TERZO SETTORE /
Manifesto del Fundraising: nove (s)punti per la Riforma del Terzo Settore
Presentato il documento realizzato dalla Scuola di Roma Fund-raising.it e promosso dall'Istituto Italiano Donazione
12 dicembre 2015

L'11 dicembre alla Camera dei Deputati è stato presentato il Manifesto italiano del Fundraising, realizzato dalla Scuola di Roma Fund-raising.it per contribuire a rendere il fundraising una delle principali strategie per la sostenibilità di un nuovo welfare di Comunità e per promuovere la cultura del dono. Frutto del dibattito pubblico iniziato due anni fa con il Progetto “Fundraising. Un altro welfare è possibile”, il manifesto, nato come uno strumento utile a diffondere una nuova cultura della donazione e del finanziamento sociale. Il documento, in 9 punti, suggerisce alcune raccomandazioni di policies rivolte alle istituzioni, al non profit, ai donatori:

1) liberare il fundraising dagli ostacoli di natura giuridica, fiscale, amministrativa e burocratica;
2) stabilire criteri di valutazione sull’efficacia ed efficienza del fundraising;
3) investire sul fundraising affinché́ abbia un ruolo strategico per il Paese;
4) Tutelare concretamente i diritti del donatore; 5) garantire una comunicazione e informazione corretta, accessibile e pluralista;
6) promuovere e diffondere una nuova cultura della donazione (parole chiave: educare, abituare, condividere, attivare);
7) potenziare la ricerca sul fundraising per permettere agli operatori e ai donatori l’accesso a dati e conoscenze su donazioni e mercati della raccolta fondi;
8) stabilire un adeguato sistema di controllo della qualità e del rispetto delle regole per garantire una competizione leale e trasparente;
9) valorizzare la dimensione locale e il radicamento territoriale del non profit e dei beni comuni.

 

“Non è possibile che le onlus ricevano il 5 per mille dopo due anni. C’è una disparità di trattamento rispetto ai partiti che, al contrario, lo ottengono subito” spiega Massimo Coen Cagli, direttore scientifico della Scuola di Roma Fund-raising .it. “Molto spesso chi dona non è soddisfatto perché non sa come sono stati spesi i suoi soldi. E alcuni scelgono di non fare beneficienza proprio per questo” continua Coen Cagli, che in occasione del decimo anniversario della Scuola, nella sala Aldo Moro della Camera, a illustrato il Manifesto.“Pensare che il fundraising possa crescere solo attraverso la produzione di provvedimenti legislativi e amministrativi è sbagliato e irrealistico. Occorre che il nostro Paese sia dotato di politiche pubbliche e sociali per il suo sviluppo riguardanti la cultura della donazione. In assenza di una strategia politica comune è difficile immaginare una prospettiva di crescita”.

Secondo Edoardo Patriarca, presidente Istituto Italiano Donazione, è il momento “di dare una dimensione strategica al dono e alla raccolta dei fondi. I cittadini - ha aggiunto - devono diventare sempre di più i veri protagonisti”. Secondo l’economista Stefano Zamagni, se in Italia si dona meno che in Inghilterra e in America, per il professore non è solo una questione legata agli incentivi fiscali: “I benefici fiscali sono importanti ma non essenziali. La gente contribuisce se riconosce l’elevato impatto sociale della donazione”.

Luigi Bobba, sottosegretario alle Politiche Sociali, parlando del Manifesto ha detto che si tratta di “un lavoro non lamentoso ma scientifico che contiene molte proposte interessanti. I principi enunciati nel Manifesto - ha aggiunto Bobba - sono perfettamente in linea con la Riforma del Terzo Settore. Questo manifesto sarà anche un utile supporto alla scrittura dei decreti legislativi contenuti nel testo della Riforma. Si tratta solo di tradurre quei principi in norme e regole”.

 

 


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