PRIVATI / Investimenti nel sociale
Assistenza domiciliare in Italia: l'esperienza di Italiassistenza
16 novembre 2011

Secondo le proiezioni demografiche dell’Ocse, la popolazione mondiale continuerà ad invecchiare. Nel 2050 la percentuale di persone con più di 80 anni sul totale della popolazione raggiungerà livelli mai toccati prima (Fig. 1). Se infatti nel 1950 gli over 80 costituivano meno dell’1% della popolazione globale, nel 2050 saranno il 4%, con l’aumento più significativo proprio nei paesi Ocse, dove passerà dal 4% del 2010 al 9.4% del 2050. I paesi europei più toccati dal fenomeno saranno Germania e Italia, che arriveranno al 15% di anziani. E’ interessante notare inoltre che l’utilizzo di servizi di assistenza long-term care nei paesi Ocse, e l’Italia non fa eccezione, riguarda in misura maggiore servizi domiciliari (Fig. 2).

Come sottolinea il Secondo Rapporto sulla Non Autosufficienza in Italia del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, a cura di Angelo Lino Del Favero, pubblicato a novembre 2011, l’assistenza domiciliare consente un miglioramento di qualità di vita del paziente e significativi risparmi economici anche rispetto a degenze extra ospedaliere residenziali. Un fenomeno che in Italia presenta valori interessanti sia in termini di sviluppi futuri, sia per il valore assoluto degli utenti in carico (Fig. 3). 

Di fronte a questi trend demografici, esperienze come la società emiliana Italiassistenza assumono grande rilevanza. Italiassistenza, prima rete nazionale di assistenza domiciliare, nasce nel 1993 a Reggio Emilia con l’obiettivo di sviluppare progetti di sostegno alla gestione di trattamenti domiciliari. Oggi, grazie agli oltre 3000 operatori socio-sanitari distribuiti su tutto il territorio nazionale e alle partnership con aziende farmaceutiche, enti pubblici e privati, Italiassistenza si occupa di offre un aiuto concreto ad anziani, malati e disabili, e alle loro famiglie, attraverso la gestione, l’erogazione e il monitoraggio di una vasta gamma di servizi di assistenza domiciliare. Un contact center attivo 24 ore su 24 e servizi innovativi come la piattaforma tecnologica che permette alle farmacie di offrire servizi di assistenza domiciliare, l’educazione sanitaria per i pazienti e il recente avvio di percorsi di formazione sono solo alcune delle attività offerte dalla società. Italiassistenza si appoggia ad una rete, presente su tutto il territorio nazionale, costituita dalle sedi operative e dal coordinamento infermieristico nazionale, dai tutor regionali, e da più di 150 centri specializzati e oltre 3000 medici e operatori sanitari. Sviluppa inoltre progetti congiunti con i numerosi partner, tra cui enti locali e Asl, aziende farmaceutiche e biomedicali, assicurazioni e mutue, case di riposo e Rsa, Associazioni ed enti privati, farmacie, consorzi e cooperative, e gli stessi beneficiari dei servizi e le loro famiglie. Un lavoro che alleggerisce il carico delle strutture pubbliche, ma registra anche ottimi risultati economici: nel 2010 l’azienda ha raggiunto i 30 milioni di fatturato, e prevede per il 2011 un incremento del giro d’affari del 35%. L’amministratore delegato Sergio Torelli annovera tra le ragioni di questo successo, l’originalità del servizio di assistenza domiciliare privata 24 ore su 24, e naturalmente le stime demografiche, che confermano l’inevitabile aumento della domanda di servizi socio-sanitari domiciliari da parte della sempre più numerosa popolazione anziana.

Secondo l’analisi del CENSIS, richiamata dal Rapporto sulla Non Autosufficienza, la disabilità, per effetto dell’invecchiamento e delle patologie cronico degenerative, è in significativo aumento: 6,7% (circa 4,1 milioni di persone nel 2010) e 7,9% nel 2020 (pari a 4,8 milioni di persone), con la conseguente pressione sul versante della domanda di servizi (Fig. 4). 

Riferimenti

L’intervista all’amministratore delegato di Italiassistenza Sergio Torelli sul CorrierEconomia, 14 novembre 2011 (allegato 1)

Il sito di Italiassistenza

Per approfondire proiezioni demografiche e long-term care nei paesi Ocse, il rapporto Help Wanted? Providing and Paying for Long-Term Care, OECD 2011.

Per approfondire il tema della non autosufficienza in Italia, Secondo Rapporto sulla Non Autosufficienza in Italia del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, a cura di Angelo Lino Del Favero, novembre 2011.

 

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Nicole | 29.11.2011
Sicuramente il problema dell’invecchiamento demografico rappresenterà un’importante sfida per i sistemi di welfare nazionale ed in primis per l’Italia, dove il numero di anziani crescerà esponenzialmente nel corso dei prossimi anni. Tuttavia, l’opinione sostenuta dall’autore secondo la quale l’assistenza domiciliare comporterebbe significativi risparmi economici, a mio avviso trascura una visone più macro del fenomeno. L’esistenza di strutture esterne che si occupano degli anziani, ed in particolare di persone affette da malattie degenerative, crea occupazione per diverse figure professionali: in primis il personale medico e ausiliario, ma non solo. Inoltre, è importante non trascurare l’impatto che la presenza di una persona che necessita di cure costanti produce in termini di serenità del nucleo familiare. Spesso infatti, le famiglie vivono una situazione di costante stress psicologico derivante dall’impossibilità di gestire il proprio tempo liberamente. A ciò si aggiunge il fatto che le strutture che si occupano degli anziani applicano prezzi proibitivi per la maggior parte delle famiglie italiane. Ne consegue che uno dei membri del nucleo familiare, solitamente la donna, decida di lasciare la propria occupazione per prendersi cura dell’anziano bisognoso. Si tratta di una scelta razionale, in quanto solitamente il costo di una struttura di ricovero equipara lo stipendio medio di un impiegato, ma non bisogna trascurarne il carico emotivo. L’insoddisfazione derivante dalla costrizione di abbandonare la propria identità professionale, nonché la situazione di “isolamento sociale” nella quale ci si trova inevitabilmente a vivere per l’impossibilità di lasciare l’anziano solo, produce un forte impatto psicologico su chi se ne occupa. L’assistenza domiciliare allieva sicuramente il peso di tale incombenza, ma il peggioramento delle condizioni di vita generali è inevitabile. Non a caso sono stati (giustamente) ideate politiche di “sollievo” per le famiglie, nelle quali gli anziani possono essere ricoverati gratuitamente per periodi di tempo determinati all’interno di strutture competenti. Concludendo, credo che alle famiglie italiane serva prima di tutto essere ascoltate: delegare la cura del proprio genitore anziano ad una struttura non è una scelta facile, ma spesso è inevitabile.
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