TERZO SETTORE /
ACLI, al via un progetto per facilitare l'accesso ai servizi di welfare
Si chiama Sportello Unico per la Famiglia e si propone di rimuovere gli ostacoli che i cittadini quotidianamente hanno per accedere al welfare pubblico
02 ottobre 2019

Come spesso vi abbiamo raccontato, riprendendo le più recenti ricerche in materia - come questa e questa -, negli ultimi anni la spesa sociale delle famiglie italiane è progressivamente aumentata. Si tratta di una situazione spesso legata alla inadeguatezza o l'inaccessibilità di alcune prestazioni di natura pubblica ma, in tanti casi, la ragione può essere ricercata anche nella difficoltà di accesso. Non è infatti sufficiente avere concretamente diritto a un servizio, occorre anche conoscere la sua esistenza, essere informati sulle modalità per accedervi, sapere come si ottiene e chi lo eroga ed essere certi che si tratta di un intervento in grado di soddisfare le proprie esigenze.

Come evidenziato dal Censis, le differenti opportunità e capacità di accesso ai servizi rappresentano inoltre una fonte specifica di disparità sociale. Se l’assenza di un servizio o la sua inadeguatezza qualitativa penalizzano tutti coloro che hanno bisogno di tale prestazione, le differenze nella possibilità di accesso tendono a colpire in modo specifico i gruppi sociali più fragili, perché meno capaci di recuperare ed elaborare le informazioni necessarie per reperire prestazioni in linea con le proprie esigenze.

Per affrontare questo tema centrale, le ACLI (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) hanno implementato un nuovo strumento.


Lo Sportello Unico per la Famiglia

Con lo scopo di fornire una risposta efficace a queste problematiche, le ACLI  hanno dato vita allo Sportello Unico per la Famiglia. Questa iniziativa si propone di offrire uno sportello fisico al quale potersi rivolgere per ottenere tutte le informazioni necessarie per l’accesso ai servizi che riguardano la famiglia: dalla scuola alla sanità fino all’assistenza sociale. L’obiettivo è quindi quello di eliminare le barriere burocratiche, evitando ai possibili utenti di spostarsi da un ufficio all’altro.

Per fungere da “raccordo” tra i vari servizi locali, lo Sportello Unico per la Famiglia prevede il coinvolgimento delle principali istituzioni locali, come le Amministrazioni Comunali, i Centri per l'Impiego, i servizi sociali comunali, i servizi sociosanitari presso l’Asl, gli Istituti scolastici, ecc. In una prospettiva di maggiore semplificazione, lo Sportello riunisce e integra quindi i servizi sociali comunali, i servizi di accesso alle prestazioni e alle valutazioni sociali, sanitarie ed educative coinvolgendo anche la medicina di base, i servizi per l’impiego, gli enti che si occupano di istruzione e formazione (nei casi in cui ci siano figli minori componenti il nucleo familiare).

Questo percorso di semplificazione è animato da operatori ACLI adeguatamente formati e preparati, ma finalizzato a essere gestito dai dipendenti pubblici interessati. Il loro compito non è affatto semplice e scontato: queste figure devono infatti essere in grado di “prendere in carico” situazioni complesse, dialogare con i cittadini e orientare questi ultimi verso i servizi e i soggetti del territorio più adeguati. Solo un corposo processo di riqualificazione del personale pubblico potrà garantire tutto ciò.

Attualmente i primi Sportelli attivi coincidono con i “Punti Famiglia ACLI” presenti in quasi tutte le regioni d'Italia. Da segnalare che una prima sperimentazione più complessa si concretizzerà sul territorio dell'Ambito Territoriale Sociale di Francavilla Fontana (in provincia di Brindisi), grazie al finanziamento del Dipartimento per le Politiche della Famiglia presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e attraverso un partenariato istituzionale tra gli Enti locali e l’Azienda Sanitaria locale.


Una nuova risorsa per il welfare territoriale

La complessità nell’accesso ai servizi pubblici è una questione determinante per il nostro sistema di welfare. Come ha sottolineato Gianluca Budano, Consigliere di Presidenza ACLI per le politiche per la famiglia, “pensiamo ad esempio all’insorgere di una malattia invalidante, che privi la persona delle capacità lavorative e quindi del reddito. Accanto alla sofferenza della persona, possono discendere problemi familiari, situazioni di oggettiva difficoltà di cui fanno le spese i minori e altro ancora. A fronte di questo quadro complesso e della necessaria risposta multidisciplinare e multidimensionale, il sistema pubblico offre, o dovrebbe offrire, vari servizi che si spalmano tra funzioni sociali, politiche attive del lavoro, politiche sanitarie e servizi socio-educativi”.

“Attraverso lo Sportello Unico per la Famiglia”, continua Budano, “ci proponiamo di agevolare una presa in carico globale, coerente con la concezione di un sapere che riconosce i suoi limiti e le sue potenzialità nello stesso tempo. Gli Sportelli potranno accompagnare il cittadino nel superamento dello stato di disagio senza intrappolarlo in meccanismi che potremmo plasticamente descrivere con l’immagine che rende l’idea meglio di tante altre, quella del cane che si morde la coda”.

 


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