TERZO SETTORE /
Agricoltura sociale: è entrata in vigore la nuova legge
Incentivare le imprese agricole multifunzionali per offrire servizi sociali e generare coesione
24 settembre 2015

E’ entrata in vigore il 23 settembre la nuova legge sull’agricoltura sociale. «Incentivare le imprese agricole significa anche strutturarle in una logica di multifunzionalità affinché possano offrire servizi sociali, generando coesione». Queste le parole di Andrea Olivero, vice ministro delle politiche agricole e forestali presente ad Expo per un’intera giornata di eventi dedicati all’agricoltura sociale e al microcredito accanto all’ex presidente dell’Uruguay, José Mujica.

Coniugare l'imprenditorialità agricola con la responsabilità sociale

L’elemento più rilevante è la definizione chiara e nitida di “agricoltura sociale”. Le imprese avranno subito la possibilità di poter ricevere uno specifico riconoscimento, e quindi un accesso alle risorse. A partire dalle prossime settimane infatti gli enti regionali potranno costruire i propri piani di sviluppo rurale e i relativi bandi. Con la legge 141 del 2015 lo Stato colma dunque un vuoto normativo e prende atto di una realtà esistente, la sistematizza affinché possa svilupparsi, crescere e affermarsi.

Lo spirito della riforma è molto chiaro: le aziende agroalimentari possono e spiegabilmente debbono diventare un catalizzatore economico-sociale del territorio di riferimento. La legge invita e stimola le aziende a contribuire a creare infrastrutture e servizi di welfare tali da garantire la permanenza, se non il ritorno delle persone anche nelle aree rurali più interne, dove spesso si coltivano prodotti di grande qualità ed eccellenza made in italy. “L'agricoltura sociale è un concreto strumento di riabilitazione ed inclusione, non soltanto una opportunità economica. Con questo provvedimento abbiamo rimesso al centro la tutela della persona e della sua dignità, creando una sinergia virtuosa tra obiettivi economici e responsabilità sociale. Allo stesso tempo rafforziamo le opportunità di crescita della multifunzionalità delle aziende agricole, contribuendo allo sviluppo sostenibile dei nostri territori”, ha dichiarato il Ministro Martina. “Ci troviamo di fronte a un indietreggiamento dello Stato che oggi non può garantire la continuità di certi servizi. Ecco, qua si applica la logica della sussidiarietà e della responsabilità sociale” spiega Olivero in un'intervista al Corriere della Sera.

«Stiamo pianificando gli interventi. A partire da dicembre avvieremo una campagna informativa andando di territorio in territorio. Mostreremo le potenzialità delle imprese agricole e sociali: agevolazioni, bisogni, impegni. Si tratta di una necessità reale, emersa anche nel corso della giornata di ieri a Expo, dove per la prima volta ho visto sedute allo stesso tavolo tutte le organizzazioni agricole italiane. E’ un mondo diversificato, ma su una cosa sono tutti d’accordo: il mondo agricolo deve assumersi le proprie responsabilità sociali. Un obiettivo che dovrebbe essere perseguito da tutti i modelli d’impresa».

Le principali novità

Con la legge viene introdotta la definizione di agricoltura sociale. In questo ambito rientrano le attività che prevedono: a) l'inserimento socio-lavorativo di lavoratori con disabilità e lavoratori svantaggiati, persone svantaggiate e minori in età lavorativa inseriti in progetti di riabilitazione sociale; b) prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità locali attraverso l'uso di risorse materiali e immateriali dell'agricoltura; c) prestazioni e servizi terapeutici anche attraverso l'ausilio di animali e la coltivazione delle piante; d) iniziative di educazione ambientale e alimentare, salvaguardia della biodiversità animale, anche attraverso l'organizzazione di fattorie sociali e didattiche.

La legge prevede nuove responsabilità e opportunità anche per le istituzioni. Le Regioni, nell'ambito dei Piani di Sviluppo Rurale, possano promuovere specifici programmi per la multifunzionalità delle imprese agricole, con particolare riguardo alle pratiche di progettazione integrata territoriale e allo sviluppo dell'agricoltura sociale; le istituzioni pubbliche che gestiscono mense scolastiche e ospedaliere possono inserire come criteri di priorità per l'assegnazione delle gare di fornitura la provenienza dei prodotti agroalimentari da operatori di agricoltura sociale; i Comuni prevedono specifiche misure di valorizzazione dei prodotti provenienti dall'agricoltura sociale nel commercio su aree pubbliche; gli enti pubblici territoriali prevedono criteri di priorità per favorire lo sviluppo delle attività di agricoltura sociale nell'ambito delle procedure di alienazione e locazione dei terreni pubblici agricoli; gli enti pubblici territoriali possono dare in concessione, a titolo gratuito, anche agli operatori dell'agricoltura sociale i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata.


Riferimenti

Il testo della legge

Agricoltura sociale, al via la legge. Olivero: «Ecco il nuovo welfare rurale», Gianluca Testa, Corriere della sera, 22 settembre 2015 

Mujica battezza la legge sull'agricoltura sociale, Stefano Arduini, Vita.it, 22 settembre 2015 

Approvata legge su agricoltura sociale: ecco le principali novità, Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali  

 

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giuseppe Francone Milano | 02.11.2015
ci sono efficienti realta' operative nell'astigiano che ancor prima di questa nuova ottima legge,unicamente per sensibilita' propria hanno gia' messo in opera da tempo questi principi indispensabili per dare impulso all'agricoltura sociale.purtroppo sono solo casi isolati. per garantire uno sviluppo esponenziale di questo tipo di agricoltura indirizzata alla tutela e riqualificazione del territorio, sarebbe opportuno utilizzare massicciamente parte di quelle risorse oggi impiegate per l'accoglienza dei profughi direttamente per sostenere l'agricoltura sociale ,e prima ancora di orientare gli approvvigionamenti delle istituzioni pubbliche che gestiscono mense scolastiche e ospedaliere verso le produzioni agricole dell'agricoltura sociale, sarebbe opportuno applicando il motto benedettino di ORA ET LABORA, che tutti i centri di accoglienza fossero forniti dalle derrate alimentari prodotte dall'agricoltura sociale, e non dalle multinazioneli della ristorazione. Cosi' si favorirebbe l'integrazione dei profughi accolti dai centri di accoglienza con le strutture di agricoltura sociale presenti sul territorio, onde garantire lo sviluppo di un circolo virtuoso che coniughi formazione, volontariato e tutela del territorio in un concetto integrato di accoglienza, finalizzato alla riqualificazione sociale degli immigrati, in vista di un loro reinserimento nei progetti di sviluppo sostenuti dalla cooperazione internazionale nei loro paesi di provenienza.
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