PRIMO WELFARE / Inclusione sociale
Malnatt, la birra del riscatto prodotta nelle carceri milanesi
Restituire dignità ai detenuti coinvolti nella produzione e distribuzione della birra e sostenere iniziative per il reinserimento di altri carcerati. È il duplice obiettivo del progetto sviluppato a Bollate, Opera e San Vittore
17 luglio 2019

In dialetto milanese "Malnatt" significa letteralmente "nato male". Secondo alcuni il termine risalirebbe alla fine del Quattrocento, quando venne coniato per indicare in maniera dispregiativa i figli adulterini di Ludovico il Moro. Nati fuori dal matrimonio con Beatrice d'Este, questi vennero comunque riconosciuti e legittimati dal padre per rafforzare il potere della famiglia Sforza tramite matrimoni combinati, ma proprio per tale ragione vennero additati dal popolo del Granducato come "illegittimi", "bastardi", "approfittatori" e "opportunisti". In una parola: "malnati". 

Nei secoli il termine perse la sua accezione fortemente dispregiativa e nella cultura popolare iniziò ad essere usato per indicare chi, nonostante la propria condizione di miseria, si adopera in ogni modo per ottenere un riscatto sociale (e in tal senso ricorda molto lo scugnizzo napoletano o al mascaratu siciliano). Un malnatt è, ad esempio, il protagonista della canzone "Ma Mi" (quatter amis, quatter malnatt, vegnu su insemma compagn di gatt - quattro amici, quattro malnati, venuti su insieme come gatti). Il testo di Giorgio Strehler, interpretato negli anni da grandi esecutori come Enzo Jannacci, Ornella Vanoni o il mitico Nanni Svampa (che di malnatt, per altro, se ne intendeva), racconta appunto di un malnatt che sconta una breve detenzione nel carcere milanese di San Vittore. 

Fa quindi sorridere che "Malnatt" sia il nome della birra prodotta dai detenuti nelle carceri milanesi di Bollate, Opera e San Vittore. Un progetto nato dalla collaborazione tra i tre istituti penitenziari della città e un gruppo composito di imprenditori ed esercenti del territorio milanese, grazie al supporto del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria e del Comune di Milano, che si pone un duplice obiettivo. Da un alto dare un'opportunità di lavoro e formazione ad alcuni detenuti ed ex detenuti che potranno lavorare nelle fasi di produzione della birra, presso l'azienda agricola La Morosina nel parco del Ticino, e in quelle di distribuzione, attraverso la società Pesce. Dall'altro lato garantire risorse per sostenere ulteriori progetti che procurino ricadute positive sul sistema di esecuzione penale, creando nuove opportunità di inclusione per i carcerati e formando adeguatamente il personale penitenziario. 

Un'inziativa, dunque, che mira a restituire dignità sociale ai detenuti coinvolti, fornendo loro un'occasione di riscatto attraverso un percorso concreto di formazione e lavoro, ma anche a generare possibilità di riscatto per altri, finanziando - col tempo - iniziative volte all'inclusione. Una prospettiva degna di un vero malnatt.

Il piano di sviluppo del progetto prevede di raggiungere un volume di vendita di circa 1.000 ettolitri di birra annui entro i prossimi 24/30 mesi per poi iniziare a sostenere progetti meritori individuati dal Ministero della Giustizia. Ad oggi le birre Malnatt (che si possono gustare qui) sono tre: Malnatt di San Vittore, birra chiara non filtrata di solo malto d’orzo; Malnatt di Bollate, birra di frumento; Malnatt di Opera, birra rossa.

 


Birra Messina: un caso di community buyout che può far scuola

La via italiana per l'innovazione sociale: l'esperienza di Programma 2121

Lavoro in carcere, finanza sociale e secondo welfare. Riflessioni sul caso di Giotto

Carceri: perché negli Stati Uniti vogliono conoscere le cooperative italiane?

Carcere: se il vero recupero comincia con un incontro

Il lavoro? Servirebbe anche in carcere