PRIMO WELFARE /
Quinto Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della “Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”
15 giugno 2012

Il Gruppo CRC
Il Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Gruppo CRC) è un network di 89 soggetti del Terzo settore impegnati nella promozione e nella tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Il Gruppo, coordinato da Save the Children, produce annualmente un rapporto sullo stato d’attuazione della Convenzione (CRC, dall’acronimo inglese di “Convention on the Rights of the Child”) che viene sottoposto all’attenzione del Comitato ONU dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza presso l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Un rapporto che si aggiunge a quello periodicamente presentato dal Governo Italiano. Il Gruppo CRC è quindi espressione dell’impegno di un consistente numero di organizzazioni della società civile nel garantire “un sistema di monitoraggio indipendente, permanente, condiviso ed aggiornato sull’applicazione della CRC e dei suoi Protocolli Opzionali e realizzare eventuali e connesse azioni di advocacy”.

Il Quinto Rapporto CRC
Il Quinto Rapporto di aggiornamento 2011-2012 è un documento ricco e articolato, diviso in 7 capitoli: misure generali di attuazione della CRC in Italia; principi generali della CRC; diritti civili e libertà; ambiente familiare e misure alternative; salute e assistenza; educazione, cultura e gioco; misure speciali per la tutela dei minori. Gli obiettivi dichiarati del rapporto sono, da un lato, la garanzia di un aggiornamento puntuale e costante dell’attuazione della CRC nel paese, dall’altro, porre i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sempre più al centro di un’agenda politica che ha, fino ad ora, troppo spesso latitato (si rimanda in particolare all’approfondimento di Percorsi di Secondo welfare sul rapporto “Il paese di pollicino”).
Il rapporto CRC mappa l’universo dell’infanzia in Italia toccando i nodi più problematici riconducibili alle politiche sociali, alla giurisprudenza civile e penale, all’istruzione e alla psicologia dell’età evolutiva. La ricchezza dei contenuti, che vanno dalla garanzia delle libertà fondamentali del bambino, al riconoscimento dell’istituto islamico della Kafala, dai diritti dei bambini in ospedale ai disturbi del comportamento alimentare dell’età evolutiva, dalla dispersione scolastica alle misure per minori in situazioni di emergenza, permettono al lettore di acquisire strumenti analitici fondamentali per la comprensione delle problematiche dell’infanzia e dell’adolescenza, al di là delle facili retoriche troppo spesso evocate dal tema.
Il nodo delle risorse destinate all’infanzia e all’adolescenza
Non essendo possibile condensare in questa sede i molti stimoli derivanti dalla lettura del rapporto, abbiamo scelto di dare spazio ad un tema, in particolare, tra quelli trattati nel rapporto, che presenta risvolti significativi rispetto all’oggetto di interesse di “Percorsi di Secondo welfare”, e cioè quello delle risorse destinate all’infanzia e all’adolescenza (cap. I, par. 2 del Rapporto); un nodo davvero cruciale da sciogliere affinché l’attuale congiuntura economica non si risolva in un drammatico arretramento dello Sato rispetto alla tutela dell’infanzia.
Il quadro che emerge dal Rapporto è preoccupante: come sottolineato anche dal Comitato ONU, uno dei problemi più pressanti che devono essere affrontati dal governo è la precisa individuazione delle risorse statali e regionali destinate all’infanzia, alla luce del drastico ridimensionamento dei finanziamenti avvenuto negli ultimi anni.
La situazione è ulteriormente aggravata dall’assenza di un’adeguata regolamentazione - invocata da anni in previsione della realizzazione del federalismo fiscale - dei livelli essenziali delle prestazioni sociali (LIVEAS). Questo fondamentale strumento perequativo, rispetto alle consistenti disparità territoriali esistenti nel paese, era stato previsto (ma mai realizzato) dalla Legge 328/2000, "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali". La legge 42/2009 in materia di federalismo fiscale fa invece oggi riferimento ai “livelli essenziali di prestazioni concernenti i diritti civili e sociali”, anch’essi destinati, nelle intenzioni del legislatore (perché ancora di intenzioni si tratta), a garantire standard minimi per l’intero territorio nazionale, cui regioni ed enti locali dovranno adeguare la propria azione. A fronte di questo grave vuoto legislativo, la crisi economica getta ombre sulla capacità degli stessi enti locali di assorbire l’urto del taglio di risorse, ad oggi, assolutamente indispensabili per attuare le politiche di sostegno e tutela dell’infanzia e dell’adolescenza. Politiche che, a loro volta, incidono sullo stato di attuazione della CRC.
E’ del resto sufficiente analizzare le tabelle contenute nel Rapporto CRC, per avere un quadro dell’evoluzione dei fondi destinati al settore negli ultimi anni.

 

Tab.1. Fondi speciali per l’infanzia e l’adolescenza (anni 2008-2013)

 

 

Tab. 2. Fondo nazionale politiche sociali e risorse destinate ai fondi che incidono sul settore infanzia e adolescenza (anni 2008-2011)

 

Fonte: Quinto Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della “Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” 2011-2012.
Note richiamate nelle tabelle:
(42) “Al taglio del 10% rispetto all’annualita 2010 si e aggiunto nel marzo 2011 un ulteriore taglio lineare del 10% a causa del minore introito circa la previsione di entrate sulla vendita delle frequenze tv” (Rapporto, p 16).
(55) “In data 19 aprile 2012 sono stati approvati dalla Conferenza Stato- Regioni ulteriori 45 Mln che, secondo quanto dichiarato dal Ministro Riccardi con delega alla Famiglia saranno portati a complessivi 81 Mln nel corso del 2012, finanziando cosi il Piano Nazionale per la Famiglia, i cui fondi verranno amministrati dalle Regioni per servizi per la prima infanzia e le famiglie” (Rapporto, p.17)

 

La caduta verticale del finanziamento delle politiche sociali e, tra queste, di quelle per l’infanzia e l’adolescenza, riflette una serie di scelte effettuate a livello statale a partire dal luglio 2011 (con la legge 111/2011 “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”) fino al decreto legge “Salva Italia” del dicembre 2011. Già nel corso del 2010 però, cioè prima che la speculazione internazionale ponesse il paese nella necessità di ridurre drasticamente la spesa pubblica, erano state compiute scelte nella direzione del ridimensionamento delle risorse disponibili per il settore, con la cancellazione del Fondo Nazionale Straordinario per i Servizi socio-educativi per la prima infanzia. Questo fondo, introdotto dal Governo Prodi nell’ambito del Piano straordinario nidi, aveva avuto il merito di contribuire ad innalzare la copertura territoriale di servizi per la prima infanzia dal 9,6% del periodo 2005-2006, all’ 11,3% del periodo 2009-2010.
Il Rapporto CRC sottolinea, inoltre, come anche il fondo per l’inclusione sociale degli immigrati (istituito nel 2007) - che destinava risorse specifiche ai minorenni - sia stato abolito dalla legge 26/2008. Infine, il “Piano Nazionale Infanzia e Adolescenza 2010-2011” non prevede alcuna copertura finanziaria, con ovvie ricadute, in termini di realizzabilità concreta, degli obiettivi in esso contenuti.
L’azione frenetica di aggiustamento del bilancio statale che sta avendo luogo in questi mesi rende estremamente difficoltoso valutare l’andamento delle risorse disponibili per il settore infanzia e adolescenza nell’anno in corso. Del resto, l’entità del Fondo Nazionale per le politiche sociali, previsto dalla legge di stabilità 2011 per un ammontare di 69.954 milioni di euro, appare del tutto inadeguato per la copertura delle spese che gli enti locali devono sostenere per continuare ad offrire i servizi oggi attivi sul territorio. Questo stato delle cose rende del tutto improbabile un potenziamento degli stessi, come sarebbe richiesto per un avanzamento nell’attuazione della CRC.
La problematicità del quadro che emerge dal Rapporto del Gruppo CRC è del resto confermata da un recente intervento del Comitato ONU, che con riferimento alla situazione italiana: «esprime preoccupazione per le disparita a livello regionale nell’assegnazione e nella spesa dei fondi destinati ai minori, compresi i settori della prima infanzia, istruzione e salute. Teme inoltre per il recente deterioramento della valutazione dello Stato parte nelle classifiche internazionali riguardanti la corruzione e per le eventuali conseguenze sui diritti dei minori. Alla luce della situazione finanziaria in cui si trova attualmente l’Italia, il Comitato sottolinea il rischio che i servizi destinati ai minori possano mancare della tutela e del sostegno necessari» (Rapporto CRC, p.15).
Il Ministro Fornero, consapevole che il primo problema da affrontare è culturale e riguarda l’insufficiente “sensibilità al tema dei diritti dell’infanzia”, ha manifestato l’intenzione di costituire un osservatorio per valutare l’impatto della crisi economica sui più piccoli (video del CorriereTV nei riferimenti). Potrebbe essere, quest’ultimo, un passo importante per richiamare l’attenzione degli addetti ai lavori, ma anche dell’opinione pubblica, su un tema assolutamente ineludibile in un paese civile. Nel frattempo è doveroso ringraziare realtà organizzate della società civile come il Gruppo CRC, per la loro ostinata volontà di dare voce ai più piccoli di questo paese.

 

Riferimenti

Quinto Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della “Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” 2011-2012

“Quasi due milioni di bambini sono a rischio in Italia” (video), CorriereTV
 

 
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