POVERTÀ E INCLUSIONE /
Abbandono scolastico e povertà educativa, i costi della DAD secondo l'indagine di Save the Children
L'ONG stima che, a seguito del lockdown, sono 34 mila i giovani che rischiano di abbandonare precocemente la scuola
12 gennaio 2021

A quasi un anno dall’inizio della pandemia e con le scuole che procedono a singhiozzo, Save the Children ha dato voce ai ragazzi e alle ragazze delle scuole superiori realizzando (lo scorso dicembre) un’indagine che ha coinvolto 1.000 studenti di età compresa tra i 14 e i 18 anni. Questa rilevazione è stata poi affiancata dalla realizzazione di un focus group qualitativo che ha visto protagonisti i ragazzi e le ragazze (14-22 anni) di SottoSopra e presenti in 15 città italiane.

Si tratta di un’indagine importante in un contesto come il nostro in cui nonostante già prima della pandemia oltre 1 giovane su 8 (13,5% pari a 561 mila ragazzi nel 2019) abbandonava gli studi avendo conseguito soltanto la licenza media; la riapertura delle scuole continua a non essere una priorità.  

In questo quadro, la crisi attuale rischia di incrementare ulteriormente gli abbandoni scolastici precoci (in particolare Save the Children stima 34 mila “nuovi dispersi”) e amplia la distanza tra chi, nonostante l’emergenza, dispone di strumenti idonei e spazi adeguati a partecipare alla DAD e può contare sul supporto della famiglia in caso di difficoltà e chi no. A questo, come dimostra l’indagine, si aggiungono le ricadute che la prolungata chiusura delle scuole sta avendo sullo sviluppo socio-emotivo e motivazionale dei ragazzi.  


L’esperienza della DAD

Nonostante la maggior parte degli studenti valuti positivamente la didattica a distanza (DAD), quasi 4 ragazzi su 10 (38%) esprimono un giudizio negativo e più di 1 giovane su 3 (35%) ritiene che durante il periodo di DAD la propria preparazione scolastica sia peggiorata. Inoltre, 7 studenti su 10 ritiengono che la modalità a distanza renda più complicato concentrarsi durante le lezioni; imparare nuove cose e socializzare con i compagni. 1 giovane su 2 sostiene inoltre che la DAD rende più difficile rispettare il programma scolastico.

Con riferimento alla continuità nella partecipazione alla didattica, i ragazzi intervistati hanno dichiarato di aver fatto mediamente 1,25 giorni di assenza nell’ultimo mese. Più di 1 ragazzo su 10 segnala tuttavia di essere stato assente tre o più giorni nell’ultimo mese e quasi un ragazzo su 10 (8%) riferisce che rispetto allo scorso anno scolastico le assenze sono aumentate.


I “nuovi dispersi”

Questi dati diventano più preoccupanti quando ai ragazzi viene chiesto di guardare ai loro compagni di classe. Infatti, più di 7 ragazzi su 10 (72%) dichiarano di avere almeno un compagno che sta facendo più assenze rispetto allo scorso anno. Inoltre, più di un ragazzo su 4 (28%) dichiara che dal lockdown della scorsa primavera c’è almeno un proprio compagno di classe che ha smesso completamente di frequentare le lezioni. Di questi, il 7% afferma che i compagni di scuola “dispersi” durante il lockdown sono tre o più di tre. Un dato questo che porta in primo piano il rischio di un balzo in avanti della dispersione scolastica. Se la percezione dei ragazzi è corretta, si stimano infatti circa 34 mila “nuovi dispersi” a seguito del lockdown.


Le difficoltà con la DAD


Rispetto alle difficoltà sperimentate nella fruizione della DAD, quasi 1 ragazzo su 2 (il 45%) ha segnalato una difficoltà nel concentrarsi durante le lezioni online. Seguono i problemi tecnici dovuti alla connessione internet/copertura di rete propria (41%) o dei docenti (40%); i problemi tecnici dovuti alla scarsa digitalizzazione dei docenti e la noia (33% ciascuno).

Il principale punto di riferimento in caso di problemi con la DAD sono i genitori (44%), seguiti dai docenti (26%). Quasi 1 giovane su 10 (8%) fruisce della DAD in stanze condivise con altri membri della famiglia.

Nel complesso, quasi 4 ragazzi su 10 ritengono che il periodo in DAD stia avendo ripercussioni negative sulla propria capacità di studiare (37%) e sul proprio rendimento scolastico (27%).


Le ripercussioni sulla socialità

Le ripercussioni sul fronte dell’apprendimento, si affiancano al costo che i ragazzi stanno pagando rispetto alla socialità e alla loro sfera emotiva: 6 ragazzi su 10 dichiarano che il periodo di chiusura della scuola abbia avuto/stia avendo effetti negativi sulla capacità di socializzare e sul proprio stato d’animo e umore. Inoltre, 1 ragazzo su 2 dichiara che anche le proprie amicizie hanno subito ripercussioni negative a causa dell’impossibilità di andare a scuola. Infine, quasi 2 ragazzi su 3 (63%) concordano sul fatto che la pandemia li abbia privati della possibilità di vivere esperienze sentimentali importanti per qualunque giovane della loro età.


Gli stadi d’animo

Lo stato d’animo prevalente nei giovani intervistati è la “stanchezza” (31%), seguono l’incertezza (17%), la preoccupazione (17%), l’irritabilita? (16%), l’ansia (15%), il disorientamento (14%) e il nervosismo (14%), l’apatia (13%) e lo scoramento (13%), l’esaurimento (12%). In questo quadro, quasi 1 ragazzo su 2 (46%) considera questo anno di pandemia un anno sprecato.


L’impatto sui progetti futuri

Considerando infine i progetti futuri, più di 1 ragazzo su 4 (28%) afferma di aver rivisto le proprie scelte in merito al percorso di studi/professionale in conseguenza della pandemia. In particolare, quasi 1 giovane su 10 lo ha fatto a causa delle difficoltà economiche della propria famiglia (il 6% non andrà all’università per questa ragione e il 3% sta valutando di lasciare la scuola per aiutare economicamente la famiglia).

Questi dati nel complesso mostrano come sia davvero giunto il momento di porre l’attenzione sui ragazzi e di riflettere sui costi di breve e lungo periodo che le scelte fatte fino ad ora determineranno. In particolare, è necessario che la scuola inizi ad essere considerata come “servizio essenziale” che deve essere garantito anche nelle fasi di maggiore recrudescenza del virus.

 


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