POVERTÀ ALIMENTARE /
Torino Solidale, una rete di welfare per arginare gli effetti collaterali del Covid-19
In città migliaia di persone in difficoltà a causa della pandemia stanno ricevendo aiuto grazie a questa iniziativa promossa dal Comune e dalle associazioni del territorio
15 ottobre 2020

Rete di Torino Solidale è un’iniziativa promossa dal Comune piemontese che, grazie al coinvolgimento di diversi attori locali - istituzioni, associazioni e cittadini -, sostiene quella parte della popolazione che fatica ad affrontate le conseguenze dettate dal Covid-19. Punti nevralgici di questo progetto sono le Case del Quartiere, snodi territoriali che assicurano lo stoccaggio e la consegna di beni di prima necessità alle persone e famiglie più in difficoltà. Per capire più da vicino cos’è Torino Solidale, come è nata e a chi si rivolge, abbiamo intervistato Roberto Arnaudo, Direttore dell’Agenzia per lo Sviluppo Locale di San Salvario, Onlus che gestisce e coordina le attività della Casa del Quartiere di San Salvario, uno dei 13 ambiti territoriali di Torino Solidale.


Cos’è Torino solidale?

Torino Solidale è una Rete di organizzazioni che è stata promossa dal Comune di Torino - Assessorato alle Politiche sociali - che coinvolge le Case del Quartiere, Circoli Arci e altre associazioni che si occupano di welfare e assistenza su tutto il territorio della città e che a partire da marzo 2020, in corrispondenza della fase di lockdown, ha organizzato e garantito un’attività di sostegno nella fornitura di beni alimentari di prima necessità ad un ampio numero di famiglie torinesi - circa 10.000 nuclei familiari e tra le 25.000 e le 30.000 persone.

La consegna dei beni è ancora in corso e l’attività è stata fatta in modo continuativo nei vari snodi con il supporto del Banco Alimentare, del Banco delle Opere di Carità e della Fondazione Cottino. Anche il Comune ha messo in campo diversi fondi tra cui quelli ministeriali. Inoltre sono state recuperate delle eccedenze alimentari attraverso il Banco Alimentare e l’Eco dalle città (web magazine dedicato all’ambiente urbano, N.d.R.), oltre a donazioni varie attraverso piccole reti di crowdfunding locale, coinvolgendo cittadini e negozianti. Durante il lockdown la consegna dei beni alimentari veniva fatto a domicilio grazie al coinvolgimento di molti volontari, mentre in questo momento la consegna è “diretta”, cioè le persone si recano nei vari snodi della rete a prendere la fornitura.


Chi sono i beneficiari degli interventi?

I beneficiari di questo servizio sono in parte persone che erano già in condizioni di difficoltà economica prima dell’emergenza sanitaria scatenata dal Coronavirus e che hanno visto, in questa fase, peggiorare la loro condizione. Sono persone segnalate dai servizi sociali, da associazioni e parrocchie a cui si sono aggiunte persone che hanno richiesto il sostegno alimentare attraverso i canali della protezione civile e del Comune.

Diverse famiglie che si sono appoggiate alla Rete di Torino Solidale erano nuclei che prima della crisi sanitaria non avevano bisogno di ricorre ai servizi sociali o a forme di assistenza. Soprattutto nella prima fase, quella del lockdown, abbiamo avuto molte situazioni di persone e famiglie con un reddito da lavoro in attesa di Cassa Integrazione, in attesa prolungata di uno stipendio, per altro ridotto, senza avere risparmi da parte e mezzi per affrontare la nuova situazione.


Quali sono state le maggiori difficoltà nel portare avanti Torino Solidale?

In primo luogo le difficoltà sono state di tipo organizzativo e logistico, perché la Rete è nata all’improvviso durante l’emergenza e non era possibile fare riunioni in presenza. In secondo luogo, soprattutto all’inizio, difficoltà di approvvigionamento perché i beni che recuperavamo non sempre erano sufficienti. Infine, il fatto di trovarsi a gestire un alto numero di persone in difficoltà con strumenti molto limitati.


Se lo stato di emergenza verrà prorogato, come sembra, Torino solidale che sviluppi avrà?

Immaginando che la situazione sanitaria vada nella direzione di un’uscita dalla pandemia, senza ulteriori lockdown e interruzioni delle attività lavorative, l’idea della Città di Torino e dei vari enti coinvolti è quella di trasformare questa iniziativa e questa Rete, nata in una condizione emergenziale con modalità e strumenti anch’essi di emergenza, in una politica ordinaria di sostegno alimentare di beni di prima necessità per persone in condizioni di fragilità economica. Questo indubbiamente comporterà una revisione complessiva del funzionamento della Rete, dell’individuazione dei beneficiari e anche un ripensamento delle attività, non solo legate alla redistribuzione ma anche al recupero delle eccedenze alimentari e alla lotta allo spreco.

Se invece la situazione sanitaria dovesse aggravarsi e ci ritrovassimo in una situazione simile a quella che abbiamo vissuto nella scorsa primavera, Torino Solidale dovrà continuare a svolgere una funzione più emergenziale rivolta a tutti coloro che si autocertificano in situazione di difficoltà. In questa situazione è possibile che le istituzioni decidano di rifinanziare le misure di sostegno alimentare che sono state finanziate durante il lockdown e, quindi, potrebbe verificarsi una situazione per la quale la Rete continua a fare il lavoro che ha fatto in questi mesi.


In questi mesi avete individuato dei bisogni ai quali Torino Solidale non è in grado di dare risposta?

Si, certamente i bisogni sono tanti. In primo luogo perché il sostegno alimentare che garantiamo è solamente parziale rispetto al fabbisogno calorico delle persone che si rivolgono a noi. In secondo luogo perché le persone che si rivolgono alla Rete sono individui in condizioni di fragilità economica con alle spalle problemi strutturali più ampi, come ad esempio la mancanza di un lavoro o con difficoltà abitative, alla quale la Rete di Torino Solidale non può far fronte.

Sono inoltre emerse altre criticità, ancora più evidenti durante la fase del lockdown, come ad esempio: la gestione della famiglia e dei figli, della didattica a domicilio, della necessità di avere a disposizione un dispositivo digitale per le attività didattiche dei bambini. Essendo la nostra attività rivolta in questa fase a grandissimi numeri, e avendo poche risorse in termini di personale e strumenti, non abbiamo avuto l’opportunità di offrire a queste persone forme di sostegno aggiuntive al sussidio alimentare. Ciascun snodo della Rete ha cercato anche di entrare in relazione con i beneficiari provando a supportarli, dandogli indicazioni e informazioni. Tuttavia, la nostra attività così massiva su decine di migliaia di persone ha limitato la nostra azione alla consegna dei beni alimentari e alla divulgazione di una serie di informazioni durante la consegna del pacco. È chiaro che i problemi che ruotano attorno a queste persone sono molto più ampi e andrebbero affrontati anche con altri strumenti.

 


Il Worl Food Programme dell'ONU ha vinto il Nobel per la Pace

Come la politica si è accorta dei poveri

Risparmio incentivato: un valido strumento di contrasto alla povertà educativa prima e durante il Covid-19?