POVERTÀ ALIMENTARE /
Il futuro dell'alimentazione passa (anche) dall'Italia
Il Banco Alimentare, vincitore della call per Padiglione Zero, sarà tra i protagonisti di Expo. La nostra intervista al Presidente Andrea Giussani
10 aprile 2015

Nei mesi scorsi Expo Milano 2015 ha lanciato la “Best Sustainable Development Practices on Food Security”, una call internazionale pensata per individuare le best practices mondiali legate all'alimentazione. Lo scopo dell’iniziativa? Usare la grande vetrina dell’esposizione universale per far conoscere e diffondere le migliori esperienze in tema di sicurezza alimentare e sviluppo sostenibile, affinché possano diventare un modello per tutte le nazioni del mondo a livello ambientale, sociale ed economico.

Delle circa 800 proposte pervenute alla giuria internazionale solo 18 sono state selezionate per entrare a far parte del Padiglione Zero, il luogo in cui i visitatori di Expo saranno guidati alla scoperta della storia dell’alimentazione mondiale. Qui attraverso contributi audio e video verranno raccontate le best practices vincitrici del bando, che saranno presentate alla fine del percorso del Padiglione come esempi su cui è possibile costruire il futuro del cibo a livello globale. Tra i vincitori, nella sezione Modelli innovativi di consumo, c’è anche la Fondazione Banco Alimentare Onlus, che ha partecipato alla call col progetto “Il cibo risorsa per assicurare assistenza e inclusione agli indigenti”. Abbiamo chiesto ad Andrea Giussani, Presidente della Fondazione, di raccontarci il perché di questa candidatura e le opportunità che la vittoria del bando offre al Banco Alimentare, ma anche ad Expo.


Giussani, siete l’unico progetto italiano ad aver vinto il bando BSDP, e la concorrenza certo non era poca. Quali sono le ragioni che vi hanno permesso di raggiungere questo importante risultato?

La vittoria è stata un po’ una sorpresa, perché abbiamo vinto senza sviluppare un progetto pensato ad hoc per questa call. Ci siamo limitati a raccontare quello che facciamo quotidianamente, mostrando semplicemente il modus operandi che da oltre 25 anni ci permette di contrastare la povertà e lo spreco alimentare attraverso il recupero e la redistribuzione del cibo a chi aiuta i più poveri. In questo campo, come può immaginare, abbiamo ormai una lunga esperienza, che tuttavia non è solo farina del nostro sacco. Il nostro metodo di lavoro si è sviluppato anche grazie alla collaborazione con i Banchi europei, da quelli più “vecchi” dei grandi Paesi a quelli più recenti sviluppatosi nell'Est Europa. In pratica abbiamo vinto grazie alla nostra storia e a quella dei nostri compagni di viaggio.

Il bando, in un’ottica di secondo welfare, richiedeva che i candidati presentassero partnership pubblico-private. Voi avete fatto squadra con realtà non profit come la San Vincenzo De’ Paoli, ma anche con diversi soggetti privati sia del settore agroalimentare, come Barilla e Nestlé, sia di settori alieni alle vostre attività. Qual è stato il valore aggiunto di queste cooperazione trasversali?

Il bando richiedeva specificamente questo genere di collaborazioni, ma tali partnership sono già parte integrante del nostro modello di sostenibilità ormai da diversi anni. Da quando il recupero degli alimenti ha assunto una dimensione sempre più ampia e complessa si è infatti rivelato necessario affiancare alle attività svolte dai nostri volontari anche processi più “industriali”. Da lungo tempo lavoriamo con grandi aziende che producono e trasformano beni alimentari, recuperando le eccedenze che hanno deciso di donare alla Fondazione, ma anche con realtà di altri settori produttivi che organizzano collette interne e ci permettono di recuperare le eccedenze prodotte dalle proprie mense aziendali. Quanto recuperato attraverso queste modalità ci permette di destinare importanti risorse alle oltre 9.000 onlus (associazioni, comunità, mense, etc.) che compongono la nostra rete. Di fatto facciamo da ponte tra donatori profit e destinatari non profit, creando una possibilità di rapporto che altrimenti non esisterebbe.

Quale contributo può fornire l’esperienza Banco Alimentare a Expo 2015?

Expo 2015 ha molte facce e molte anime. Ha l’anima divulgativa, quella celebrativa, quella che denuncia gli sprechi, quella descrittiva sulla passione dell’uomo per gli alimenti… Noi siamo presenti in molte di queste “anime” perché ogni giorno studiamo, viviamo e raccontiamo che cosa si può fare per aiutare concretamente chi ha fame. Da un lato Expo, attraverso Cascina Triulza, ci offre un’importante opportunità per amplificare la nostra voce e raccontare al mondo ciò che facciamo. Dall'altro lato, quello più operativo, speriamo di poter recuperare gli alimenti eccedenti dai catering che tutti i giorni opereranno a Milano durante Expo. Questo penso sarebbe il modo più bello e diretto per mettere la nostra competenza a servizio di Expo e nel contempo aiutare maggiormente le strutture caritative con cui collaboriamo ogni giorno.

Per il Banco Alimentare la partecipazione da protagonista a un evento globale come Expo è un punto di arrivo o un punto di partenza?

E’ sicuramente un punto di arrivo, perché dietro alla nostra partecipazione al bando, e più in generale agli eventi organizzati con Expo, c’è comunque un lungo lavoro preparatorio che ha richiesto tempo e risorse. Non era automatico, pur essendo il Banco Alimentare, il fatto di partecipare da protagonisti a questo evento globale sull'alimentazione, eppure lo stiamo facendo. La vittoria del bando in un certo senso rappresenta il pieno riconoscimento del nostro impegno e della nostra professionalità acquisita negli anni. Expo, tuttavia, sarà anche un punto di ri-partenza importante. Sono certo che nei sei mesi dell’esposizione avremo modo di confrontarci con altre istituzioni e realtà importanti, e quindi avremo occasione per imparare e acquisire nuove competenze e conoscenze. Inoltre, potendo accedere da protagonisti a questo palcoscenico internazionale, sono certo che acquisiremo una notorietà che, anche dal punto di vista delle risorse, ci permetterà di svolgere ancora meglio il nostro lavoro. Insomma, dopo Expo credo che saremo ancora più forti e consapevoli del nostro agire.

Questa intervista è stata pubblicata anche sul Magazine di Padiglione Italia
 

Riferimenti

La call Best Sustainable Development Practices on Food Security

Il progetto del Banco Alimentare

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