TERZO SETTORE /
È nato Terzjus, l'Osservatorio di diritto del Terzo Settore
L’associazione presieduta da Luigi Bobba si propone di promuovere la cultura e il diritto della Riforma del Terzo Settore e, in senso più in generale, di spiegare l’impatto della nuova legislazione sulla vita degli enti non profit

Il 25 giugno scorso è stato presentato ufficialmente Terzjus - Osservatorio di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale presieduto da Luigi Bobba. Online è già disponibile la registrazione dell'incontro, a cui hanno partecipato - in diretta o con video messaggi - numerosi esponenti delle istituzioni, della società civile e del mondo del Terzo Settore (tra gli altri: Giuliano Amato, Paolo Gentiloni, Stefano Zamagni, Marisa Parmigiani e Giovanna Melandri). Sotto il video trovate un testo, disponibile sul nuovo sito di Terzjus, in cui Bobba spiega nel dettaglio ragioni e obiettivi di questa nuova realtà che, tra le altre cose, è parte del network di Percorsi di secondo welfare
 

 

 

Terzjus: visione, missione ed attività
di Luigi Bobba

Quando – nel maggio 2018 – ho concluso il mio incarico di Sottosegretario al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, mi sono domandato cosa potesse essere utile fare per dare sostegno e continuità alla riforma più importante a cui avevo lavorato negli anni di governo 2014-2018: la riforma del Terzo settore. Con la riforma, infatti, era stato introdotto per la prima volta nell’ordinamento della nostra Repubblica un “diritto comune del terzo settore”. Un passaggio essenziale per dare un vestito appropriato e distintivo a quel vasto universo di soggetti che il nuovo Codice del Terzo settore qualifica con l’acronimo ETS: Enti del Terzo Settore. Ma mi rendevo conto che il viaggio era ancora lungo e pieno di insidie. Mancavano ancora molte tappe alla meta. 

Mancavano innanzitutto molti atti amministrativi per dare puntuale applicazione alle disposizioni normative contenute in diversi decreti legislativi. Mancava la sedimentazione in termini di cultura – sia tra gli enti di terzo settore che nelle istituzioni pubbliche e nel mondo delle imprese private – della originale specificità dell’apporto che il “terzo pilastro” può fornire allo sviluppo di una società più equa e inclusiva. Mancava infine la verifica dell’impatto che la riforma avrebbe generato sugli ETS. Da qui l’idea di Terzjus. Il nome sintetizza la missione e il compito di questa associazione: promuovere attraverso attività di studio e ricerca la comprensione ed un’efficace applicazione del nuovo “diritto comune del terzo settore”.

Con chi dare forma al progetto? Sono 11 i soci fondatori che hanno dato vita a Terzjus: Acli, Airc, Anpas, Assifero, Auser, Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, Consorzio Welfare Ambito Br 3, Fondazione Italia Sociale, Forum Nazionale del Terzo settore, Italia non profit, Rete Misericordie e Solidarietà.

Come fare tutto questo? Attraverso un Osservatorio in grado di metter a fuoco l’intero campo del Terzo settore con un’attenzione aggiuntiva alla filantropia e all’impresa sociale. Un Osservatorio come strumento di informazione, riflessione critica e approfondimento scientifico del diritto del terzo settore.  Con quali arnesi intraprendere il compito? Attraverso un sito/piattaforma – open source- aperto, accessibile e aggiornato; in grado di raggiungere un pubblico ampio anche non specialistico ma altresì di diventare un punto di riferimento autorevole, per i quadri del Terzo settore, i professionisti, gli studiosi e coloro che hanno ruoli di responsabilità nella Pubblica Amministrazione. 

Un laboratorio per accompagnare l’interpretazione della normativa e per elaborare prospettive evolutive della stessa. E poi un Rapporto – Terzjus Report Italia 2020 – capace di fornire non una fotografia statica ma una sequenza di ciò che sta accadendo nel campo del diritto comune del Terzo settore. Un Rapporto, che a cadenza biennale, si sdoppierà per diventare “Terzjus Report Europa” : un’occasione per confrontarci con la legislazione a livello comunitario e internazionale. Bene, c’è molto da fare. Ma c’è soprattutto da elaborare e connettere pensieri, esperienze e proposte affinché il Terzo settore non sia più terzo, ma primo.

 


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