PRIVATI / Aziende
Perché è necessaria l'analisi dei bisogni dei lavoratori per costruire un piano di welfare aziendale che funzioni
Secondo una survey realizzata da ISSIM, sarebbe molto forte il mismatch tra servizi aziendali offerti e necessità sociali dei dipendenti. Appena il 6% dei piani risulterebbero davvero efficaci.
14 febbraio 2019

Secondo una ricerca condotta da ISSIM (Istituto per il Servizio Sociale nell'Impresa), con la collaborazione di AstraRicerche, sarebbe molto forte il mismatch tra servizi di welfare aziendale messi a disposizione dalle imprese e i reali bisogni sociali dei dipendenti. Questi ultimi avrebbero infatti bisogno di interventi ad hoc per rispondere alle esigenze della quotidianità, che tuttavia non sempre sono reperibili tra quelli offerti dalle aziende. I risultati della survey, che ha coinvolto un campione di 800 lavoratori impiegati in realtà con più di 10 dipendenti, mostrano in questo senso che solo il 6% delle aziende eroga servizi di welfare veramente efficaci.

Come è possibile osservare dall'infografica sottostante, il gap tra domanda del lavoratore e risposta aziendale risulta molto ampio. A tal riguardo, interrogati sullo stato attuale dell'ascolto da parte dei vertici della propria azienda, solo 1 intervistato su 3 percepisce l'impegno dell'organizzazione verso il benessere dei lavoratori; la stessa percentuale dichiara che il tasso di ascolto è nullo o quasi. Le donne si sentono meno ascoltate rispetto agli uomini (37% contro 28%); emergono inoltre anche disparità geografiche - da questo punto di vista, i lavoratori del Nord sembrano essere meno soddisfatti rispetto a quelli del Sud - e connesse all'inquadramento professionale.


Fonte: Indagine ISSIM-AstraRicerche


Stando alla ricerca, solo 4 aziende su 10 sono attente agli input inviati dai lavoratori. In particolare, sorprende il fatto che le percentuali più elevate riguardanti la mancanza di ascolto si trovino nelle imprese con più di 1.000 dipendenti e nelle multinazionali: di norma si pensa infatti che tali realtà abbiano un'organizzazione tale da rendere più agevole la comunicazione. In base ai dati appare forte la richiesta di riposo e di tempo da dedicare ai propri interessi, mentre è molto minore quella che riguarda la formazione. Come si nota dalla seconda infografica, le aziende non sembrano però muoversi adeguatamente in queste direzioni.


Fonte: Indagine ISSIM-AstraRicerche


Ascolto, comunicazione e welfare

In materia di welfare e conciliazione vita-lavoro, i dati evidenziano che la flessibilità oraria e lo smart working sono le prestazioni più apprezzate: tali interventi sono considerati utili rispettivamente dal 62% e dal 37% degli intervistati; seguono poi i congedi e i permessi parentali, indicati dal 27% del campione.

Come detto, però, anche queste misure possono divenire un "boomerang" per l'organizzazione se non contribuiscono a rispondere alle necessità dei lavoratori. Il rischio è quello che non siano utilizzate e, di conseguenza, non producano gli effetti desiderati, trasformandosi così in un investimento "senza ritorno" per l'impresa. Ciò era già stato evidenziato da altre survey, come ad esempio il Primo Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale (di cui vi abbiamo parlato qui).

Proprio per questo, il coinvolgimento diretto dei lavoratori, insieme ad una strategia di comunicazione modulata sulle loro caratteristiche demografiche, socioeconomiche e culturali possono rappresentare dei passi cruciali per la buona riuscita di un piano di welfare. Attivare procedure di ascolto e comunicazione verso i dipendenti e puntare sulla personalizzazione dei servizi, sono degli investimenti essenziali per dar vita ad un circolo virtuoso per l'impresa, i suoi collaboratori e le loro famiglie.


Alcune considerazioni

Il fatto che ISSM abbia scelto di svolgere un'analisi sul gap tra le aspettative dei dipendenti e la soddisfazione per i servizi effettivamente erogati è certamente positivo. Anche il nostro Labatorio, insieme ad altri esperti del settore, si è proposto di approfondire il tema della qualità delle prestazioni di welfare aziendale che, pur essendo spesso citato, appare affrontato ancora con una certa superficialità (proprio in questo senso va il nostro contributo per la redazione di prassi di Riferimento UNI, che mira ad individuare degli standard qualitativi per i servizi erogati attraverso le piattaforme).

Tuttavia, in attesa di poter leggere il rapporto completo sulla ricerca e quindi comprendere la metodologia utilizzata, rimangono alcuni dubbi sui risultati diffusi da ISSM e AstraRicerche. In particolare, al momento non è chiaro come sia possibile che il 6% delle realtà produttive che fanno welfare eroghino "prestazioni efficaci". Si tratta di un numero che appare davvero molto basso, soprattutto pensando alle tante esperienze positive e best practices che abbiamo avuto modo di incontrare in questi anni di ricerche.

Altra dinamica non perfettamente chiara è il posizionamento dei lavoratori rispetto ai servizi di welfare aziendale con un chiaro impatto sociale, come quelli destinati all'infanzia e all'istruzione, al sostegno di disabili e anziani, alla previdenza complementare e alla sanità integrativa. I dati diffusi non aiutano a comprendere quale sia l'opinione degli intervistati in merito a tali prestazioni. Un fattore non di poco conto, specialmente se si considera che, secondo diverse ricerche - come quella dell'Ocsel o quella del Centro Studi di Confindustria -, alcune di queste misure sono tra le più diffuse nelle imprese.

 

 


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