TERZO SETTORE / Fondazioni
La biodiversità come fattore di sviluppo locale
Sostenuto dal programma intersettoriale AttivAree di Fondazione Cariplo, il progetto Oltrepò (bio)diverso ha sviluppato una strategia di rilancio per l’Oltrepò Pavese, area interna appenninica della Lombardia.
05 maggio 2021

Promosso da Fondazione per lo Sviluppo dell’Oltrepò Pavese, il progetto (di cui vi avevamo già parlato qui) ha coinvolto diciannove partner tra organizzazioni non profit, scuole, enti locali e università, sviluppandosi tra il 2017 e il 2020 in Oltrepò Pavese, unico lembo appenninico della Lombardia, incastonato tra Piemonte, Emilia-Romagna e Liguria. Il territorio di intervento - 32.300 ettari di cui poco meno della metà a carattere forestale, 12.047 abitanti al gennaio 2016 e un patrimonio naturalistico di grande rilevanza - comprende diciotto Comuni collocati nell’area orientale dell’Oltrepò Pavese (a sua volta suddivisa nella sub-area a prevalente coltivazione della vite, a nord, e nella sub-area boschiva, a sud) oltre a un piccolo Comune collocato a ovest, ai confini con il Piemonte.

L’iniziativa ha individuato nella biodiversità il punto di forza locale su cui costruire una strategia di rilancio che si è declinata in azioni per la gestione del patrimonio forestale e fondiario, in attività di ricerca, didattica, preservazione e sviluppo in ambito ambientale e agricolo, in servizi di accoglienza, residenza e welfare, in interventi di marketing territoriale. La biodiversità - intesa in senso specifico ed ecosistemico ma anche paesaggistico, sociale e culturale - è stata contemporaneamente oggetto di ricerca scientifica e di cura, punto di forza che qualifica e promuove l’Appennino lombardo, leva promotrice di sviluppo, agente per contrastare lo spopolamento.

Per cogliere la complessità di Oltrepò (bio)diverso e la ricchezza delle azioni e delle attività messe in campo, rimando alle analisi e alle considerazioni raccolte nel volume AttivAree, pubblicato da Il Mulino (Osti e Jachia 2020), e alle riflessioni e ai resoconti esposti nei tre quaderni Innovazione aperta, Welfare generativo e Valorizzazione territoriale, pubblicati da Ibis (Fondazione per lo Sviluppo dell’Oltrepò Pavese 2020) e scaricabili qui. Questo articolo presenta alcuni degli esiti, a partire dalla lettura dei testi citati e dalla mia esperienza di tutor del progetto, lungo tutto il suo dispiegarsi, su incarico di Fondazione Cariplo. Propongo una sintesi di questi risultati attraverso cinque focalizzazioni che andrò ad approfondire di seguito:

  • le pratiche di cura e di gestione del territorio e della biodiversità;
  • la realizzazione di infrastrutture sociali e culturali;
  • le sperimentazioni di un welfare plurale di comunità;
  • la creazione d’impresa e la promozione di innovazione;
  • la comunicazione di una identità territoriale.

Si porrà attenzione non solo alle azioni messe in campo nei vari ambiti, ma anche agli sviluppi che esse hanno generato e potrebbero generare sul territorio e sulle comunità che lo abitano.


Pratiche di cura e di gestione del territorio e della biodiversità

Con la collaborazione di consulenti, tecnici, specialisti e con il concorso di ricercatori di quattro Università, Oltrepò (bio)diverso ha introdotto pratiche e sperimentazioni indirizzate alla cura e gestione di boschi, pascoli, vigneti, al recupero delle aree incolte e alla preservazione della biodiversità.

Tra i risultati conseguiti vanno ricordati: la messa a punto di una piattaforma di “banca della terra”, aperta alla consultazione pubblica, con informazioni sulla disponibilità di terreni agricoli; la sperimentazione di un pagamento per il servizio ecosistemico per sostenere la conoscenza del mondo delle farfalle; la gestione sostenibile dei vigneti rivolta alla riduzione del dissesto idrogeologico e finalizzata a favorire la biodiversità e il ripristino di habitat; la sperimentazione di prove in campo di produzione di grani antichi, di quinoa e di miscugli di sementi e la stesura di un disciplinare di produzione del mais ottofile finalizzate a diversificare le colture agricole, a riattivare lo sviluppo di tecniche di gestione conservativa dei terreni, a rilanciare l’allevamento di bovini di razze locali.

E infine, la mappatura delle aree forestali attraverso la tecnologia Lidar, basata sul telerilevamento in volo. Proprio quest’ultimo intervento ha consentito di analizzare nel dettaglio circa 9.000 ettari sia sotto il profilo territoriale, sia sotto quello forestale, costruendo una imponente base di dati che è stata e sarà punto di riferimento per azioni concrete e informate, finalizzate alla difesa degli assetti del territorio e al suo rilancio. Già oggi, a partire da queste elaborazioni, sono stati realizzati i piani di assestamento di due consorzi forestali.

Sviluppi

La cura e la gestione del territorio, oltre a mitigare i rischi di dissesto idrogeologico e a preservare la diversità di specie animali e vegetali, sono leve fondamentali per attrarre nuovi abitanti e potenziali investitori e favorire opportunità imprenditoriali e produttive, anche nella prospettiva di creare le basi per la transizione energetica. La sfida attualmente in corso è quella di dare continuità alle azioni sperimentali più promettenti e di valorizzare le banche dati predisposte per sviluppare nuovi progetti, catalizzando risorse pubbliche e private. Inoltre, le sperimentazioni e le ricerche applicate possono sostenere lo sviluppo di nuove imprese o di nuovi rami di impresa (si veda, più sotto, il paragrafo Creazione di impresa e promozione dell’innovazione).


Realizzazione di infrastrutture sociali e culturali

Oltrepò (bio)diverso ha fortemente investito anche nella rigenerazione di spazi sottoutilizzati o in disuso per realizzare e restituire alla comunità infrastrutture sociali e culturali.

A Serra del Monte, frazione del borgo di Cecima, il vecchio edificio scolastico di proprietà comunale, sorto negli anni Sessanta del baby boom italiano e ormai inutilizzato, è stato ristrutturato e riconvertito in Scuola di astronomia. La struttura arricchisce l’adiacente Osservatorio astronomico, gestito da un’associazione non profit di astrofili e da una cooperativa. In località Castagnara, a Pietra de’ Giorgi l’ex asilo parrocchiale risalente agli anni Sessanta, più recentemente adibito a oratorio e poi dismesso, è stato rifunzionalizzato in casa d’accoglienza grazie a un accordo con il Comune, e affidato in gestione all’associazione Agal per ospitare le famiglie dei bambini in cura presso l’Unità di Oncoematologia dell’ospedale di Pavia. A Valverde, località di Colli Verdi, in una struttura comunale polifunzionale è stato realizzato un centro per la promozione della biodiversità che arricchisce il Parco locale di interesse sovracomunale e il Giardino delle Farfalle, istituti per potenziare il valore paesistico e ambientale della zona. A Golferenzo, un vecchio edificio privato, in comodato d’uso al Comune, è stato riconvertito in vetrina di promozione delle produzioni d’Oltrepò, porta d’accesso al territorio e punto di ristoro per visitatori e turisti.
Sono stati inoltre riorganizzati tre piccoli musei del Sistema museale locale: il Museo delle Api a Montalto Pavese, il Museo dell’Appennino Lombardo a Romagnese e il Museo del Cavatappi a Montecalvo Versiggia.

Sviluppi

Le rigenerazioni di questi spazi sono state condotte da partenariati pubblico-privati con protagonisti piccoli comuni, associazioni di promozione territoriale, sociale, turistica e culturale, imprese locali. Oggi è importante che queste alleanze si consolidino, che rafforzino le loro connessione con gli interlocutori del territorio, che si mettano in dialogo tra di loro e con analoghe esperienze extraterritoriali. È decisivo che queste strutture si aprano, che rafforzino le loro caratteristiche di spazi multifunzione e di confine: luoghi di ritrovo, centri di diffusione e produzione culturale; punti di accoglienza turistica di territorio; spazi di ospitalità, di educazione, di comunità, avamposti di welfare plurale (si veda, qui sotto, il paragrafo Sperimentazioni di welfare plurale di comunità).


Sperimentazioni di welfare plurale di comunità

Diverse azioni e attività di Oltrepò (bio)diverso hanno realizzato sperimentazioni sul fronte dell’educazione, dell’assistenza sociale, del sostegno familiare, che prefigurano lo sviluppo di un modello di welfare plurale di comunità.

Nelle scuole primarie dei borghi di Varzi e di Zavattarello, un Istituto comprensivo ha avviato una prima sperimentazione del metodo Montessori, offrendo alle famiglie un’opzione di scelta ancora poco diffusa in provincia di Pavia e che trova uno sviluppo naturale in un’area a prevalente vocazione agricola e artigianale. Un altro Istituto comprensivo della zona, a Santa Maria della Versa, ha qualificato la propria offerta formativa puntando su una forte connessione tra esperienza didattica e (ri)scoperta del territorio, promuovendo progetti di contrasto alla povertà sociale ed educativa e in generale ponendosi come scuola aperta alla collaborazione con esperti, associazioni, istituzioni, imprese locali. Grazie al lavoro di Fondazione Adolescere, l’Oltrepò attrae anche studenti delle scuole di altre zone, compresi i centri urbani di pianura (in una sorta di patto di reciprocità tra scuole di pianura e di montagna). Ai ragazzi e alle ragazze si offrono soggiorni alla scoperta della biodiversità del territorio, delle sue imprese, dei suoi cibi, delle persone che qui vivono.

Una cooperativa sociale attiva nell’area, La Sveglia, con sede a Varzi, ha introdotto servizi di assistenza domiciliare e di baby-sitting, ha dato vita ad attività di doposcuola e di grest estivi esperienziali, ha sperimentato la figura del maggiordomo rurale. Tutti questi servizi di basano sulla costruzione di un rapporto di fiducia con le famiglie, sulla tempestività nel risolvere i problemi delle persone, sulla personalizzazione e sull’attenzione alle esigenze specifiche. Le sperimentazioni hanno anche creato nuove opportunità occupazionali e sono state occasione per favorire la costruzione di sinergie con altre organizzazioni del privato sociale, con i comuni, con le scuole. I grest, inoltre, hanno rappresentato una importante leva di attrazione - nel periodo estivo - per famiglie non residenti. Un’altra cooperativa sociale, Finis Terrae, attiva nella gestione dell’accoglienza di richiedenti asilo, ha organizzato un servizio di formazione teorica e pratica per una sessantina di migranti e ha contribuito ad avviare quattordici tirocini formativi, favorendo la continuità di alcuni rapporti di lavoro. L’esperienza ha coinvolto un centro di formazione accreditato e una settantina di aziende, perlopiù agricole, e ha favorito il superamento di pregiudizi. Infine, la rete dei circoli Auser locali, impegnati in particolare nei servizi di trasporto per le persone anziane, è stata rafforzata investendo sulla formazione dei volontari e sul coinvolgimento di nuove persone disposte a impegnarsi.

Sviluppi

Le aree interne sono caratterizzate da una significativa distanza dai centri di offerta dei servizi educativi e sociali e soltanto i territori che saranno in grado di creare le condizioni per favorire servizi di welfare diffusi e prossimi potranno contrastare la crisi demografica in corso. Le sperimentazioni di welfare plurale di comunità realizzate in Oltrepò sono vicine alle persone e nascono dall’ascolto dei loro bisogni, non sostituiscono i servizi di welfare tradizionale ma ne sono complementari, si sviluppano grazie a collaborazioni e processi cross-settoriali che richiedono una particolare cura e la collaborazione tra soggetti diversi quali enti locali, scuole, imprese sociali, utenti. Per garantire continuità, occorre mettere in dialogo le innovazioni introdotte con il sistema di welfare pubblico, verso la costruzione di un sistema aperto ma delineato, flessibile e affidabile.


Creazione di impresa e promozione dell’innovazione

Nell’ambito di Oltrepò (bio)diverso, PaviaSviluppo, azienda speciale della locale Camera di Commercio, ha accompagnato la fase di start up di una decina di nuove imprese, attive in vari settori, che si sono insediate nel territorio d’intervento e nelle zone limitrofe. Questo risultato è stato raggiunto attraverso una articolata serie di attività diffuse in modo capillare nel territorio: incontri di informazione, ricerca e intercettazione di potenziali imprenditori con buone idee, corsi di formazione, consulenze personalizzate e a sportello, accompagnamento alla definizione dell’idea imprenditoriale e del piano d’impresa, percorsi per la messa in rete di operatori economici e aspiranti imprenditori. A sostegno della promozione di una più diffusa cultura imprenditoriale, il progetto ha inoltre realizzato attività di networking con produttori e associazioni di categoria, tavoli intersettoriali, presentazioni pubbliche di bandi di finanziamento e percorsi di capacity building. Ha inoltre promosso la nascita del Centro di Innovazione Rurale dell’Appennino di Lombardia, una rete che ha messo a disposizione del territorio le conoscenze scientifiche multidisciplinari dell’Università degli Studi di Pavia, dell’Università degli Studi di Milano, dell’Università degli Studi di Genova e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (sede di Piacenza-Cremona). A cavallo tra ricerca applicata, trasferimento tecnologico, divulgazione scientifica, formazione e consulenza, la rete è finalizzata a promuovere innovazione aperta in ambito agricolo, zootecnico, ecoturistico e di prevenzione del dissesto. Base locale del network è La Penicina, in comune di Romagnese, un complesso ricettivo che comprende un ostello internazionale per gruppi, spazi per la formazione, location per eventi culturali ed educativi e ora, grazie a Oltrepò (bio)diverso, un laboratorio di primo appoggio per la raccolta, lo stoccaggio, le analisi preliminari di campioni e una stazione meteo.

Sviluppi

L’ampia adesione alle iniziative a supporto dello sviluppo di impresa e i risultati raggiunti dimostrano che sul territorio è presente, anche se forse non immediatamente manifesta, una imprenditività che va sostenuta, incoraggiata e accompagnata. Nel corso di questi anni Oltrepò (bio)diverso ha promosso innovazione e cultura d’impresa portando sul territorio saperi, competenze e buone pratiche, mettendo in dialogo gli attori locali con centri di eccellenza nell’ambito dell’innovazione e della ricerca. Queste relazioni tra dentro e fuori il territorio non vanno disperse, vanno curate e devono diventare base per nuovi progetti comuni. Così come occorre persistenza nel rendere prossimi alle persone i servizi informativi, formativi e consulenziali per lo sviluppo di impresa, anche valorizzando le banche dati e le sperimentazioni di Oltrepò (bio)diverso (si veda, sopra, il paragrafo Pratiche di cura e di gestione del territorio e della biodiversità).


Comunicazione di una identità territoriale

Oltrepò(bio)diverso ha lavorato sul versante interno delle comunità e degli attori locali e sul versante esterno degli esperti di settore, dei narratori e dei giornalisti per caratterizzare l’Oltrepò Pavese come “Appennino di Lombardia”, come territorio della diversità e originalità biologica, ecologica, paesaggistica, culturale e storica, come spazio all’incrocio tra quattro regioni, come crocevia di cammini e sentieri: il Cammino di San Michele che lo interseca da ovest a est, la Via degli Abati e la Via di San Colombano che lo collegano alla Via Francigena, la Via del Sale che conduce dalla Pianura Padana al mare, il neonato Cammino della Biodiversità con le sue tre tappe nei siti Natura 2000 e con i suoi punti panoramici sui monti Penice, Lesima, Chiappo. Un’area adatta a un turismo lento, esperienziale, che si realizza camminando e pedalando, praticando sport come il parapendio o l’arrampicata, ammirando - lontani dall’inquinamento luminoso delle città - il cielo stellato. Un paesaggio che alterna dolci colline coltivate, filari d’uva, pendii calcarei e argillosi, boschi di querce, faggi, castagni centenari, ampi orizzonti, vallette ombrose, vette, castelli.
La condivisione e la comunicazione di questa identità territoriale è base per cogliere il potenziale turistico di un’area che fatica storicamente a caratterizzarsi in modo coerente e coordinato come destinazione di viaggio e che viene ancora considerata come meta per gite fuori porta. Per questo sono stati animati tavoli di confronto tra aziende agrituristiche, artigiani, associazioni escursionistiche e forum tra esperti per immaginare il futuro delle aree ai bordi dei centri urbani; è stata sperimentata una scuola di narrazione territoriale e si sono promossi educational tour per giornalisti di viaggio; si sono coinvolti gli istituti scolastici in un progetto di narrazione territoriale in collaborazione con Giffoni Film Festival ed è stata allestita una biblioteca della biodiversità. Si sono realizzati prati fioriti, abbeveratoi per anfibi e display garden; si sono ristrutturati spazi utilizzabili anche a fini turistici (si veda, sopra, il paragrafo Realizzazione di infrastrutture sociali e culturali); è stata organizzata la partecipazione a fiere; si sono prodotti diversi pieghevoli sulle produzioni tipiche locali, le specie autoctone, le aree protette e una mappa dei cammini; è stata infine redatta una guida dell’Oltrepò Pavese, edita dal Touring Club Italiano, che per la prima volta ha presentato questo territorio a un pubblico di lettori nazionale.

Sviluppi

La determinazione di un’identità territoriale richiede coerenza e persistenza. Per questo occorre investire ancora nella costruzione di una visione condivisa, nella definizione di una percezione complessiva del territorio dell’Oltrepò pavese che superi un approccio basato sulla centralità di singoli borghi o frazioni. È quindi importante non dismettere le pratiche e gli strumenti di lavoro e di comunicazione messi a punto, è utile ricercare nuove risorse, è decisivo, come si è iniziato a fare, stringere le maglie di una rete locale costituita da imprese e associazioni dell’ospitalità turistica, aree protette, produttori, gestori di infrastrutture sociali e culturali.


Prospettive per il futuro (anche) alla luce del Covid-19

La pandemia di Covid-19 ha colpito duramente anche l’Oltrepò Pavese. E Oltrepò(bio)diverso ne ha risentito, ovviamente. In parte perché si sono dovute limitare o annullare le attività conclusive, orientate alla promozione, alla visibilità e alla divulgazione dei risultati conseguiti; in parte perché i meccanismi virtuosi, le collaborazioni, le relazioni, le esperienze che sono state avviate in questi anni sono state sospese. Tuttavia, quanto seminato dal progetto, se curato, può portare frutti a medio e lungo termine, oltre la fine dell’emergenza.

Il Coronavirus, anche nelle aree interne, ha accelerato processi, messo a nudo debolezze, accresciuto disparità. Da un lato, i borghi delle zone marginali, alpine e appenniniche, sono diventati rifugio per chi ha scelto di allontanarsi dalle città, alla ricerca di luoghi più sicuri e più adatti ai vincoli imposti da lockdown e semi-lockdown; e la qualità ambientale di ampi spazi a pochi chilometri da casa è stata è stata riscoperta e apprezzata per approfittare delle aperture parziali, entro i confini regionali. Dall’altro lato, alcune debolezze di queste aree si sono in questa fase amplificate (tra tutte, il divario digitale) e il rischio è che la prossima, prevista, crisi economica e sociale possa colpire soprattutto le aree più fragili.

Diventa ancora più attuale superare la dicotomia città-aree interne e puntare sulla cura e sul consolidamento delle relazioni e degli scambi tra città e montagna e tra città e campagna, gestendo con intelligenza i territori, promuovendoli, rendendoli accoglienti e attrattivi per imprenditori neorurali, per smart worker, per turisti, per innovatori. Da qui, nei prossimi mesi, anche in Oltrepò si dovrà ripartire.


Riferimenti

 

 


AttivAree: come sono cambiate le Valli Bresciane e l'Oltrepò Pavese grazie a Fondazione Cariplo

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