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Università Statale di Milano: al via il contributo per l'assistenza dei familiari non autosufficienti
Da quest'anno il personale dell’ateneo potrà richiedere il rimborso delle spese sostenute per i servizi di assistenza, residenziali e domiciliari destinati ai loro familiari
10 gennaio 2020

Parte all’Università Statale di Milano, in via sperimentale per il 2019, un’azione di supporto economico a favore del personale tecnico amministrativo e bibliotecario - a tempo determinato e indeterminato - e dei collaboratori ed esperti linguistici con familiari non autosufficienti.

Si tratta di un rimborso delle spese sostenute per i servizi di assistenza, residenziali e domiciliari - come RSA e “badanti” - destinati al coniuge o parte dell’unione civile, a genitori, figli, suoceri e fratelli in possesso di una certificazione di non autosufficienza prevista dall’art. 3, comma 3 della Legge 104/1992. L'entità del rimborso è definita in base al calcolo dell'ISEE del richiedente: si va da un massimo di 12.000 euro fino ad un minimo di 150 euro.

Il contributo è previsto da un accordo, firmato il 31 ottobre 2019, dal Rettore, Elio Franzini, dal Direttore generale, Roberto Conte, e dalle rappresentanze sindacali, e si prevede di renderlo pienamente stabile nel corso del 2020.


Il welfare per il personale delle Università pubbliche

La misura va ad inserirsi nel ricco paniere di servizi di welfare aziendale che l'amministrazione dell'Università degli Studi di Milano ha implementato nel corso degli ultimi anni per i suoi collaboratori. In questa prospettiva l'Ateneo ha individuato specifiche azioni rivolte al personale allo scopo di sostenere e incentivare il benessere individuale, familiare e sociale dei propri dipendenti. Tra le misure adottate ci sono, ad esempio, i contributi sui costi di iscrizione e frequenza da parte dei figli dei dipendenti di asili nido, scuole e centri estivi, corsi universitari, oltre a un piano di assistenza sanitaria integrativa.

Come vi abbiamo raccontato presentandovi l'esperienza del Comune di Bologna, l'attivazione di politiche di welfare aziendale non è semplice per le realtà del settore pubblico. A causa delle restrizioni della normativa e dei CCNL che interessano il comparto - che limitano l'autonomia dei singoli enti nella gestione delle risorse - esperienze di questo genere non sono ancora molto diffuse nel nostro Paese.

Negli ultimi anni, anche grazie all'evoluzione normativa che ha caratterizzato il fenomeno in questione, alcune Amministrazioni Locali e Enti Pubblici sembrano aver iniziato ad investire in questa direzione. Per il momento, però, quella dell'Università Statale pare essere una delle azioni più virtuose. Ciò si evince anche dal fatto che, anche attraverso l'intervento che si è descritto nelle nella prima parte, l'obiettivo delle politiche di welfare dell'Ateneo sembra essere quello di rispondere ai bisogni sociali più rilevanti e - come nel caso della non autosufficienza - meno tutelati dall'intervento pubblico.

Non a caso la prestazione appena introdotta cerca di fornire un sostegno proprio a coloro che si trovano in difficoltà a causa degli elevati costi per le spese di assistenza un familiare in condizione di non autosufficienza o disabile. Come sottolineamo attraverso i nostri contributi riguardanti il progetto "InnovaCare", l’invecchiamento della popolazione è una delle sfide più rilevanti che il nostro Paese è chiamato ad affrontare oggi e nei prossimi anni. Ed è proprio per questo che è sempre più urgente e strategico promuovere soluzioni che - come quella qui descritta - riescono a coniugare un alto tasso di innovazione sociale e un grado elevato di scalabilità.

 


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