TERZO SETTORE / Fondazioni
I dati nelle Fondazioni di origine bancaria: oltre la data science
L'utilizzo di big data e dell'intelligenza artificiale può essere cruciale per definire le scelte strategiche di una fondazione. Vi raccontiamo l'esperienza di Compagnia di San Paolo in questo campo.
20 luglio 2020

Recentemente in queste pagine è stato pubblicato l’interessante articolo di Andrea Selva dedicato a una sperimentazione della Fondazione CRC relativa alla classificazione dei progetti presentati dagli enti del territorio secondo il framework degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Nel 2019, in Compagnia di San Paolo abbiamo implementato un lavoro simile per supportare il processo di transizione della Fondazione verso una nuova dimensione organizzativa allineata all’Agenda 2030 e i brevi confronti tra le due fondazioni su questo tema dimostrano quanto sia fertile una contaminazione di pratiche e idee sulla valorizzazione delle risorse informative a disposizione.

La condivisione di dati e strategie tra le Fondazioni di origine bancaria è pertanto una proposta molto saggia e dall’altissimo potenziale. Auspicando che possa essere occasione per collaborazioni e scambi di idee sul tema, ci permettiamo in questa sede di raccontare in che modo la Compagnia di San Paolo sta approcciando il tema dei dati all’interno della sua struttura e quali sono le lezioni apprese in questi anni di crescita esponenziale dell’attenzione verso i dati, anche nel settore non profit.


Fondamenta informative solide per rendere i dati vero patrimonio delle fondazioni

Innanzitutto, è fondamentale tenere in considerazione che incorporare all’interno di un’organizzazione prassi e attività sui dati è un lavoro che interessa più spesso temi legati al change management che alla data science pura. Analisi dati saltuarie sono fisiologiche in una prima fase di sviluppo organizzativo, ma diventa complesso promuovere una transizione verso processi più strutturati se non si dispone di un framework teorico e obiettivi ben definiti. Inoltre, nonostante il concetto di data science sia quello più affascinante e popolare, nella nostra esperienza l’innesto di queste prassi ha a che fare primariamente con temi di data governance e data management. Senza una metodologia e un’infrastruttura adeguata dal punto di vista mentale e tecnico, l’organizzazione rischia infatti di rimanere cristallizzata in una dimensione di perenne sperimentazione piuttosto che rendere il dato un asset stabile che supporta le decisioni strategiche.

All’interno della Compagnia di San Paolo, dopo alcuni anni di sperimentazione e di analisi delle opportunità e delle sfide dell’organizzazione, abbiamo convogliato i numerosi cantieri che vedevano, implicitamente o esplicitamente, come protagonisti i dati nella loro accezione più generale, in un modello concettuale. All’interno della Direzione Innovazione d’Impatto è nato così il CSP Data Hub, un framework di data asset e data valorization che racchiude i grandi progetti della Compagnia sul tema dei dati. Perché definire un modello che non è di fatto una funzione organizzativa definita? Il motivo è semplice ed è riconducibile alla pervasività dei temi e delle attività relative ai dati all’interno della fondazione. Prima ancora di modelli avanzati di analisi o soluzioni tecniche ad altro grado di innovazione, era necessaria un’azione fondamentale: fare il più possibile chiarezza e ordine tra i progetti.

Ricondurre queste progettualità a un framework unico ci permette oggi di coordinare meglio le attività, di renderle più efficaci perché pensate in termini di sistema, e anche, dato evidentemente non di poco conto in questi tempi, di poterle comunicare meglio. Abbiamo verificato che con questa apparentemente semplice strategia abbiamo incrementato l’efficacia della nostra azione.


Le direttrici operative di una fondazione filantropica data-driven

In concreto crediamo che oggi una fondazione data-driven debba lavorare su tre direttrici principali. La prima è la governance, gestione e valorizzazione dei dati interni: le fondazioni hanno un patrimonio informativo notevole, a partire dai dati relativi alle proposte di progetto e ai grant-seekers. L’attenzione ai sistemi informativi e a eventuali opportunità di data enrichment, all’accesso rapido all’informazione, alla sintesi visiva dei dati sono cantieri di lavoro, promettenti e soprattutto utili. Tra le varie attività che il CSP Data Hub sta implementando, l’Enterprise Data Warehouse è sicuramente quello che più rispecchia la logica di governance e valorizzazione dei dati della Compagnia di San Paolo. Parliamo di uno ambiente di analisi che si alimenta dai dati transazionali delle piattaforme gestionali della fondazione, con l’obiettivo di fornire strumenti di business intelligence alla governance per il supporto alle decisioni e ai vari uffici per accedere rapidamente alle informazioni necessarie. Uno studio più approfondito dei grant-seekers, l’analisi dei trend storici delle erogazioni, l’estrazione di dati quantificabili dalle descrizioni testuali dei progetti proposti; queste sono solo alcune delle attività che possono essere implementate da un’accorta gestione dei dati interni.

La seconda direttrice è relativa al supporto agli enti con cui la Compagnia ha avviato una collaborazione sul tema del data management: la fondazione affianca con sempre più frequenza al sostegno finanziario attività di capacity building e formazione. Il tema della gestione del dato ben si presta a contributi non finanziari di questo tipo perché tutte le organizzazioni si trovano a doversi confrontare con il mondo dei dati, dalla piccola associazione che utilizza semplici file per le proprie raccolte dati o la gestione della sua operatività, a enti più strutturati che si servono di software più maturi. A conferma di questo, è piuttosto interessante notare la crescente consapevolezza di questi enti sul ruolo che i dati possono assumere come asset rilevante per molteplici obiettivi di lavoro.

Infine, la terza direttrice riguarda le attività di prospettiva nazionale e internazionale declinabili a loro volta in attività di advocacy e partnership, e di valorizzazione operativa dei dati messi a disposizione dal territorio. Il CSP Data Hub partecipa ormai attivamente a tavoli di lavoro e congressi internazionali sul tema della data science, in particolare nel settore della filantropia e del policy making. Oltre a raccontare le nostre esperienze, rientrano all’interno di questo filoni alcuni temi che stanno acquisendo sempre più attenzione nello scenario globale come i concetti di data collaboratives, data philanthropy e data for social good. Si tratta di azioni di sistema in cui il tema dei dati si traduce in collaborazioni tra enti pubblici e privati, nella condivisione di dati, metodologie e anche di esperti che “prestano” la loro esperienza ad altre organizzazioni. L’obiettivo, non facile nella sua attuazione, è quello di creare ecosistemi dati condivisi per il benessere dei cittadini e delle comunità. Sul fronte operativo, il CSP Data Hub sta esplorando ormai da tempo le potenzialità degli Open Data, dati resi liberamente accessibili da enti di ricerca (ad esempio l’Istat) e amministrazioni locali, come strumenti per la conoscenza del territorio e il supporto alla pianificazione strategica. In questo senso una delle sperimentazioni interne più promettenti prevede di valorizzare questi dati collegandoli ai Sustainable Development Goals, con la conseguente attivazione di uno strumento di lettura del territorio nel rispetto dell’Agenda 2030 a cui la Compagnia e molte altre istituzioni stanno ispirando il loro operato.

In conclusione, siamo di fronte a uno scenario in cui anche il mondo della filantropia sta progressivamente riconoscendo il potenziale dei dati a diversi livelli; riteniamo che il primo passo, fondamentale per creare un vero sistema di valorizzazione dei dati all’interno delle fondazioni, sia organizzare e sistematizzare le attività, molte delle quali sono già esistenti anche se celate all’interno dei processi organizzativi. Il governo e la gestione dei dati, sia a livello strategico che operativo, rappresentano il fondamento di qualunque organizzazione, decisive per una vera valorizzazione e un efficace lavoro con i dati. Inoltre, il mondo dei dati non si esaurisce con lo sfruttamento dei dati interni, ma deve aprirsi a progetti di formazione per gli enti con cui le fondazioni collaborano e a partnership con enti nazionali e internazionali. All’interno della Compagnia ci siamo resi conto di quanto una visione di questo tipo abbia accelerato il nostro processo verso una data-driven philanthropy, rendendoci ancor più consapevoli dell’enormità delle attività che si possono attivare su questo affascinante e importante tema. 

 


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