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Sabato 30 novembre si svolgerà la 17ª edizione della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, tradizionale appuntamento organizzato dalla Fondazione Banco Alimentare per raccogliere prodotti non deperibili – come olio, omogeneizzati, alimenti per l’infanzia, riso, pasta e scatolame – da destinare a chi è meno fortunato. In un periodo storico drammatico come quello attuale, in cui il numero degli indigenti ha raggiunto livelli che non si registravano dal secondo dopoguerra, partecipare e far partecipare all’iniziativa assume quindi un’importanza e un significato del tutto particolari.

La Colletta, infatti, rappresenta l’occasione migliore per aiutare chi si trova in condizione d’indigenza ma, soprattutto, può essere il momento privilegiato in cui portare all’attenzione del grande pubblico il problema della povertà alimentare, di cui troppo spesso si ignorano le gravissime e sempre più ampie conseguenze dal punto di vista sociale. Abbiamo chiesto a Andrea Giussani, Presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus di rispondere ad alcune domande per capire meglio il senso di questa giornata particolare.

Dottor Giussani, perché oggi è importante che gli italiani partecipino alla Giornata Nazionale della Colletta Alimentare?

La Colletta Alimentare è da sempre un momento in cui, oltre a raccogliere alimenti da destinare a chi ne ha più bisogno, è possibile scoprire che donare fa bene. Fare questo gesto di solidarietà rende maggiormente chiaro nelle persone chi sono e cosa desiderano nella propria vita, facendo emergere pienamente la loro umanità. In questo senso la Colletta Alimentare presenta una dimensione educativa importantissima ed è proprio questa dimensione che, insieme al lavoro di tantissimi volontari che offrono il loro tempo non solo il giorno della Colletta ma nel corso di tutto l’anno, da 17 anni permette al Banco Alimentare di continuare e svolgere la propria missione quotidiana. Inoltre, anche a causa della grande emergenza alimentare che ci troviamo a vivere, la Colletta quest’anno assume un ruolo particolarmente significativo. Nel giro di poco più di tre anni, come mostrano i dati presentati alcune settimane fa, il numero degli indigenti in povertà estrema presenti in Italia è aumentato di oltre il 30%, arrivando a sfondare quota 4 milioni di indigenti. Questa è un’emergenza quotidiana non meno grave dei tifoni o degli uragani, ma che spesso passa in secondo piano perché non assume una dimensione eccezionale od eclatante. Anche per questa ragione oggi più che mai è importante partecipare a un momento come la Colletta.

Chi può partecipare alla Colletta?

La risposta in questo caso è molto facile: tutti.
Alla Colletta partecipano famiglie con bambini, giovani coppie, anziani, ragazzi universitari, ma partecipano anche categorie che non automaticamente si assocerebbero a un’iniziativa del genere. Ad esempio sono sempre più numerose le imprese che decidono di organizzare momenti legati alla Colletta – che non a caso vengono indicate come “collette aziendali” – in cui i dipendenti possono raccogliere generi alimentari direttamente sul posto di lavoro. Oppure non ci si aspetta che la Colletta possa essere effettuata da detenuti rinchiusi in diversi carceri della Penisola. Anche chi è recluso, infatti, da alcuni anni può contribuire a raccogliere cibo per chi ne ha bisogno. Una forma di coscienza del bisogno anche da parte chi spesso ne sta vivendo le estreme drammatiche conseguenze. O, ancora, sono le stesse persone che si trovano o si trovavano in stato di bisogno, che contribuiscono attivamente alla Colletta come segno di riconoscenza per quello che hanno ricevuto nel corso dell’anno. Tutte queste persone partecipano così al medesimo gesto di solidarietà che, oltre ad essere un atto di aiuto verso gli altri, diventa una vera e propria festa, perché si riconosce tutti insieme lo scopo buono dell’azione che si sta compiendo.

Le risorse raccolte nel giorno della Colletta cosa permettono di fare?

Nel 2012 la rete del Banco Alimentare ha distribuito oltre 72mila tonnellate di alimenti a circa 9.000 delle 15.000 strutture caritative presenti nel nostro Paese, permettendo loro di rispondere a bisogni crescenti che autonomamente faticherebbero a fronteggiare. Nello specifico la Colletta vale circa il 15% di quello che viene raccolto nel corso di tutto l’anno. In un solo giorno riusciamo infatti a raccogliere oltre 9.000 tonnellate di alimenti che poi provvediamo a immagazzinare e distribuire nel corso dei mesi successivi. Questo risultato sarebbe impossibile senza la generosità di circa 5 milioni di consumatori e la disponibilità di 130 mila volontari che ci aiutano all’interno dei circa 10.000 punti vendita che aderiscono all’iniziativa. Inoltre bisogna sottolineare che la Colletta permette anche di ottenere un vantaggio “dietetico”. Se infatti nel corso dell’anno i prodotti che raccogliamo solo limitati a un determinato paniere, nel giorno della Colletta viene raccolta una varietà di prodotti molto più ampia che permette anche una maggiore diversificazione della alimentazione di chi riceve gli alimenti dal Banco.

A proposito di risorse disponibili: a fine 2013 il Programma Europeo per gli aiuti agli indigenti (PEAD) promosso dall’UE dovrebbe concludersi per lasciar posto a un nuovo fondo (FEAD) che però, probabilmente, non riuscirà a garantire la stessa quantità di risorse. Come pensate di fronteggiare questa questione non indifferente?

Effettivamente per il passaggio dal PEAD al FEAD  (di cui ci ha recentemente parlato Angela Frigo da Bruxelles, ndr) ci vorrà qualche mese. Per fortuna ci sarà uno “scivolamento” nella consegna delle risorse da parte di Agea (ente pagatore del Ministero delle Politiche agricole che distribuisce le risorse provenienti dal livello europeo) che ci permetterà di poter mantenere quasi gli standard attuali di distribuzione fino a marzo/aprile 2014. Ma gli effetti di questo passaggio dall’uno all’altro programma, secondo ciò che si riesce a prevedere oggi, non dovrebbero vedersi fino all’autunno del prossimo anno. Abbiamo dunque un certo lasso di tempo per poter individuare nuove strade attraverso cui integrare le quantità di derrate che verranno meno con il passaggio PEAD/FEAD. Ad esempio già da alcuni mesi stiamo intensificando il lavoro con i donatori privati, per aumentare la quota di risorse provenienti da questo settore alimenti ma anche sostegno economico per far fronte ai costi crescenti di recupero. Ma soprattutto, con tante altre realtà caritative che si sono messe insieme nella cosiddetta Alleanza contro la povertà alimentare, stiamo facendo pressioni sulle istituzioni affinché possa essere varato quanto prima il piano nazionale di contrasto alla povertà. Il raggiungimento di questo obiettivo è sicuramente importante, ma lo è ancora di più il tempo nel quale riusciremo a centrarlo. Data la situazione, infatti, è fondamentale fare in modo che si giunga all’approvazione di provvedimenti in tal senso nel più breve tempo possibile. Speriamo che entro la metà del prossimo anno si possa operare concretamente sul campo.

 

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