TERZO SETTORE / Fondazioni
La Fondazione della Comunità Veronese
22 novembre 2012

Negli scorsi mesi, attraverso le interviste a Bernardino Casadei, Segretario generale di Assifero, e Piermario Vello, Segretario Generale di Fondazione Cariplo, abbiamo cercato ci capire meglio come funzionano le Fondazione di comunità, enti non profit di diritto privato che mirano a migliorare la qualità della vita delle comunità territoriali promuovendo al loro interno la cultura del dono e della solidarietà Abbiamo quindi incontrato alcune di queste realtà, in primo luogo la Fondazione della Comunità Novarese, per comprendere le modalità operative attraverso cui esse sviluppano le proprie attività. A tale scopo ci siamo recati anche a Verona, dove opera una fondazione di comunità che presenta alcune importanti differenze rispetto alle altre esperienze presenti nel Paese.

La Fondazione della Comunità Veronese

La Fondazione della Comunità Veronese Onlus è nata nel 2010 per promuovere la cultura del dono e porsi al servizio di quanti desiderano contribuire al bene comune realizzando opere di solidarietà sociale. Opera nell’ambito della Provincia e della Diocesi di Verona, in modo del tutto gratuito, ed è amministrata e gestita da persone che mettono liberamente a disposizione le loro conoscenze e le loro competenze professionali. Gli organi sociali della fondazione sono composti da soggetti designati dai soci e da importanti esponenti del territorio, quali professionisti, imprenditori e dirigenti d’impresa.

Il territorio di riferimento

Una caratteristica interessante della fondazione veronese è quella di operare su due regioni differenti: Veneto e Lombardia. La Fondazione, per statuto, opera infatti entro i confini della Diocesi di Verona, che comprende anche alcuni comuni lombardi che si trovano sulla sponda orientale del lago di Garda.

Sviluppare una cultura del dono

A differenze di tutte le altre Fondazione di comunità italiane la Fondazione della Comunità Veronese non è stata fornita di una originaria dotazione patrimoniale di significativa entità, e non dispone pertanto di capitali da destinare ad investimenti da cui trarre utili da destinare alla propria attività istituzione. Una piccola parte delle risorse a disposizione della fondazione provengono dai soci fondatori, che provvedono in particolare alla copertura delle spese di gestione, mentre la grande maggioranza proviene dalla donazioni. Lo sviluppo della cultura del dono è infatti la prima preoccupazione di questa giovane fondazione, che mira anzitutto a creare le condizioni affinché chi dona lo possa fare nel modo più semplice e sicuro possibile.

Modalità operative: niente bandi e più rete

Interessante è anche il fatto che la fondazione non promuova bandi né gestisca direttamente propri progetti di utilità sociale. La fondazione veronese si limita a esaminare e promuovere progetti sociali proposti da terzi (associazioni, enti onlus, istituzioni, etc.) ed eseguire disposizioni ricevute da donatori per compiere opere di bene nel rispetto dello Statuto e delle normative vigenti. Essa dunque funge da canalizzatore e organizzatore, facilitando così le persone e le imprese che, mosse dai principi della generosità e della gratuità, vogliono realizzare le proprie volontà e i propri ideali di solidarietà in modo efficiente e usufruendo dei benefici fiscali derivanti dalle donazioni destinate alle Onlus (quale è, appunto, la fondazione). Tra i progetti promossi spiccano iniziative sociali di sostegno alle famiglie, agli anziani, ai giovani in cerca di lavoro e ai carcerati, ma anche opere a carattere culturale, come il restauro di edifici storici.Queste scelte operative particolari, soprattutto in un momento di crisi come quello attuale, potrebbero apparire poco funzionali, ma l’intenzione di sviluppare un sistema che possa anzitutto mettere in contatto donatori, realtà operanti nel terzo settore e cittadini appare molto interessante.

L’intervista al Presidente e al Direttore della Fondazione

Abbiamo chiesto ad Alberto Motta, Presidente della Fondazione, e Piero Del Re, Direttore, di spiegarci meglio il funzionamento e le ragioni ideali che muovono la Fondazione della Comunità del Veronese. Di seguito riportiamo parte del dialogo avuto con loro.

Potete spiegarci perché è nata la Fondazione della Comunità del Veronese?

La Fondazione è nata in seno all’UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti) con l’idea di emulare le fondazioni di comunità della Lombardia. Tuttavia tra la nostra fondazione e quelle lombarde esistono alcune differenze. In primo luogo le fondazione lombarde hanno a disposizione un cospicuo capitale, che inizialmente è stato loro concesso dalla Fondazione Cariplo, mentre noi non abbiamo una simile quantità di risorse né una grande fondazione di origine bancaria alle spalle. Potrebbe apparire un di meno, ma oggi dover gestire capitali è sicuramente un bel problema. Soprattutto a causa della crisi gestire investimenti in questo periodo non è cosa facile, e non è detto che il rendimento sia pari a quanto ci si aspetta.
In ogni caso la nostro scelta non è dipesa da una preoccupazione gestionale, ma da una motivazione ideale. Abbiamo scelto di fare una fondazione che, priva di capitali, si fondasse esclusivamente sull’idea del dono e, dunque, sulle donazioni. Per un anno circa abbiamo svolto preparatorio e di formazione partendo dall’assunto che fosse prioritario diffondere “una vera cultura del dono” e successivamente realizzare anche opere di bene conseguenti. Il dono può realmente fare la differenza per una società che voglia essere solidale con chi ha bisogno. In quel periodo siamo andati a vedere come funzionavano le altre Fondazioni di comunità, recandoci a Como, a Brescia, a Mantova. Abbiamo imparato molto, e in un certo senso abbiamo “copiato” quello che vedevamo all’opera.
Questo lavoro è stato poi tradotto in pratica creando la fondazione. Per farlo abbiamo coinvolto dei soggetti importanti, che hanno poi assunto il ruolo di soci fondatori: la Diocesi di Verona, la Banca Popolare di Verona, la Società Cattolica di Assicurazione, la sezione veronese dell’UCID, la Fondazione Tovini e la Fondazioni Segni, che è espressione della Fondazione Toniolo. Siamo partiti con un fondo di circa 100 mila euro, ovvero la cifra minima che per legge è necessaria per costituire una fondazione come la nostra, fornito dai soci fondatori. E’ un capitale modesto, che serve principalmente per sostenere i costi di gestione, ma i nostri soci ci hanno aiutato fornendoci anche altri tipi di supporti. La diocesi di Verona ad esempio ha fornito i locali in cui si trova la sede della Fondazione, mentre La Banca Popolare di Verona ha fornito gli arredi e gli strumenti informatici.

Quali sono i soggetti che compongono il Consiglio di Amministrazione?

Il consiglio è formato da 16 persone, tutti soggetti che prestano il proprio tempo in maniera assolutamente volontaria. Alcuni sono stati designati dai soci fondatori nel momento della costituzione della fondazione, mentre altri sono stati individuati sulla base delle loro competenze e conoscenze. All’interno del CdA siedono quindi diversi esponenti della società civile, e anche importanti imprenditori che operano sul territorio veronese.

Com’è organizzata la Fondazione? Quali modalità operative segue?

Il personale della fondazione è quasi interamente volontario, composto da persone in pensione, come noi, che gratuitamente forniscono il proprio tempo per portare avanti la fondazione. C’è solo una persona, un giovane, assunta per svolgere compiti amministrativi, e nel contempo viene formata per imparare a gestire la fondazione in tutti i suoi aspetti, con la speranza che possa assumere ruoli sempre più impegnativi nei prossimi anni. Come detto noi puntiamo innanzitutto alla donazioni. La fondazione opera in base alla legge 460, art. 10, e consente a chi fa le donazioni di usufruire di un beneficio fiscale, pari al 10% del reddito fino a un massimo di 70.000 euro annui, e di non spendere nulla per donare. La Fondazione, infatti copre tutti i costi legati al processo di donazione attraverso i contributi che annualmente vengono forniti dai soci. L’hanno scorso abbiamo ricevuto circa 120.000 euro di donazioni, erogate attraverso due modalità differenti. Da un lato il donatore può disporre l’erogazione per una specifica opera di bene, indicando a chi vuole destinare le risorse che fornisce. Dall’altro è la fondazione che raccoglie da enti terzi alcune proposte di opere da finanziare, che poi suggeriamo ai donatori che vorrebbero donare ma non sempre hanno ben chiaro in mente a chi e come farlo. Permettiamo inoltre di donare ad associazioni che, pur non avendo lo status di onlus, promuovono progetti di utilità sociale. Fungendo da intermediari garantiamo ai donatori benefici fiscali altrimenti non usufruibili, e nel contempo permettiamo alle associazioni di ricevere denaro che altrimenti non è detto riceverebbero.

Esistono progetti curati direttamente dalla Fondazione?

No, la Fondazione non ha propri progetti ma sostiene unicamente progetti promossi da terzi. Noi non concorriamo con gli altri enti proponendo nostre iniziative, ma cerchiamo piuttosto di metterli in rete, unirli per fare delle opere di bene. C’è stato solo un caso in cui ci siamo direttamente implicati per la realizzazione un progetto specifico. “Una famiglia adotta una famiglia” della Fondazione Paideia di Torino ci è talmente piaciuto che abbiamo provato a replicarlo anche qui a Verona, proponendo al Comune di sperimentarlo e sostenendo poi le spese di avvio. Anche in questo caso noi non abbiamo curato direttamente il progetto, ma sicuramente abbiamo giocato un forte ruolo propositivo rispetto a quanto facciamo solitamente.
Quindi, mentre le altre Fondazioni di Comunità operano principalmente con i bandi, e solo in parte raccolgono risorse attraverso il sistema della donazione, noi abbiamo scelto di seguire solo la via delle donazioni, destinandole a progetti promossi dalla società civile.

Ci sono settori in cui siete maggiormente impegnati nella ricerca di risposte ai rischi e bisogni emergenti?

Recentemente abbiamo sostenuto un progetto che cerca di aiutare le persone anziane, in modo che queste non siano costrette ad andare in casa di riposo ma possano continuare a vivere nelle proprie abitazioni. Mi sembra interessante anche l’impegno che lo scorso anno abbiamo assunto per rispondere ai problemi legati al lavoro giovanile. Stiamo operando soprattutto con le cooperative sociali, dove convogliamo donazioni per favorire l’assunzione giovanile. Riteniamo che in questo caso un interlocutore ideale possano essere le cooperative sociali che possono rappresentare uno strumento molto efficace per rispondere alla domanda di lavoro per i giovani. Un altro ambito in cui stiamo operando è quello legato al tema dell’educazione. Alcune delle nostre donazioni sono infatti destinate a giovani meritevoli che frequentano istituti paritari di ispirazione cattolica, le cui famiglie hanno difficoltà a pagare le rette.

Che livello di donazioni avete raggiunto?

Lo scorso anno siamo arrivati a erogare all’incirca 120.000 euro (bilancio 2011), derivanti in maggioranza da piccoli donatori. Abbiamo avuto alcune donazioni più consistenti, che si aggiravano sui 25.000-50.000 euro, ma nella maggior parte dei casi esse sono pari a 1.000-2.000 euro. Io stimo che quest’anno potremmo arrivare a circa 200.000 euro di donazioni. Possono sembrare pochi, ma siamo appena partiti e il sistema che utilizziamo ha bisogno di svilupparsi per poter garantire più risorse.

Siete conosciuti all’interno della città?

La Fondazione è giovane, ma anche a livello generale cominciamo ad essere conosciuti. Nei primi mesi, grazie al sostegno della diocesi, abbiano iniziato a farci conoscere soprattutto all’interno del sistema parrocchiale. Le parrocchie spesso intraprendono progetti a carattere sociale e quindi inizialmente abbiamo cercato di individuare donatori disposti a devolvere risorse per progetti gestiti a tale livello. Inoltre, molte delle parrocchie di Verona fanno riferimento a chiese storiche, che spesso necessitano di interventi di ristrutturazione. Siamo pertanto attivi nell’individuazione di fondi da impiegare non solo per scopi sociali ma anche in ambito artistico-culturale. Inoltre stiamo iniziando a intessere rapporti con associazioni non Onlus, che non avendo la qualifica di non profit non potrebbero ricevere donazioni garantendo benefici fiscali ai donatori. Quella che abbiamo intrapreso può apparire una strada difficile rispetto a quella seguita da altre fondazioni, ma come detto a noi preme anzitutto che si sviluppi una cultura del dono, cioè che si possa arrivare un giorno a percepire l’atto del donare come un gesto del tutto normale, per vivere la solidarietà come un evento di quotidiana semplicità. In questo senso un punto di riferimento ideale si è rivelata l’enciclica Caritas in Veritate di Benedetto XVI, dove il dono assume un ruolo fondamentale per lo sviluppo della società nel suo insieme. Noi cerchiamo di realizzare un modo di operare diverso che si basa su questo assunto, e desideriamo che dietro la decisione di donare ci sia anzitutto una persona consapevole che donare significa, in realtà, ricevere. Può essere banale il dirlo ma molto spesso chi dona restituisce qualcosa che, a sua volta, ha ricevuto. Come avrà capito ci differenziamo da altre esperienze benefiche ,ma, tutto sommato, la nostra scelta non ci sembra poi così singolare. Decidere di non avere un proprio patrimonio da investire e puntare esclusivamente sul dono può essere un rischio, ma è anche una sfida interessante. Ci vorrà forse moltissimo tempo perché una simile concezione diventi la normalità, ma da qualche parte bisogna pure iniziare e noi abbiamo scelto di intraprendere questa strada.

 

Riferimenti

Fondazione della Comunità Veronese Onlus

Statuto della Fondazione della Comunità Veronese

Fondazione della Comunità Bresciana

Fondazione Segni Nuovi

Fondazione Tovini

Società Cattolica di Assicurazione

Banca Popolare di Verona

Diocesi di Verona

Fondazione Paideia

L'enciclica Caritas in Veritate

 

I nostri approfondimenti sulle Fondazioni di Comunità 

Le Fondazioni di Comunità in Italia: uno sguardo d'insieme
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