TERZO SETTORE /
La meritorietà dai piedi d’argilla
Flaviano Zandonai, Vita, 17 febbraio 2015
18 febbraio 2015

Nei giorni scorsi è stato approvato il primo articolo del disegno di legge delega sul Terzo Settore. La norma non è solo una dichiarazione di missione ma, anzi, può essere letta anche come una rassegna delle qualifiche che contraddistinguono le attività svolte dal terzo settore. Qualifiche che secondo Flaviano Zandonai, che offre una bella analisi pubblicata sul blog Fenomeni ospitato da Vita, si possono riassumere in una parola: meritorietà.

Eppure proprio ora, quando da più parti si reclama un welfare più “generativo” e d'”investimento” ci si ritrova ad agire con bassi livelli di legittimazione e di meritorietà. Non un grande viatico per il coinvolgimento dei vari attori chiamati ad assumere un ruolo più attivo, ad iniziare dai beneficiari delle iniziative, ma anche soggetti economici, nuove forme di aggregazione della domanda, ecc... In altre parole, presi come siamo a modellare le varie parti del corpo (normativo), con il terzo settore rischiamo di fare lo stesso errore di colossi e giganti vari: crollati per la fragilità delle loro fondamenta

Secondo Zandonai Bisogna quindi riplasmare la meritorietà riportando la produzione a più stretto contatto con i processi di advocacy e, viceversa, orientando la rappresentanza alla co-produzione. Un processo non semplicissimo visto che, da una parte, si tratta di lavorare su substrati culturali e, quindi serve inevitabilmente tempo e, dall'altro, occorre investire sulla generazione e comunicazione di valori d’impatto, sapendo che non si può contare solo sui tradizionali intermediari della fiducia. 

 

La meritorietà dai piedi d’argilla
Flaviano Zandonai, Vita, 17 febbraio 2015

 

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