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Venerdì 14 febbraio, nello spazio Nòva del Comune di Novara, si è tenuto il kick-off di KiT – Keep in Touch, progetto Interreg1 tra Italia e Svizzera che ha l’obiettivo di sviluppare, attraverso il confronto transfrontaliero, un modello condiviso e innovativo per prevenire e affrontare situazioni di marginalizzazione e disagio tra i giovani in condizioni di vulnerabilità multiple. Partito a gennaio 2025, KiT durerà 30 mesi durante i quali saranno sviluppate diverse azioni volte a inquadrare il contesto di riferimento e la sua evoluzione, costruire adeguati ambiti di confronto, formare le competenze necessarie e modellizzare quanto appreso durante il percorso. Ma andiamo con ordine.

Cos’è KiT: il progetto in breve

Come spiegato da Federico Manfredda, project manager del progetto, il titolo KiT – Keep in Touch vuole sottolineare, da una parte, l’idea di mantenere un contatto attivo e continuo con le persone parte delle attività prevsti – sia destinatari che partner coinvolti2– e, dall’altra, quella di creare un vero e proprio kit di strumenti di intervento che, testati durante il progetto, potranno essere usati in altri momenti e contesti.

Il target a cui si rivolgeranno gli interventi è quello dei NEET3, cioè giovani in una fascia compresa tra i 15 e i 30 né occupati, né in percorsi di istruzione o formazione, che vivono in Piemonte e in Canton Ticino, con un focus specifico su chi può avere più forme di fragilità, come ad esempio migranti, persone in condizioni di disabilità o di grave marginalità.

Per farlo, il progetto sarà diviso in quattro macroaree di intervento. La prima, spiegata da Furio Bednarz della Fondazione ECAP, prevede lo sviluppo degli “Atelier del futuro”, una serie di “laboratori di cittadinanza” che hanno l’obiettivo di immaginare possibili scenari di lungo periodo per poi progettare strategicamente gli interventi in maniera conseguente.

La seconda intende incrociare il lavoro degli Atelier con pratiche laboratoriali sui target e azioni pilota da realizzare con i tavoli già presenti sul territorio e un nuovo tavolo trasversale multitarget.

Nella terza macroarea si faranno una serie di incontri di capitalizzazione e capacity building, che avranno lo scopo di definire e formare delle figure dedicate al progetto, costantemente aggiornate all’evoluzione dei bisogni.

Introdotta da Chiara Agostini di Percorsi di secondo welfare, l’ultima area riguarda la modellizzazione di tutti i dispositivi creati precedentemente. “Modellizzazione significa partire dal progetto per arrivare a un modello che ci aiuterà a leggerlo alla luce di trasformazioni del welfare, sia in termini di sostenibilità per quando finirà l’intervento, sia per la scalabilità in altri contesti” ha spiegato Agostini. In tal senso è prevista anche la realizzazione di un osservatorio permanente per monitorare il bisogno della popolazione target, che Secondo Welfare svilupperà similmente a quanto fatto nel Biellese col progetto OsservaBiella.

Il contributo dei partner: una rete per affrontare la fragilità giovanile complessa

Durante l’incontro, i partner di KiT hanno condiviso esperienze e prospettive sulle sfide della marginalizzazione giovanile e sulle strategie più efficaci per affrontarla.

Miranda Andreazza dell’Agenzia Piemonte Lavoro ha sottolineato come il panorama della fragilità sia in continua evoluzione, con giovani che presentano vulnerabilità complesse e multidimensionali. Per rispondere a queste sfide, l’ente ha investito nel rafforzamento dei centri per l’impiego, nell’introduzione della figura del job coach e nell’attivazione di laboratori professionalizzanti su misura.

L’importanza della personalizzazione degli interventi, anche grazie al lavoro in rete, è stata evidenziata anche da Miriam Martelli di Filos, che ha spiegato come “questo progetto va proprio nella direzione di costruire spazi di condivisione e di modalità di collaborazione per ascoltare gli utenti più fragili”. Per questo, ha ribadito Milena Dura di Filos, è necessario mettere a sistema esperienze precedenti, costruendo una rete solida tra servizi sociali, enti di formazione, centri per l’impiego e imprese.

Il lavoro in rete si concretizza anche su temi specifici come l’orientamento e l’inserimento lavorativo. Ad esempio, l’associazione di psicologi e psicologhe Orientamente (nella figura di Tommaso Baldina) e i centri per l’impiego (Cristina Saletta) hanno presentato strategie per intercettare i giovani in difficoltà, collaborando con scuole e servizi sociali per sperimentare soluzioni come corsi di italiano nei centri di accoglienza per migranti e percorsi strutturati per l’inclusione lavorativa per persone con disabilità. Anche Michele Cerutti di Confartigianato ha evidenziato la propria volontà di espandere le attività di orientamento e tutoraggio, rafforzando il legame tra formazione e mondo del lavoro.

Il coinvolgimento delle famiglie è un altro punto centrale sottolineato dai partner. Dal Canton Ticino, Ramona Sinigaglia dell’Associazione L’Ora ha portato il proprio approccio integrato, che combina il supporto ai giovani con il coinvolgimento attivo delle famiglie e della comunità. Alcune ricerche sul territorio hanno evidenziato un forte senso di sfiducia nei confronti delle istituzioni e una crescente difficoltà dei giovani nel trovare un equilibrio tra le aspettative sociali e le proprie aspirazioni. L’educazione alla motivazione e la creazione di spazi di ascolto e supporto diventano strumenti chiave per ricostruire un senso di fiducia e progettualità. Dalle parole di Ilaria Marzo e Lucia Puleo dei servizi sociali di Novara, invece, sono emerse riflessioni sulla necessità di accompagnare le famiglie nel percorso di crescita dei giovani con disabilità, contrastando il rischio di dispersione scolastica e isolamento post-scolastico.

L’insieme di questi contributi conferma la necessità di un approccio integrato e multilivello, che coinvolga tutti gli attori chiave per garantire opportunità concrete ai giovani più vulnerabili. Ovvero l’obiettivo di KiT.

I prossimi passi di Keep in Touch 

Il kick-off si è concluso nel pomeriggio con l’avvio degli Atelier del futuro. Bednarz, coordinatore dei laboratori, ha spiegato la teoria sottesa – cioè l’approccio dei future studies, il cui obiettivo è quello di anticipare i megatrend sociali, culturali e tecnologici, e prevederne gli sviluppi attraverso l’elaborazione di diversi scenari possibili – per poi coinvolgere attivamente i partner presenti in diverse riflessioni su quello che si potrà fare nel corso del progetto.

KiT è dunque entrato subito nel vivo con questo momento di coprogettazione, che continuerà nelle prossime settimane per mettere a punto nel concreto la struttura degli Atelier e i relativi obiettivi da raggiungere.

Quel che è certo è che questo primo incontro di progetto ha già dimostrato di poter contare su una rete solida di partner, competenze e strategie condivise che fanno ben sperare per il prosieguo dell’iniziativa. I prossimi passi saranno fondamentali per tradurre idee e sinergie in azioni concrete, con l’obiettivo di costruire percorsi inclusivi e sostenibili per il futuro dei giovani dei territori interessati.

 

Note

  1. Interreg è una serie di programmi finanziati dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale per stimolare la cooperazione tra regioni diverse, sia fuori che dentro l’UE. Qui il sito dei programmi Italia-Svizzera.
  2. I partner coinvolti sono FILOS Formazione (Italia), Associazione L’ORA (Svizzera), Sostare Impresa Sociale (Svizzera), Orientamente (Italia), Agenzia Piemonte Lavoro (Italia), Confartigianato (Italia), Percorsi di secondo welfare (Italia).
  3. Acronimo di Not in Education, Employment or Training.