come avete proceduto per definire il nomenclatore?

È stato fatto un ragionamento di innovazione. Sicuramente abbiamo focalizzato il nomenclatore in modo che dia risposte vere a bisogni veri, non prestazioni bancomat ma che non centrano le difficoltà non del solo socio iscritto, ma di tutto l’ambito familiare.


Quali sono le prestazioni sanitarie e socio-sanitarie assicurate da WILA? Chi può beneficiarne? E come vengono erogate?

Le prestazioni erogate sono numerose, ma mi preme sottolinearne alcune particolarmente innovative e credo di forte impatto: ad esempio, le tutele verso i genitori non più autosufficienti temporaneamente e in modo permanente, il sostegno alla maternità/paternità, sia con un’erogazione al fine di favorire un prolungamento del periodo di maternità, sia come contributo per le rette degli asili nido, oppure il sostegno dei lavoratori che purtroppo si trovano esposti, per causa di malattie particolarmente gravi, al termine del periodo di comporto, ossia delle coperture perviste per legge. Questi sono solo alcuni esempi, ma, come si vede, ci si è orientati sul concetto di “welfare di comunità” piuttosto che sul concetto di domanda/risposta quasi consumistico di prestazioni sanitarie vere o presunte. I beneficiari sono tutti i lavoratori dipendenti delle imprese artigiane che applicano i contratti che sono stati rinnovati in questo periodo. Per quanto riguarda le prestazioni sanitarie vengono erogate direttamente tramite la compagnia assicurativa UniSalute che gestisce questo settore, mentre per le altre prestazioni sociali si passa tramite gli sportelli della bilateralità.


A questo proposito, ci può spiegare quali relazioni intercorrono, dal punto di vista organizzativo, fra WILA, ELBA e San.Arti.?

Dal punto di vista organizzativo sono cose diverse ma assolutamente funzionali: per le prestazioni sanitarie WILA è complementare a San.Arti. per le coperture prestate ma funziona nello stesso modo, ossia tramite Unisalute, mentre per le prestazioni sociali, come detto, si passa tramite ELBA (Ente Bilaterale Lombardo dell’Artigianato, ndr), ma queste sono delle tecnicalità che non incidono minimamente né sulle imprese né sul lavoratore.


In base ai dati in vostro possesso, imprese e lavoratori si stanno dimostrando consapevoli dei rispettivi doveri e diritti in merito all’iscrizione al Fondo? Qual è stato, fino ad ora, l’andamento di adesioni e versamenti?

Secondo gli ultimi dati, le iscrizioni sono andate oltre le più rosee previsioni: abbiamo superato abbondantemente le 100.000 posizioni, mentre ne avevamo preventivate circa 90.000 per il 2016. Credo che ciò sia dovuto al fatto che ormai il concetto del welfare partecipativo è entrato nel comune sentire. E poi non dimentichiamo l’effetto di trascinamento di San.Arti: WILA, infatti, pur essendo uno strumento assolutamente autonomo, condivide il sistema di riscossione con San.Arti (le parti effettuano un unico versamento), per cui anche qua non si è voluto creare difficoltà e sovrastrutture inutili.


Quali prospettive di sviluppo immaginate per il Fondo? State considerando la messa a punto di forme di coordinamento più stretto con Regione Lombardia?

Le prospettive di sviluppo sono enormi. Ad esempio è già prevista, appena saremo a regime, la possibilità di iscrizione per i titolari delle imprese artigiane con i relativi familiari, e anche l’iscrizione dei familiari dei dipendenti aderenti. Inoltre, stiamo già prospettando l’ampiamento delle coperture secondo un attento e costante monitoraggio dei flussi. Stiamo poi pensando anche alla possibilità di operare nella cosiddetta medicina preventiva… Quindi, come si vede, ci sono margini di evoluzione. E di concerto a quanto appena detto è indispensabile trovare un coordinamento con Regione Lombardia proponendoci come partner affidabili e preparati.

 


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