TERZO SETTORE / Fondazioni
Fondazioni di comunità: l'esperienza di ''Vallesina Aiuta Onlus''
A Jesi, in provincia di Ancona, grazie ad una partnership tra pubblico e privato è nata la prima fondazione comunitaria del Centro Italia. Ecco gli obiettivi che si propone.
03 febbraio 2020

Le Fondazioni di comunità sono realtà che, coinvolgendo associazioni e soggetti chiave di un dato territorio, si pongono l’obiettivo di promuovere strumenti e attività che possano contribuire al benessere e alla coesione sociale mobilitando risorse (economiche e non) da e per la comunità in cui si trovano ad operare. A 20 anni dall'avvio del progetto "Fondazioni di comunità" promosso da Fondazione Cariplo, che ha introdotto le fondazioni comunitarie anche nel nostro Paese, il fenomeno ha ormai assunto una certa rilevanza nel contesto italiano, dove si contanto 40 istituzioni di questo genere. 

Come abbiamo avuto modo di raccontarvi in questi anni attraverso le nostre attività di ricerca, le Fondazioni di comunità si stanno dimostrando dei veri e propri attivatori locali di capitale sociale e catalizzatori di innovazione. Come mostrato recentemente anche dal nostro Lorenzo Bandera nella ricerca “Fondazioni di Comunità. L'esperienza di Fondazione Cariplo”, paradossalmente le Fondazioni comunitarie mancano proprio nelle aree dove la loro azione sarebbe più preziosa. In tal senso, come mostra l'immagine qui sotto, esiste un gap evidente tra Nord e Centro-Sud del Paese. 


Fortunatamente però in diverse regioni centrali e meridionali si sta assitendo al tentativo di invertire questa tendenza. Un esempio in tal senso è quello della Fondazione di comunità “Vallesina Aiuta Onlus”, realtà nata a marzo 2018 nel Comune di Jesi in provincia di Ancona. Tale Fondazione nasce dalla volontà dell’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona “ASP Ambito 9” e dal Comune di Jesi con l’obiettivo di offrire un supporto finanziario ai soggetti pubblici e privati che svolgono attività di assistenza delle persone in condizione di bisogno. In totale sono soci della Fondazione 21 Comuni del territorio della provincia che in totale contano circa 110mila abitanti.

Come si legge dallo Statuto della Fondazione, il suo obiettivo vuole essere quello di portare avanti progetti con finalità di solidarietà sociale, di beneficenza e di assistenza nel territorio dei Comuni che fanno parte dell’Ambito Territoriale Sociale 9 del Comune di Jesi. In particolare, la realtà marchigiana di propone di promuovere il miglioramento delle strutture e delle tecnologie legate alle pratiche di assistenza a anziani e persone non autosufficienti e finanziare progetti locali multi-attore volti a fornire soluzioni innovative al contrasto della povertà e della marginalità sociale. “Vallesina Aiuta Onlus” supporterà nel prossimo futuro anche attività di ricerca e di formazione del personale che si occupa di assistenza socio-sanitaria. Le risorse economiche necessarie per svolgere queste iniziative saranno ricavate attraverso la promozione di raccolte fondi e altre azioni previste dalla normativa di riferimento.

Per scoprire di più in merito alla nascita e il ruolo della Fondazione di comunità “Vallesina Aiuta Onlus” abbiamo intervistato Franco Pesaresi, direttore dell'Azienda servizi alla persona “Ambito 9” di Jesi.

 

Dottor Pesaresi, perché è nata la Fondazione di Comunità “Vallesina Aiuta- Onlus”? Quale la sua mission?

 

L’Azienda pubblica dei servizi alla persona “Ambito 9” e il Comune di Jesi sono i soci fondatori della Fondazione. È inusuale perché si tratta di due enti pubblici che si sono messi insieme per dare vita a un soggetto terzo di diritto privato. Ci siamo resi conto dell’insufficienza degli strumenti tradizionali per lo sviluppo delle politiche di coesione sociale ma anche del significativo interesse della popolazione nei confronti di interventi ed opere rivolte ai bisogni del territorio.

Abbiamo pensato che la costituzione della Fondazione di comunità “Vallesina Aiuta” - la cui presidente è la campionessa olimpica Elisa Di Francisca - potesse svolgere la funzione di catalizzatore di risorse filantropiche dei privati per realizzare progetti sociali di interesse collettivo; in questo modo cerchiamo anche di incentivare la partecipazione della collettività nella raccolta delle risorse e nel controllo sulle erogazioni.


Come sono stati scelti i soggetti coinvolti nella governance della Fondazione? Quali sono i loro obiettivi?

Come prima cosa l’obiettivo condiviso della rete è quello di dar vita a nuovi strumenti per far esprimere il senso di comunità di un territorio e reperire nuove risorse da destinare ad interventi sociali e di solidarietà.

Per fare ciò abbiamo cercato di dare rappresentanza non solo ai soci fondatori ma anche a diversi altri soggetti che in qualche modo rappresentano le istanze sociali del territorio e che possono dare un contributo sia nella raccolta delle donazioni che nell’utilizzo delle risorse raccolte. Per questo nel consiglio di amministrazione è stata prevista la presenza di un rappresentante del mondo del volontariato, il delegato territoriale di Confindustria, due rappresentanti dei 21 comuni che costituiscono l’ambito territoriale di intervento della Fondazione, oltre ad un presidente indipendente da tutti i soggetti e di chiara fama che possa ben rappresentare la comunità. All’interno dell’Assemblea dei soci inoltre sono rappresentati tutti sindaci dei 21 comuni del territorio di riferimento della Fondazione. La logica pertanto è quella inclusiva di tutti gli interessi in campo per rappresentare al meglio le istanze della comunità.


Dal suo punto di vista di tecnico, quali sono gli elementi di forza e quelli di criticità della Fondazione?

Come prima cosa l’azione della Fondazione si basa su uno Statuto strutturato in maniera accurata, per il quale ci siamo ispirati alle esperienze di Fondazione di comunità della Lombardia che sono state finanziate ed accompagnate nel loro percorso dalla Fondazione Cariplo. Inoltre, “Vallesina Aiuta” poi è un soggetto privato: questo ci garantisce una certa dinamicità, ci permette di rappresentare la comunità e ci consente di operare in un settore dalle grandi potenzialità.

Il punto debole è costituito dalla innovatività della iniziativa che è originale nel territorio marchigiano e che deve farsi conoscere. Ciò potrebbe richiedere un lungo lavoro pluriennale. Altro punto di criticità è quello di avere soci fondatori esclusivamente pubblici e questo potrebbe non essere interpretato positivamente da tutta la popolazione. Inoltre, in prospettiva futura, occorre pensare ad un minimo di organizzazione strutturata della Fondazione per dare organicità ed efficacia alla sua azione.


Quali sono i primi interventi e progetti verso cui destinare i contributi attratti dalla Fondazione?

La Fondazione di comunità “Vallesina Aiuta”, diversamente da quello che è accaduto in Lombardia, è stata costituita senza l’aiuto di fondazioni bancarie per cui l’avvio è un po’ difficoltoso. Per questa ragione, da un lato, abbiamo lanciato alcune campagne di raccolta fondi per il finanziamento di alcuni progetti e, allo stesso tempo, abbuiamo presentato alcuni progetti a fondazioni bancarie del territorio.

La Fondazione opera per un territorio di 109.000 abitanti costituito da 21 Comuni. Abbiamo ritenuto di partire da iniziative che coinvolgessero tutto il territorio per fare in modo che nessuno si sentisse escluso dalle iniziative della fondazione. Per cui i primi due interventi sono costituiti da lancio, in sequenza, di due campagne di raccolta fondi per finanziare l’arredamento del nuovo Centro diurno Alzheimer e, successivamente, per l’acquisto di giochi per i parchi pubblici adatti anche per persone disabili.


Riferimenti

Chi volesse approfondire il tema delle Fondazioni di comunità può scaricare il volume “Fondazioni di Comunità. L'esperienza di Fondazione Cariplo”

 


Fondazioni di Comunità - L'esperienza di Fondazione Cariplo

L’avanzata delle Fondazioni di Comunità

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