TERZO SETTORE / Fondazioni
La Fondazione della Comunità Bresciana
05 gennaio 2013

Silvio Valtorta, Segretario Generale della Fondazione della Comunità Bresciana, in una lunga intervista concessa a Percorsi di secondo welfare ha cercato di raccontarci le peculiarità di questa realtà filantropica, che da inizio 2002 opera all’interno della provincia bresciana. Nata nell’ambito del progetto Fondazioni di Comunità di Cariplo, la Fondazione bresciana si è progressivamente affermata quale soggetto filantropico di primo piano all’interno del proprio territorio, sviluppando forme di interevento sempre più attente alle esigenze della sua comunità. Il Segretario Generale ha ripercorso con noi le tappe che hanno caratterizzato lo sviluppo della Fondazione, soffermandosi sugli aspetti più significati che ne hanno determinato le modalità operative nel corso di questi primi 10 anni di attività. Di seguito riportiamo un estratto del dialogo avuto col dottor Valtorta, a cui vanno i nostri ringraziamenti per la dedizione e la cura con cui ci ha accompagnati nella scoperta di questa importante esperienza di filantropia comunitaria.

Dott. Valtorta, può raccontarci le tappe fondamentali che hanno determinato lo sviluppo della Fondazione?

La Fondazione della Comunità Bresciana è nata nel dicembre 2001 ed è diventa operativa nel gennaio 2002. La maggior parte dei fondatori originari non aveva nessuna idea di cosa fosse una fondazione di comunità, ma nonostante qualche ovvio timore ci siamo avvicinati a questa sfida con molta curiosità. E’ tuttavia grazie all’assistenza di Fondazione Cariplo, che ha avuto anzitutto l’intuizione di creare le fondazioni di comunità su tutto il territorio di sua competenza, che abbiamo potuto sviluppare al meglio i lavori necessari alla creazione della Fondazione.

Il primo passo è stato quello relativo alla formazione degli organi della Fondazione. In primo luogo mi pare interessante sottolineare la particolare organizzazione del nostro Consiglio di Amministrazione. Quest’organo, che è composto da 27 membri, prevede che 8 componenti siano nominati dalle autorità che hanno contribuito alla nascita della Fondazione (1 consigliere dal Presidente di Cariplo, 2 dal Presidente della Provincia, 1 dal Vescovo di Brescia, 1 dal Sindaco di Brescia, 1 dal Presidente dell’Associazione Comuni bresciani, 1 dal Rettore dell’Università di Brescia e 1 dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, ndr) mentre i restanti 19 debbono essere scelti dal Consiglio uscente tra persone appartenenti alla società civile che posseggono una forte conoscenza del territorio, e almeno 10 di loro devono essere iscritti all’Albo dei Donatori della Fondazione. Nella scelta dei membri del CdA, dunque, deve sempre esserci una forte attenzione alla figura dei donatori, in un’ottica che ricalchi il cammino di moderna filantropia avviata dalla Fondazione.

Recentemente abbiamo creato altri due organismi importanti: la Consulta dei donatori e la Consulta per la comprensione dei bisogni del territorio. La prima, rappresentativa dei donatori della Fondazione, si occupa di indirizzare le scelte del Consiglio di amministrazione, in modo che ci possa essere sempre un confronto e un lavoro condiviso tra chi ha donato alla Fondazione e la Fondazione stessa. La seconda permette invece una miglior comprensione dei bisogni e delle problematiche presenti sul territorio, in maniera sicuramente più completa rispetto a quanto potrebbe fare il Consiglio di Amministrazione autonomamente. Gli esperti che ne fanno parte ci aiutano infatti a ottimizzare i bandi che emettiamo in modo da rispondere meglio alle esigenze della popolazione. Penso che questi strumenti potrebbero essere presi ad esempio anche da altre Fondazione visto l’importante contributo che essi stanno fornendo al nostro lavoro.

Per quel che riguarda l’aspetto amministrativo, rispetto alle scelte operate da altre Fondazioni di comunità, il CdA ha scelto di non avvalersi di volontari per gestire le attività della Fondazione. Abbiamo infatti preferito avvalerci di persone assunte a tempo indeterminato, in modo da creare un struttura operativa più corrispondente a una prospettiva di crescita di lungo periodo.

Queste premesse ci hanno permesso di iniziare il cammino che ci ha portato al raggiungimento della sfida fissata da Cariplo che si è conclusa, in tempi decisamente brevi, nel 2006. Questo risultato è stato possibile, secondo me, grazie alla particolare composizione del Consiglio di Amministrazione e alle attività da esso svolte. Rispetto alle altre Fondazioni di comunità abbiamo infatti preferito non fare attività di fundraising “forzate”, ma siamo piuttosto stati avvicinati da donatori interessati alle attività della Fondazione grazie al lavoro fatto dai nostri consiglieri. E’ quindi la folta rete delle conoscenze creata dal Consiglio che ha permesso di raggiungere in termini rapidi la sfida, permettendoci di sviluppare contemporaneamente un cammino di crescita integrato col territorio.

Può raccontarci il percorso seguito dalla Fondazione per il raggiungimento della sfida lanciata da Fondazione Cariplo?

Alcuni grafici presenti all’interno del Rapporto annuale 2012, che ripercorre anche il percorso erogativo seguito nel periodo 2002-2012, evidenziano l’andamento patrimoniale della Fondazione. Si può vedere (figura 1) come a un certo punto le donazioni a patrimonio siano sostanzialmente diminuite, e nel contempo si sia registrato l’aumento delle donazioni a sezione corrente, che invece all’inizio erano quasi del tutto assenti.


Figura 1. Donazioni a sezione patrimonio e a sezione corrente nel periodo 2002-2011

Fonte: Rapporto annuale Fondazione della Comunità Bresciana 2012.

 

Le donazioni a sezione patrimonio (il cui andamento è visibile nella figura 2) sono destinate ad aumentare il patrimonio della Fondazione e, una volta effettuate, diventano intangibili. I rendimenti generati dalle donazioni effettuate con questa modalità vengono utilizzati per realizzare le finalità previste dal fondo a cui esse fanno riferimento.

Figura 2. Andamento donazioni a patrimonio, 2002-2011

Fonte: Rapporto annuale Fondazione della Comunità Bresciana 2012.

 

Le donazioni a sezione corrente (figura 3) sono invece stanziate per finanziare iniziative giudicate più immediate. Ognuno dei fondi costituti presso la Fondazione prevede la possibilità di donazioni a sezione corrente. Attraverso questa modalità è come se all’interno della Fondazione ci fossero tante piccole fondazioni autonome, che possono indirizzare le proprie risorse verso le attività che ritengono più necessarie.


Figura 3. Andamento donazioni a sezione corrente, 2002-2011

Fonte: Rapporto annuale Fondazione della Comunità Bresciana 2012.

I primi 5/6 anni di attività hanno dunque registrato un’attività molto forte per quel che riguarda la donazione a sezione patrimoniale, mentre quella inerente le donazioni a sezione corrente è sicuramente risultata più debole. Dal 2008, da quando cioè la crisi ha iniziato a farsi sentire, si è invertita la tendenza: sono aumentate le donazioni a sezione corrente e sono diminuite quelle a sezione patrimoniale. E’ un cambio di tendenza interessante, che fa intuire come negli ultimi anni sia cresciuta la necessità di fornire risposte più immediate alle necessità espresse dal territorio in questi momenti difficili. Piuttosto che attendere che i fondi investiti generino risorse da destinare alle finalità per cui sono stati costituti, dunque, si preferisce effettuare donazioni che possano essere immediatamente utilizzate.

E’ cambiato qualcosa dopo che avete raggiunto l’obiettivo della sfida?

Fino a quando era in essere la sfida il patrimonio era gestito direttamente da Fondazione Cariplo. Nel momento in cui abbiamo raggiunto l’obiettivo (5.120.000 €, ndr) esso è passato direttamente sotto il nostro controllo. Sicuramente avere a disposizione un patrimonio così vasto determina una grossa responsabilità, soprattutto in un momento di grandi turbolenze dei mercati finanziarie. Il Consiglio ha deliberato la creazione di una commissione, formata da membri del CdA, che si occupasse specificamente della gestione del patrimonio, procedendo in particolare a investimenti a basso rischio e a ridotto arco temporale. I frutti di questi investimenti ci permettono di erogare una quantità notevole di risorse, che si affiancano a quelle territoriali di Fondazione Cariplo, e che ogni anno permetto di distribuire circa 3 milioni di euro (figura 4).

 

Figura 4. Andamento del patrimonio, 2002-2011.

Fonte: Rapporto annuale Fondazione della Comunità Bresciana 2012.

 

La Fondazione della Comunità Bresciana ha cambiato le proprie modalità operative a seguito della crisi?

In primo luogo operiamo un aggiornamento permanente dei bandi emessi. Cerchiamo cioè di valutare costantemente pro e contro di quanto già fatto, in modo da affinare le risposte a certi tipi di bisogni emergenti. All’inizio infatti i nostri bandi erano molto generici, ma col tempo abbiamo cercato di renderli più specifici, in grado di rispondere a necessità particolari del territorio a cui, magari, altri soggetti non riuscivano a far fronte. E’ sicuramente un’operazione faticosa rivedere i propri bandi anno dopo anno e certo sarebbe più semplice riproporre ogni anno gli stessi. Tuttavia credo che questa sia la modalità migliore in questo momento di crisi.

In secondo luogo abbiamo cercato di dare ai bandi un aspetto sperimentale, in modo da verificare quale tipo di aggregazione si sviluppasse attorno ad alcuni progetti sostenuti attraverso di essi. Questo intento di sperimentazione è ben visibile nei bandi rivolti alle valli. Esistono attualmente quattro fondi dedicati alla valli: Il fondo della Valcamonica, Il fondo della Valle Sabbia, il Fondo della Valle Trompia e il Fondo dell’Iseo-Sebino Franciacorta. I primi tre sono quelli che hanno più storia, e hanno raggiunto una consistenza patrimoniale interessante. Il fondo Valcamonica registra una dotazione di 174.000 euro, quello della Val Sabbia di 254.000, quello della Valle Trompia pari a 105.000 euro. Questi tre fondi sono collocati in territori particolari e caratterizzati da una forte identità. Ci siamo quindi domandati come avrebbero reagito le organizzazioni presenti in queste aree di fronte alla proposta di bandi che prevedessero un più forte coinvolgimento delle realtà del terzo settore ivi presenti. Ognuno di questi fondi ha portato esperienze positive, una diversa dall’altra. Si sono infatti create interessanti reti a livello di associazionismo locale in grado di fornire risposte innovative, che grazie alla risorse fornite dai fondi sono state realizzate positivamente.

Abbiamo inoltre avviato un percorso di sostegno per progetti specifici, in modo da stimolare altri soggetti filantropici operanti sul territorio, come nel caso dei Rotary club. Favoriamo infatti forme di progettualità che coinvolgano diversi soggetti, coi quali vengono suddivisi i costi di realizzazione e gestione di attività ritenute importanti per la comunità.

Siete conosciuti all’interno del territorio?

Per rispondere a questa domanda mi sembra interessante raccontare brevemente alcuni episodi, che credo dimostrino bene quanto siamo conosciuti all’interno della provincia. Pietro Burlotti, un donatore recentemente scomparso, nel suo testamento ha lasciato alla Fondazione un terreno, a Brescia, il cui valore supera i 3,5 milioni di euro, oltre una serie di sub-legati destinati ad attività benefiche svolte sul territorio.

Un’altra donazione che ci ha molto stupito è quella di una signora, una casalinga di Ghedi, che nel suo testamento ci ha destinato la sua villetta affinché fosse venduta e i proventi destinati al potenziamento del reparto oncologico dell’Ospedale di Manerbio e Ledo. C’è da chiedersi, di fronte a un gesto simile, perché questa signora non abbia deciso di donare direttamente alla struttura ospedaliera. Io credo che questa persona ci abbia individuato quali interpreti affidabili, che prima di devolvere denaro sono in grado di verificare che le condizione stabilite nel lascito siano realmente realizzate. Come questa signora abbia conosciuto la nostra esperienza non lo sappiamo, non avevamo mai avuto rapporti con lei prima che il suo avvocato ci notificasse le sue volontà, ma indubbiamente questo dimostra come il nostro radicamento sul territorio sia molto superiore rispetto a quanto noi stessi possiamo immaginarci.

Evidenzio altre due storie che mi sembrano significative in questo senso. La prima riguarda il Fondo Visenzi, il primo fondo costituito presso la Fondazione. Creato nel 2002, attraverso la donazione di 776.000 euro, nel corso degli anni è cresciuto fino a raggiungere la cifra di 1.300.000 euro di patrimonio. A queste risorse vanno aggiunti altri 400.000 euro destinati ad attività filantropiche, erogati attraverso altri strumenti. A mio avviso questo esempio dimostra il dinamismo dei fondi che, nonostante siano attivi da molti anni, forniscono tutt’ora un importante sostegno in termini di contributi e di erogazioni.

Il secondo esempio riguarda il Fondo Archetti: costituito nel 2007 con un patrimonio iniziale di 100.000 euro, questo fondo nel corso degli anni è stato in grado di erogare oltre mezzo milione di euro per finanziare numerose borse di dottorato attivate presso l’Università degli Studi di Brescia e l’Università degli Studi di Bergamo. Ogni anno, dunque, i finanziatori sostengono giovani che scommettono su loro stessi, erogando importanti risorse da destinarsi agli atenei prima citati.
Raccontare le storie di tutti è ovviamente impossibile. Attraverso i rapporti annuali cerchiamo di renderle note, ma come può immaginare non è semplice. Questo ovviamente ci spiace, ma l’alto numero di progetti finora sostenuti dimostra quanto la Fondazione della Comunità Bresciana sia stata in grado di coinvolgere soggetti diversi all’interno del territorio.

 

Riferimenti

Il sito della Fondazione della Comunità Bresciana

La composizione della Consulta dei donatori e la Consulta per la comprensione dei bisogni del territorio

Il Rapporto annuale 2012

 

 

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