PRIMO WELFARE / Lavoro
Salario minimo europeo: il no della Germania aiuta i sovranisti?
Se ben disegnato, un provvedimento europeo sul salario minimo potrebbe contribuire a rafforzare l'integrazione dei Paesi membri
12 aprile 2019

Difficile, ma non irragionevole. Se ben disegnato, un provvedimento UE sul salario minimo avrebbe probabilmente più pregi che difetti. Del resto, il Pilastro europeo dei diritti sociali già lo prevede (art.6): «Sono garantite retribuzioni minime adeguate, che soddisfino i bisogni del lavoratore e della sua famiglia in funzione delle condizioni economiche e sociali nazionali, salvaguardando nel contempo l'accesso al lavoro e gli incentivi alla ricerca di lavoro». Si tratta di passare da questo principio generale a qualcosa di più concreto: come primo passo, potrebbe bastare anche un processo di coordinamento delle politiche nazionali, inserito in modo chiaro e regolato dentro il Semestre europeo.

La Germania si è subito detta contraria alla proposta di Macron, nonostante essa stessa abbia introdotto nel 2015 un salario minimo di 9 euro all'ora. «Il centralismo europeo, lo statalismo, la mutualizzazione del debito, il portare la sicurezza sociale e il salario minimo a livello UE sono il modo sbagliato» di affrontare la questione sociale: serve invece «una responsabilità individuale e sussidiaria». Così ha detto in una recente intervista Annegret Kamp-Karrenbauer, che ha sostituito Merkel alla guida dei cristianodemocratici.

Il concetto di «responsabilità individuale e sussidiaria» domina da più di un decennio la visione europea del governo tedesco. Essa riflette un punto di vista più generale: l'Unione economica e monetaria deve creare e salvaguardare uno spazio di competizione istituzionale fra paesi, tutto il resto è «rendita», «azzardo morale», «opportunismo». C'è però un problema con tale approccio: esso è inadatto alla costruzione di quella Unione politica - basata sull'economia sociale di mercato - che pure la Germania dice di volere. Se a ogni proposta in direzione «costruttiva» (compreso il salario minimo UE) si risponde ribadendo il principio di responsabilità individuale dei paesi, alla fine si incoraggia e si legittima il sovranismo. Sta succedendo proprio questo. Ma a Berlino non se ne accorgono neppure i socialdemocratici.


Questo articolo è stato pubblicato sul Corriere della Sera del'8 aprile 2019, con il titolo "Quel «nein» che aiuta i sovranisti", ed è stato qui riprodotto previo consenso dell'autore.

 


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