POVERTÀ ALIMENTARE /
Se anche Bergamo scopre la grande povertà
Paolo Doni, L'Eco di Bergamo, 12 marzo 2015
13 marzo 2015

La coda discreta e silenziosa davanti alla sala parrocchiale attende la distribuzione dei pacchi alimentari: ci sono uomini e donne, single e padri di famiglia, giovani e anziani, italiani e stranieri. E' una scena visibile davanti a tante parrocchie del nostro Paese, che sono spesso in prima linea per fronteggiare l’emergenza alimentare. Qui si assiste all'andirivieni di furgoncini carichi di aiuti alimentari e vestiti di seconda mano, grazie all'azione di instancabili volontari che sono i terminali di un sistema di welfare «dal basso» tanto capillare quanto invisibile.

A Bergamo attraverso questo canale ogni anno sono distribuite oltre settanta tonnellate di cibo. Un numero che da solo dice moltissimo di quanto sia cresciuta la povertà in questi anni di crisi. Perché il cibo è l’ultima spiaggia: si tagliano le cene fuori, le vacanze, gli hobby preferiti, si chiede un aiuto per la bolletta o per l’affitto… Ma quando si chiede un aiuto per il pasto vuol dire che inizia mancare per davvero l'ossigeno. Succede, sempre più spesso, in una delle città più grandi della Lombardia, nell’anno dell’Expo che sarà proprio dedicato al cibo e alla sostenibilità del pianeta. 

A volte però basta anche un po’ di creatività per provare a prevenire, oltre che a curare. A Ponteranica, per esempio, il Comune ha deciso di offrire borse lavoro ai cittadini non più in grado di pagare l’affitto delle case comunali. Mentre il progetto di sostegno alimentare e di lotta agli sprechi promosso in seno alle parrocchie cittadine, con la collaborazione dei supermercati, dimostra che in fatto di creatività sociale i bergamaschi hanno ancora risorse da spendere.
 

Se Bergamo scopre la grande povertà
Paolo Doni, L'Eco di Bergamo 12 marzo 2015
 
 
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