POVERTÀ E INCLUSIONE /
Scuola: una ricerca dice che non c'è correlazione tra didattica in presenza e aumento dei contagi
Lo studio svolto da epidemiologi, medici, biologi e statistici dice che però la chiusura sta creando danni gravissimi sui minori. Ora servirebbe "solo" il coraggio per riaprire.

Un articolo pubblicato stamattina sul sito del Corriere della Sera riporta i risultati di uno studio condotto da una squadra di epidemiologi, medici, biologi e statistici sul rapporto tra aumento dei contagi di Covid-19 e lezioni in presenza. Dalla ricerca emergerebbe che in Italia non ci sia correlazione significativa tra i due fenomeni.

Lo studio è stato svolto su dati del Ministero dell'istruzione, delle Asl/Ats e della Protezione civile che hanno permesso di coprire un campione pari al 97% delle scuole italiane, a cui corrispondono circa 7,3 milioni di studenti e 770 mila insegnanti. L'analisi indicherebbe che nella "seconda ondata" l’incidenza di positivi tra gli studenti sia inferiore di circa il 40% per le scuole primarie e le secondarie di primo grado e del 9% per le scuole superiori rispetto a quella della popolazione generale. Inoltre, a fronte di un elevato numero di test effettuati ogni settimana negli istituti, meno dell’1% dei tamponi eseguiti sarebbero risultati positivi. In questo senso, riporta il Corriere, alla riapertura delle scuole non sarebbe quindi corrisposta una crescita della curva pandemica

Sara Gandini, docente di statistica medica alla Statale di Milano, tra le ricercatrici impegnate nell'analisi, sottolinea al Corriere che "in mancanza di evidenze scientifiche dei vantaggi della chiusura delle scuole (anche se qualcuno ha già lanciato l'allarme fornendo dati utili in tal senso, ndr), il principio di precauzione dovrebbe essere quello di mantenere le scuole aperte per contenere i danni gravi, ancora non misurabili scientificamente in tutta la loro portata e senz’altro irreversibili sulla salute psicofisica dei ragazzi e delle loro famiglie". In sintesi: "la scuola dovrebbe essere l’ultima a chiudere e la prima a riaprire" poichè ragazzi e bambini, numeri alla mano, non possono essere considerati responsabili o motore dell'aumento della curva.  

In attesa di poter leggere lo studio completo riteniamo utile riportare le indicazioni che ne emergono, visto anche lo spazio che il Corriere della Sera ha riservato alla notizia. In una situazione in cui la decisione di chiudere le scuole è stata presa, apparentemente, più sull'onda dell'emotività che su dati ed evidenze scientifiche, riteniamo infatti importante aggiungere questo elemento al dibattito in corso

Alla luce di questi nuovi dati speriamo che, come già richiesto dalla Alleanza per l'Infanzia, le istituzioni abbiano il coraggio di riaprire immediatamente le scuole. Di fronte alle evidenze scientifiche crediamo non ci siano più alibi. E se ci fossero, che vengano resi noti a genitori e alunni che stanno pagando a caro prezzo la situazione attuale.

 

 


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