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Un reddito minimo per i lavoratori autonomi
Silvia Pagliuca, Nuvola del Lavoro, 13 gennaio 2016
14 gennaio 2016

Perché dovremmo continuare a lavorare come nell’Ottocento? Perché, se la persona può diventare direttamente produttiva per se stessa e per la società attraverso il collegamento con le piattaforme digitali, ci si continua a comportare secondo schemi tradizionali?

È quanto si chiedono Giuseppe Allegri e Giuseppe Bronzini nel saggio intitolato “Libertà e lavoro dopo il Jobs Act”, recensito da Silvia Pagliuca per la Nuvola del Lavoro. Il volume analizza le trasformazioni legislative del diritto del lavoro, dal pacchetto Treu a oggi, e afferma la necessità di costruire nuove istituzioni per nuovi lavori e nuove forme di welfare, cambiando paradigma e passando dal salariato classico al lavoratore autonomo.

La proposta prinicipale del volume è di introdurre un reddito minimo generalizzato, una nuova forma di welfare che non discrimini i nuovi lavoratori e «non alimenti un gioco al ribasso fatto di ricatti e frammentazione». Uno strumento che potrà essere destinato a una figura ben precisa, quella dei lavoratori economicamente dipendenti, ovvero coloro che «esercitano in forma abituale o prevalentemente personale, diretta per conto proprio e al di fuori dell’ambito di direzione e organizzazione altrui, un’attività economica o professionale a titolo oneroso volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi».


Un reddito minimo per i lavoratori autonomi
Silvia Pagliuca, Nuvola del Lavoro, 13 gennaio 2016

 

 
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