POVERTÀ E INCLUSIONE /
Le proposte di Save the Children sull'uso del Fondo per la Povertà educativa
Lo scorso 5 aprile, in un convegno a Roma, Save the Children ha presentato le sue proposte per l'attuazione del fondo
06 aprile 2016

Dedicare particolare attenzione alle aree del paese nelle quali il fenomeno della povertà educativa è più diffuso, sviluppare interventi che agiscono sia a livello di comunità, sia a livello individuale, costruire un sistema di monitoraggio e valutazione che misuri l’impatto degli interventi sui beneficiari diretti e sulla comunità. Queste, in estrema sintesi, le raccomandazioni di Save the Children per l’applicazione del nuovo “Fondo sulla povertà educativa minorile” (istituito dalla Legge di Stabilità 2016) presentate a Roma lo scorso 5 aprile nel corso dell’evento “Fondo povertà educativa, un’occasione da non perdere”.

L’evento, al quale hanno preso parte il Presidente del Senato Pietro Grasso, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini, il Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza Sandra Zampa e il Professore di statistica economica dell’Università di Tor Vergata Enrico Giovannini, ha rappresentato l’occasione per aprire un confronto sulle strategie da adottare affinché il fondo contribuisca ad avviare una nuova stagione di impegno per il futuro dei bambini.

Il Fondo per il contrasto alla povertà minorile

La Legge di Stabilità 2016 (art. 1 comma 393) ha istituito, in via sperimentale per il triennio 2016/ 2018, il “Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile” che sarà alimentato dalle fondazioni di origine bancaria (FOB). Alle FOB è riconosciuto un contributo, sotto forma di un credito di imposta, pari al 75% dei versamenti effettuati al fondo. Per l’istituzione del fondo, la Legge di Stabilità ha previsto uno stanziamento di 100 milioni per ciascun anno di sperimentazione.

La legge prevede che un protocollo di intesa, -  stipulato fra le FOB, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - definisca le modalità di intervento di contrasto alla povertà educativa, individui le caratteristiche dei progetti da finanziare, le modalità di valutazione e selezione dei progetti, i criteri utili a realizzare il monitoraggio degli interventi al fine di assicurare la trasparenza, il migliore utilizzo delle risorse e l’efficacia degli interventi. Lo stesso protocollo regolerà le modalità di organizzazione e di governo del fondo.

Le proposte di Save the Children

Le finalità del fondo
Secondo l’organizzazione internazionale Save the Children, le azioni supportate dal fondo dovrebbero mirare a rafforzare la resilenza dei bambini e degli adolescenti che vivono nei contesti di maggiore deprivazione, attraverso lo sviluppo di opportunità educative intese come opportunità di apprendere:

  • per comprendere, ovvero per acquisire competenze utili a vivere nel mondo di oggi.
  • per essere, ovvero per rafforzare la motivazione, la stima in se stessi e nelle proprie capacità; per coltivare le aspirazioni per il futuro e per gestire le difficoltà e le situazioni di stress.
  • per vivere insieme, ovvero per sviluppare le capacità di relazionarsi agli altri, di cooperare, di negoziare e di comunicare.
  • per condurre una vita autonoma e attiva, ovvero per rafforzare le possibilità di vita, la salute e la sicurezza considerate come condizioni funzionali dell’educazione.


La territorializzazione degli interventi
Save the Children ritiene fondamentale che gli interventi siano prioritariamente indirizzati verso le aree territoriali che mostrano le condizioni più gravi di povertà educativa. Nella definizione dei criteri per individuare tali aree, Save the Children suggerisce di tener conto degli elementi sintetizzati nella tabella che segue.


Tabella 1. I criteri per individuare le aree territoriali dove focalizzare gli interventi


Gli interventi nelle comunità
L’intervento comunitario-territoriale dovrebbe essere volto alla costruzione di “comunità educanti” ovvero reti locali di sostegno ai bisogni e alle opportunità educative dei bambini e degli adolescenti che vivono in condizione di povertà. L’attivazione delle reti territoriali potrebbe essere sostenuta grazie alla stesura di accordi (formali o informali) sul territorio e attraverso il coinvolgimento delle scuole e delle famiglie. È auspicabile che questi accordi vedano poi la partecipazione del contesto produttivo locale (ad esempio di aziende ed esercizi commerciali).  In questo quadro, le azioni finanziate dal fondo sarebbero volte a rafforzare le opportunità dei territori più deprivati e, allo stesso tempo, a promuovere la messa in rete delle risorse già disponibili.

Gli interventi personalizzati
Per sostenere i bambini e gli adolescenti che vivono in condizioni di povertà tali da pregiudicare le loro possibilità di accesso alle opportunità educative, Save the Children propone di ricorrere alle “doti educative”. Con questo termine si fa riferimento a piani personalizzati che sostengono i destinatari nell’acquisizione delle risorse necessarie a seguire al meglio i percorsi scolastici, ad alimentare le aspirazioni e i talenti, a uscire dal consueto ambiente di vita e ad allargare i propri orizzonti.

Il ricorso a un sistema basato sulle “doti educative” sarebbe poi utile per operare uno screening dei bisogni dei minori e a costruire un effettivo intervento integrato di welfare locale e scolastico. In questo quadro, il fondo potrebbe allora contribuire allo sviluppo di un nuovo sistema di welfare per l’infanzia.

In un’ottica multidimensionale, le azioni da finanziare attraverso il fondo potranno essere di tipo molto diverso, tuttavia, sottolinea Save the Children, è importante che le singole progettualità siano inserite in un quadro di riferimento organico. Alcuni esempi di azioni finanziabili sono riportati nella tabella che segue.
 

Tabella 2. Esempi di azioni finanziabili attraverso il fondo

 

I principi di carattere metodologico
Save the Children ha posto poi l’accento sul fatto che tutti i progetti finanziati dovrebbero condividere alcuni principi di carattere metodologico. Tali principi sono sintetizzati nella tabella 3.

Tabella 3. I principi metodologici che tutti i progetti dovrebbero seguire


Azioni di sistema
Nella prospettiva di uno sviluppo di lungo periodo del fondo, Save the Children propone di investire su azioni di sistema volte a: a) rafforzare le capacità degli enti e delle associazioni presenti nel territorio, b) coinvolgere l’opinione pubblica,  c) coinvolgere gli stakeholders, d) garantire l’eccellenza degli interventi anche attraverso l’attività di benchmark internazionale, e) promuovere la costruzione di reti internazionali e nazionali.  In sostanza Save the Children ritiene utile promuovere un investimento nella promozione culturale e nella creazione di una infrastruttura sociale che rafforzi gli attori, consolidi i risultati raggiunti nel tempo e accompagni la sostenibilità dell’intero programma. Le azioni di sistema, in particolare, dovrebbero garantire quanto riportato nella tabella 4.


Tabella 4.Gli obiettivi che le azioni di sistema dovrebbero assumere


La governance del sistema
Save the Children auspica la costituzione di un comitato, composto da rappresentanti dei diversi attori coinvolti, che supporti la fase di definizione del programma nel suo complesso, il monitoraggio e la traduzione dei risultati raggiunti nel triennio in un’azione strategica di lungo periodo. Oltre agli attori coinvolti nella firma del protocollo di intesa, Save the Children ritiene utile coinvolgere, in particolare nella definizione delle modalità di intervento di contrasto alla povertà educativa, anche il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del Turismo.

La valutazione e il monitoraggio degli interventi
Infine, cruciale è la definizione di un sistema di monitoraggio e valutazione. In particolare Save the Children ritiene necessario definire un modello di valutazione che misuri gli effetti degli interventi per i beneficiari diretti e per le comunità e che aiuti a capire come trasformare gli interventi attivati (sperimentali e focalizzati su specifici territori) in azioni strutturali e su larga scala. In questo quadro, sarà necessario stabilire un sistema comune di indicatori funzionale a valutare gli effetti degli interventi finanziati dal fondo sui minori maggiormente svantaggiati.

 


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