PRIMO WELFARE / famiglia
Rete educAzioni, la scuola che riparte deve essere sicura e capace di non lasciare indietro nessuno
È necessario mettere al centro dell'agenda politica il tema dell'educazione: la scuola post Covid deve essere solidale e inclusiva, capace di accogliere tutti gli studenti a partire dai più fragili
07 settembre 2020

L'agenda politica deve porre al centro l'attività educativa per disegnare una scuola post Covid-19 che sia nuova, solidale e inclusiva, in grado di accogliere finalmente tutti gli studenti, a partire dai più fragili. È questo il messaggio trasmesso dal educAzioni, compagine che riunisce nove reti della società civile - Alleanza per l’Infanzia, Appello della Società Civile per la ricostruzione di un welfare a misura di tutte le persone e dei territori, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza - CNCA, Forum Disuguaglianze e Diversità - ForumDD, Forum Education, #GiustaItalia Patto per la Ripartenza, Gruppo CRC, Tavolo Saltamuri - impegnate nel contrasto alla povertà educativa e nella promozione dei diritti dei bambini e degli adolescenti. Di seguito riportiamo il comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi.


In questi mesi di emergenza in cui 9,8 milioni di giovani hanno interrotto le normali attività scolastiche, si è accentuato il disagio di chi già aveva difficoltà di apprendimento
. Per questo, alla riapertura delle scuole, oltre alle precauzioni sanitarie obbligatorie, è necessario l’impegno di tutti per contrastare ogni forma di discriminazione, affinché nessuno venga lasciato indietro e tutti abbiano la possibilità di sviluppare le proprie capacità. Nella difficile gestione delle classi, complicata dai distanziamenti, nel programmare ove necessario l’alternarsi di lezioni a distanza e in presenza, occorre la massima attenzione affinché i ragazzi e le ragazze con difficoltà di apprendimento o fragilità di altra natura non vengano per nessuna ragione isolati o emarginati.

Per affrontare la grave crisi in atto c’è bisogno di più cultura, più istruzione, più educazione. Per questo vanno rilanciati con convinzione i patti educativi in grado tenere aperte le scuole tutto il giorno, a partire dai territori dove è più grave e diffusa la povertà educativa, per risarcire, con tutti gli strumenti possibili e attraverso scelte coraggiose e sperimentazioni didattiche, bambine e bambini, ragazze e ragazzi del tempo scuola perduto.

I corsi di recupero promessi dalla Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina a fronte della lunga chiusura delle scuole stanno partendo con fatica e a macchia di leopardo, mentre in alcune regioni si prospetta di rimandare ulteriormente l’inizio delle lezioni a dopo le elezioni e referendum del 20 settembre, visto che, al contrario di quanto promesso dal Governo, anche questa volta le scuole ospiteranno i seggi elettorali. Questo non è un buon segnale, tanto più che quest’anno invece dei corsi di recupero si dovrebbe parlare di restituzione e risarcimento nei confronti degli studenti e delle studentesse. Le alunne e gli alunni rimasti "sconnessi", con bisogni educativi speciali, in situazione di fragilità e difficoltà di contatti, con famiglie non in grado di sostenerli, non hanno tanto bisogno di “recuperare” apprendimenti mancati, quanto di ritrovare la fiducia e la motivazione necessarie.

Non è accettabile che si creino gruppi in spazi separati per chi è "rimasto indietro", ma servono invece attività stimolanti, di ricerca, espressivo-creative, comunicative, logiche, in cui mettersi in gioco e non essere ricettori passivi di esercizi e schede di verifica. Occorre riannodare le attività scolastiche con attività differenziate secondo i bisogni di ognuno, nello stesso tempo facendo percepire che ciascuno è parte di una comunità e va accolto in quanto tale, con le sue potenzialità e propensioni.

Inoltre, tutte le bambine/i e adolescenti, a prescindere che siano o meno "rimasti indietro", hanno bisogno di elaborare l’esperienza di questi mesi e le nuove norme di comportamento rese necessarie dal perdurare della pandemia. La riflessione su questa esperienza, le sue cause, le sue conseguenze anche per i comportamenti e responsabilità individuali, declinata a seconda dell’età, dovrebbe entrare nel programma educativo in questi mesi, dando contenuto non solo all’educazione civica introdotta quest’anno, ma anche ad altre materie - dalle scienze alla storia e geografia - in un’ottica interdisciplinare.

In questo modo sarà possibile individuare percorsi capaci di promuovere dialogo, democrazia e partecipazione attiva degli alunni e degli studenti perché le regole da condividere siano assunte con consapevolezza, tenendo conto del loro punto di vista.


Leggi il Comunicato della Rete educAzioni sul sito dell'Alleanza per l'infanzia

 


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