TERZO SETTORE /
Valoriamo, un welfare a km 0: spunti a un anno dall'avvio del progetto
Un primo bilancio, tra nuove figure professionali e strutturazione della rete territoriale a supporto del progetto
30 marzo 2020

Il progetto Valoriamo, finanziato da Fondazione Cariplo nell’ambito del bando “Welfare in azione”, si propone di creare sul territorio lecchese un sistema di welfare “a km 0”: le imprese locali sono coinvolte in piani di welfare aziendale e territoriale coprogettati con l’aiuto delle diverse figure presenti all’interno di Valoriamo. Nella scelta dei prodotti e dei servizi da inserire nei piani è privilegiato un criterio di vicinanza: sono infatti considerati prioritariamente gli attori attivi localmente, in modo che il welfare aziendale e territoriale rappresenti una risorsa per il tessuto produttivo lecchese. Parallelamente Valoriamo svolge un’azione di sensibilizzazione del territorio volta a favorire l’inserimento lavorativo di persone in condizioni di vulnerabilità. Una percentuale delle risorse destinate ai piani di welfare realizzati attraverso Valoriamo viene infatti versata in un apposito fondo – istituito presso la Fondazione Comunitaria del Lecchese – che finanzia questi percorsi di inserimento e promuove iniziative volte a rafforzare l’occupabilità della persona e a sostenerla nel rientro e nella permanenza nel mondo del lavoro (corsi di formazione, iniziative di auto mutuo aiuto, opportunità di conciliazione tra vita privata e lavoro). In questa prima annualità Valoriamo si è concentrato soprattutto sugli aspetti legati alla promozione del welfare aziendale e territoriale, arrivando a creare nuove figure e nuovi servizi in questo ambito; nel campo degli inserimenti lavorativi è invece in fase di strutturazione la rete territoriale che promuoverà i percorsi di inclusione, mentre sono già stati avviati alcuni inserimenti lavorativi tramite borse-lavoro.


Valoriamo è un progetto in fase di sperimentazione, attivo tra il 2018 e il 2021. Il Laboratorio Percorsi di secondo welfare è coinvolto nell’iniziativa allo scopo di individuare direttrici future di sviluppo e possibili condizioni per la stabilizzazione e l’estensione del modello Valoriamo. A circa un anno dall’avvio del progetto ci siamo fatti raccontare i principali sviluppi del progetto dai rappresentanti di tre degli attori promotori di Valoriamo: Anna Riva (Consorzio Consolida), Fabio Streliotto (Innova srl) ed Enzo Mesagna (Cisl).



Anna, è trascorso circa un anno dall’avvio ufficiale di Valoriamo (avevamo raccontato l’evento di lancio qui). In questa prima annualità quali sono state le principali azioni del progetto?

[Anna Riva] Nella costruzione di un modello innovativo è necessario, per prima cosa, far funzionare il meccanismo che permetta di attivare i diversi ingranaggi. Gestire una rete progettuale così variegata, che rappresenta mondi molto diversi, ha rappresentato la prima sfida. Formare nuove figure professionali e inserirle nel tessuto territoriale è stato il secondo obiettivo. Nel corso della prima annualità ci proponevamo infine di ottenere la fiducia da parte dei diversi attori affinché questi si facessero promotori del nostro modello. Il raggiungimento di questi obiettivi ha richiesto un lungo lavoro relazionale e professionale da parte di tutte le persone che hanno messo in piedi il progetto.


Nel primo anno di attività Valoriamo si è concentrato in particolare sulle azioni legate all’area del welfare aziendale e territoriale. Come mai? Quali difficoltà e sfide avete incontrato in questo ambito?

[Anna Riva] Il welfare aziendale è un mercato che finora non era ad appannaggio del Terzo Settore, se non come fornitura di servizi per le diverse piattaforme. Scegliere di governarne il processo per garantire un impatto sulla comunità significa acquisire nuove competenze e comprendere nuovi bisogni: quelli delle aziende e dei loro lavoratori, ma anche quelli del mercato e della concorrenza. In questo primo anno siamo intervenuti sul fronte delle aziende, accompagnandole a leggere i bisogni dei loro collaboratori. Abbiamo però anche “sfidato” il Terzo Settore, stimolandolo a produrre nuovi servizi di qualità, e abbiamo iniziato a cercare risposte condivise ai bisogni locali.


Potreste descrivere brevemente il ruolo, le funzioni e la portata innovativa di Welfare Community Manager e Corporate Manager, le due “nuove” figure professionali introdotte da Valoriamo sul territorio lecchese?

[Anna Riva] Il Corporate Manager (CM) è il professionista che ricerca e incontra le imprese e gestisce le relazioni con esse e con la parte sindacale dalla presentazione del progetto Valoriamo fino all’approvazione e implementazione del piano di welfare aziendale. Sebbene questo profilo professionale presenti diversi aspetti in comune con la figura del consulente del lavoro, nell’ecosistema di Valoriamo assume delle funzioni particolarmente ricche essendo chiamato a proporre iniziative che possano aprirsi al territorio e che abbiano ricadute concrete sul tessuto produttivo locale. Il CM, per svolgere queste funzioni, deve sapersi relazionare con gli stakeholder pubblici e privati del territorio lavorando in stretta collaborazione con i Welfare Community Manager. Il CM rappresenta inoltre un importante anello di congiunzione tra l’area legata al welfare aziendale e quella dei percorsi di accompagnamento al lavoro: presentando il progetto Valoriamo in tutta la sua articolazione ha la possibilità di individuare aziende particolarmente sensibili al tema della responsabilità sociale e disposte a ospitare percorsi di inserimento lavorativo che coinvolgono persone vulnerabili.

L’altra figura professionale introdotta da Valoriamo è quella del Welfare Community Manager (WCM). Mentre il CM è maggiormente coinvolto sul fronte delle relazioni con l’azienda e con i sindacati, il WCM interagisce direttamente con i lavoratori; si concentra sulla rilevazione dei loro bisogni e sulla proposta di servizi e prodotti da inserire nei piani di welfare aziendale. In un’ottica di apertura al territorio, i WCM sono inoltre impegnati nella realizzazione dei Welfare Point (ne parliamo nella domanda successiva, NdA). Il WCM svolge dunque un costante lavoro di mappatura dei servizi territoriali di welfare offerti da soggetti pubblici e privati (in particolare del Terzo Settore). Da questo punto di vista non si limita però a connettere le esigenze della popolazione aziendale con le proposte presenti sul territorio, ma favorisce anche processi di innovazione dei servizi supportando gli attori del Terzo Settore nel design di servizi specializzati che siano maggiormente rispondenti alle esigenze dei lavoratori e competitivi rispetto ai servizi offerti da altri provider di welfare aziendale.


Fabio, può invece spiegarci quali sono le funzioni e le potenzialità dei Welfare Point, nuovi servizi locali introdotti da Valoriamo?

[Fabio Streliotto] I Welfare Point, che saranno attivati nel corso della seconda annualità, sono dei servizi territoriali volti a orientare i lavoratori e i cittadini rispetto alle opportunità e ai servizi predisposti localmente per rispondere ai principali bisogni sociali. L’idea di proporre questi servizi è nata dall’osservazione di alcune dinamiche legate al welfare aziendale: nel corso della nostra esperienza come Innova Srl ci siamo resi conto che moltissime persone hanno difficoltà a utilizzare le piattaforme per il welfare aziendale e, soprattutto, non riescono a orientarsi rispetto alle proposte offerte. Le persone tendono a rispondere ai propri bisogni in un certo modo e difficilmente cambiano “strategia” quando l’azienda mette a disposizione un credito per il welfare: di fatto molto spesso i lavoratori non utilizzano il welfare aziendale per rispondere ai loro bisogni, lo utilizzano in base alle informazioni di cui già dispongono e alle decisioni che hanno già preso. A partire da questa situazione abbiamo avviato un confronto con le imprese, le amministrazioni locali e il Terzo Settore (un processo che abbiamo raccontato qui, NdA) e abbiamo ideato i Welfare Point. Nel corso degli anni abbiamo diversificato la proposta con la creazione di Welfare Point all’interno delle aziende oppure sul territorio; i Welfare Point previsti dal progetto Valoriamo rientrano in questa seconda tipologia. Il vantaggio di avere Welfare Point territoriali è che possono accedervi tutti: lavoratori e loro familiari, cittadini e cittadine. Per esempio il lavoratore straniero può venire accompagnato da un familiare che parla meglio l’italiano e che può supportarlo nella scelta dei servizi di welfare aziendale più utili. Inoltre l’accesso libero favorisce l’emersione di problemi che difficilmente potrebbero essere affrontati in azienda e che, attraverso questo canale, possono invece essere esplicitati e trovare una prima risposta. Pensiamo per esempio alla moglie di un dipendente che accede al Welfare Point e, contestualmente, si trova a parlare delle difficoltà che incontra nel trovare lavoro: sarà orientata dagli operatori verso dei servizi di accompagnamento al lavoro già presenti sul territorio. In questo modo le imprese sono contente perché vedono che il welfare aziendale è pienamente sfruttato e apprezzato mentre i lavoratori trovano invece uno spazio esterno all’azienda in cui esplicitare le proprie richieste con maggior libertà.


Qual è invece il ruolo dei sindacati all’interno di Valoriamo? Perché rappresentano un attore fondamentale della rete progettuale?

[Enzo Mesagna] Il ruolo del sindacato all’interno del progetto è molto rilevante in particolare in relazione al welfare aziendale: la parte sindacale partecipa infatti alla definizione, attraverso accordi aziendali, delle risorse da destinare al welfare (anche tramite premio di risultato). In questo processo noi ci facciamo promotori del progetto Valoriamo presso le aziende attraverso le nostre rappresentanze sindacali. Abbiamo poi un ruolo nella stesura del regolamento relativo al piano di welfare aziendale e nel coinvolgimento dei lavoratori. Da questo punto di vista la nostra presenza è cruciale: è importante che il welfare aziendale sia colto anche come strumento per rafforzare la fiducia tra organizzazione sindacale e lavoratori e per promuovere una visione di benessere del lavoratore che sia condivisa tra impresa e organizzazione sindacale.


A suo avviso perché per i sindacati è importante aderire a un progetto come Valoriamo?

[Enzo Mesagna] Innanzitutto per rafforzare il clima di fiducia nel mondo del lavoro a livello locale, come sottolineavo prima. L’altro aspetto rilevante per noi è il carattere sociale del progetto Valoriamo, il fatto che si proponga di favorire l’inserimento lavorativo di persone in difficoltà; questo è un tema che è molto caro ai sindacati, specialmente quando si tratta di sperimentare politiche e servizi a livello locale. Anche in questo ambito, all’interno di Valoriamo, abbiamo una funzione importante. Alle nostre sedi, ai nostri patronati e ai servizi fiscali accedono moltissime persone; grazie alla nostra presenza sul territorio possiamo dunque aiutare Valoriamo a intercettare persone in difficoltà e, più in generale, a riflettere su come strutturare l’accesso al progetto per queste persone. 

 


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