POVERTÀ ALIMENTARE /
Lo spreco alimentare si combatte (anche) con la tecnologia
Tra educazione e connettività si moltiplicano App e piattaforme online che favoriscono il recupero del cibo
05 settembre 2014

Antoine de Saint-Exupéry ha scritto “La tecnologia non tiene lontano l'uomo dai grandi problemi della natura, ma lo costringe a studiarli più approfonditamente”.

E’ una frase interessante, perché lascia intendere come lo sviluppo tecnologico in quanto tale sia utile – a volte addirittura necessario – ad affrontare i numerosi problemi della quotidianità, ma nel contempo esso non è sempre sufficiente a risolvere le sfide che la realtà ci pone innanzi. La tecnologia, infatti, può fornire strumenti utili a determinare modi operandi sempre più efficaci ed efficienti per comprendere ed affrontare questa o quella questione, ma a condizione che gli utilizzatori siano disposti ad affrontare e approfondire i problemi, senza la pretesa che questi si risolvano magicamente attraverso la tecnologia stessa.

E’ con quest’ottica che può essere visto anche il crescente sviluppo di App, piattaforme online e vari altri accorgimenti tecnologici finalizzati a contrastare lo spreco alimentare da parte di privati cittadini e esercizi commerciali. Molti di questi strumenti permettono infatti di evitare sprechi e/o recuperare eccedenze alimentari destinandole agli indigenti, ma sarebbe sbagliato pensare che l’enorme questione della povertà alimentare (come alcuni osservatori còlti da entusiasmo compulsivo a volte sembrano credere) possa essere risolta grazie all’apporto di queste nuove tecnologie. Esse, tuttavia, posseggono alcune peculiarità che possono renderle particolarmente preziose nel vasto orizzonte degli strumenti utili a combattere lo spreco e favorire il recupero del cibo. Di seguito proponiamo una breve riflessione su alcune applicazioni che sono state sviluppate negli ultimi mesi e che, a seconda della finalità per cui sono state concepite, posseggono caratteristiche molto interessanti e degne di nota.


Non sprecare il cibo per comprenderne il valore: la funzione educativa

I nostri nonni e – in parte – i nostri genitori, cresciuti in una fase economico-sociale meno prospera rispetto alla nostra, sono stati abituati a non sprecare il cibo e provare sempre e comunque a recuperarlo. Questa propensione è riconducibile non tanto ad una questione moralistica ma, piuttosto, a motivi di economicità e, in certo senso, di giustizia. Fino a metà degli anni ’60 mettere insieme il pranzo con la cena non era certo cosa facile, e non c’è quindi da stupirsi se intorno al cibo ci fosse un’attenzione molto più alta di quella attuale, che spingeva a non gettare via nulla se non assolutamente necessario. Le generazioni nate dopo il boom economico, invece, paiono aver perso questa capacità di sfruttare pienamente quanto è a propria disposizione e molto più facilmente sono portate a gettare via il cibo qualora questo non presenti più condizioni ottimali di consumo. Non lo facciamo certo per cattiveria ma, ragionevolmente, perché siamo nati e cresciuti in un sistema che ci spinge ad agire in questo modo: la grande quantità di beni a disposizione, la facilità di reperimento e (sempre più spesso) la convenienza dell’acquisto ci portano infatti a considerare il cibo come un prodotto facilmente sostituibile. Raramente ci rendiamo conto delle grandi risorse (soprattutto ambientali) che sono state necessarie per portarlo fin sugli scaffali dei supermercati, e risulta pertanto più semplice gettarlo piuttosto che provare a recuperarlo.

In questo senso molte App che favoriscono il riutilizzo del cibo possono avere un’interessante funzione educativa poiché permettono di comprendere, attraverso modalità diverse, quale sia il valore intrinseco ed estrinseco del cibo. Un esempio molto interessante è quello di Food Waste Diary, che vuole aiutare a comprendere il valore economico degli alimenti che, effettivamente non più commestibili, si è costretti a gettare via. L’App permette di scattare una foto del prodotto, annotare le ragioni per cui si decide di gettarlo, i motivi del mancato utilizzo, il luogo dell’acquisto e il suo costo. Nelle intenzioni degli sviluppatori questa App fornisce un utile strumento per evitare di ricommettere gli stessi errori, evitando così di acquistare prodotti che in occasioni precedenti sono stati totalmente o parzialmente sprecati. Su un’idea simile si basa My Food Reminder, che invece permettere di avere sempre sott’occhio i prodotti che si hanno nel frigo e che possono essere visualizzati sul proprio smartphone per data di scadenza, potenziale commestibilità oltre tale termine, valore nutrizionale e diversi altri parametri utili a decidere i propri acquisti.

Sul fronte del cibo ancora consumabile è degna di nota Ricette al contrario, App di cucina sui generis che ribalta la normale modalità con cui si prepara un pasto. Normalmente quando si deve cucinare si sceglie un piatto e si acquistano gli ingredienti necessari alla sua realizzazione. L’App in questione, invece, permette di inserire gli ingredienti già a propria disposizione proponendo, grazie a un database di oltre 9.000 ricette, piatti realizzabili unicamente con tali prodotti, evitando nuovi acquisti e eventuali sprechi. E se manca un ingrediente assolutamente necessario alla realizzazione di un piatto? Se si torna a casa e ci si accorge che la dispensa è totalmente vuota? Se si deve partire e il frigo è pieno di prodotti che una volta tornati saranno immangiabili? In questo caso si può ricorrere a Ratatouille, applicazione che permette di condividere i cibi in eccesso con quanti si trovano nelle vicinanze. L’App, in sostanza, crea un network composto da “frigoriferi digitali” dove sono mostrati i prodotti in eccesso che gli utenti desiderano condividere con altri, in modo da evitare sprechi alimentari, economici ed ambientali.


Condividere e donare: quando le connessioni permettono di recuperare le eccedenze

Sul fronte della condivisione nel nostro Paese sono stati sviluppati diversi strumenti che vanno oltre la semplice connettività tra vicini che desiderano non sprecare cibo. Sono infatti numerose le App che si propongono di porre in relazione privati cittadini, esercizi commerciali e associazioni che sostengono le persone indigenti per favorire la destinazione del cibo a chi ne ha veramente bisogno. In questo caso, dunque, non si parla più di semplice contrasto allo spreco alimentare ma di vero e proprio recupero delle eccedenze da destinare a chi non ha la possibilità di acquistare prodotti necessari al proprio sostentamento. Nelle scorse settimane, ad esempio, vi avevamo raccontato di Breading piattaforma che si propone di mettere in contatto l’offerta di pane avanzato con la domanda di chi quotidianamente è impegnato ad aiutare chi ha fame, permettendo il recupero di una parte delle oltre 1.300 tonnellate di pane invenduto che quotidianamente finisce in discarica.

Con la stessa idea è nato Bring The Food, applicazione web/mobile che permette di porre in contatto eventuali donatori con chi raccoglie e ridistribuisce gli alimenti tra i più poveri. Singoli cittadini ed esercizi commerciali grandi o piccoli attraverso la rete possono così indicare la disponibilità di eccedenze alimentari favorendo l’interconnessione con le realtà non profit che sostengono gli indigenti, aprendo canali di recupero altrimenti difficilmente percorribili. Questa App, sviluppata da Aaron Ciaghi e Pietro Benedetto Molino, ricercatori della Fondazione Bruno Kessler, prima di essere messa online è stata sperimentata nell’area di Trento grazie alla collaborazione con il Banco Alimentare, che ne ha confermato l’efficacia. Attualmente l’App favorisce il recupero e la distribuzione del cibo, principalmente attraverso la rete del Banco Alimentare, nell’area di Trento, Genova, Roma e Milano.

Sulla stessa linea c’è anche IfoodShare che pone direttamente in contatto chi desidera donare cibo con chi ne ha bisogno senza coinvolgere necessariamente organizzazioni che fungano da intermediarie. La piattaforma favorisce la condivisione anche di piccolissimi quantitativi di prodotti (anche solo una confezione, bottiglia o busta) ma permette anche di donare grosse quantità proponendosi direttamente per il recupero delle stesse, che poi saranno messe a disposizione attraverso un emporio online.


Nuove tecnologie e contrasto allo spreco: quali prospettive?

Molte di queste App e piattaforme digitali attualmente sono ancora in fase di sviluppo e/o perfezionamento e, pertanto, il loro contributo diretto nel contrasto alla povertà alimentare risulta ancora molto limitato. Tuttavia, come sottolineato all’inizio, con l’andare del tempo questi strumenti potranno senza dubbio giocare un ruolo importante su diversi fronti. Senza la pretesa che queste innovazioni tecnologiche risolvano una questione che ha ormai raggiunto numeri spaventosi – oltre 4 milioni di persone nel nostro Paese sono oggi costrette a ricorrere a forme organizzate di sostegno alimentare – è chiara la possibilità di migliorare le condizioni in cui si combatte la povertà alimentare.

Sul fronte culturale, ad esempio, il fiorire di applicazioni che permettono di comprendere meglio il valore del cibo non può che essere considerato come un segnale positivo, potenzialmente in grado di cambiare alcuni elementi del nostro agire che attualmente portano a sprecare grandi quantità di alimenti che potrebbero essere facilmente recuperate. Allo stesso tempo, le nuove tecnologie offrono l’opportunità di generare (o rigenerare) rapporti e relazioni che possono favorire sia la condivisione del cibo tra vicini sia, e questa forse la parte più interessante, la connessione con realtà che sostengono i più poveri e che necessitano di sempre maggiori risorse per poter continuare la propria missione. In un periodo storico in cui le relazioni, soprattutto se di vicinanza, sono sempre più deboli e povere il ricorso a strumenti che possano gettare un ponte verso altri individui e persone che condividono preoccupazioni simili è forse un po’ triste, ma a lungo andare potrebbe rivelarsi proficuo.


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