POVERTÀ E INCLUSIONE /
Un primo bilancio del Reddito di Emergenza
In una nota tecnica Forum DD e ASviS analizzano i punti di forza e di debolezza dell'intervento destinato a contenere il diffondersi della povertà
03 giugno 2020

Nella passate settimane, il Forum Disuguaglianze e Diversità (Forum DD), l’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) e Cristiano Gori (docente dell’Università di Trento ed esperto esterno rispetto alle due organizzazioni) hanno dato vita a una “coalizione sociale di scopo” mossa dall’obiettivo di promuovere il sostegno al reddito di tutte le persone in difficoltà a seguito dell’emergenza Covid-19. 

Fin da marzo, questa coalizione ha avanzato delle proposte a sostegno delle persone in povertà (ne abbiamo qui). Successivamente, quando il Reddito di Emergenza (REM) è stato introdotto nella bozza del “Decreto Rilancio” ha elaborato alcune indicazioni per la modifica della misura. Ora che il REM è stato avviato, la stessa coalizione interviene facendo un bilancio della nuova misura.

Per un’analisi di dettaglio relativa alle differenze fra le proposte avanzate e la misura realizzata si rimanda alla nota tecnica (disponibile qui); di seguito si sintetizzano i punti di debolezza e di forza del REM che emergono dall’analisi del documento.


I punti deboli della misura

Un primo elemento di debolezza riguarda la complessità delle procedure per ottenere il REM e in particolare la previsione dell’Isee come criterio di accesso. Nello specifico, Forum DD e ASviS avvertono che le difficoltà relative alla presentazione dell’Isee (che richiede la raccolta di numerosi documenti) potrebbe scoraggiare le persone che oggi non lo possiedono e che peraltro sono quelle al di fuori dalla rete del welfare pubblico, visto che l’Isee è previsto per una molteplicità di prestazioni. Inoltre, la soglia Isee fissata è pari a 15.000 euro ed è decisamente alta per una misura di questo tipo. Di fatto allora l’utenza sarà selezionata sulla base degli altri due criteri previsti (reddito e patrimonio) e l’Isee sarà quindi poco utile.

In secondo luogo, diversamente da quanto auspicato da Forum DD e AsVis, non è stata prevista una strategia di “aggancio” dei lavoratori del sommerso e proprio questi lavoratori potrebbero essere particolarmente scoraggiati dalla necessità di presentare l’Isee.

Infine, sottolinea il documento, non è stata messa in campo una campagna informativa adeguata e volta a raggiungere tutte le persone in condizione di bisogno. Si tratta di un elemento di particolare debolezza considerando la frammentazione delle misure e la compresenza del Reddito di Cittadinanza (RdC) e del REM. Questa frammentazione rende di fatto difficile a molti capire se si rientra o meno fra gli aventi diritto al REM.


I punti di forza

Fra i punti di forza della misura va segnalato in primo luogo il buon livello di copertura che la misura dovrebbe raggiungere e la sostanziale adeguatezza degli importi previsti. Come si legge nel documento l’obiettivo che chiunque si trovi in grave difficoltà economica - in questa fase, in Italia - abbia diritto ad una prestazione di sostegno del reddito è sostanzialmente diventato realtà” (p. 6).

In secondo luogo, dal punto di vista dei criteri, come auspicato da Forum DD e ASviS sono state innalzate le soglie del patrimonio mobiliare rispetto a quelle previste dal RdC e non sono stati previsti requisiti inerenti il patrimonio immobiliare (presenti invece nel caso del RdC). Resta tuttavia, come detto sopra, il grosso scoglio dell’Isee.

Infine, con il REM decade il vincolo (previsto dal RdC) di risiedere da almeno dieci anni in Italia per poter beneficiare della misura. Per ottenere il REM è sufficiente infatti risiedere in Italia e questo favorirà l’accesso degli stranieri che sono invece sostanzialmente esclusi dal RdC.

In un quadro di questo tipo, nelle prossime settimane sarà necessario, da un lato, monitorare l’attuazione della misura a livello locale e garantire l’accesso a un numero di persone più ampio possibile; dall’altro, mettere in campo azioni finalizzate ad aiutare gli utenti del REM a beneficiare di sostegni di natura non monetaria (es. formazione, assistenza per i minori, lotta alla povertà educativa) oppure a usufruire di altri strumenti di sostegno.

 

 


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