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Ci sono sempre più anziani e sono sempre più soli. Un'emergenza che accomuna diversi Paesi
Su Avvenire il Presidente dell'Associazione Italiana di Psicogeriatria offre diverse riflessioni interessanti sul tema della solitudine e sull'impatto che sta avendo sulla nostra società

La persona dominata dalla solitudine non ha nessuno a cui rivolgersi nel momento del bisogno per ottenere un aiuto nelle cose concrete della vita o per essere supportato e consolato nel momento dell’angoscia. Una situazione che si presenta soprattutto per le persone in età avanzata: secondo l'Istat circa il 38% degli over 75 vive solo; quasi il 40% non hanno né parenti né amici in caso di bisogno, mentre il 12% può rivolgersi solo a un vicino di casa. A dirlo sulle pagine di Avvenire è Marco Trabucchi, Presidente dell'Associazione Italiana di Psicogeriatria. La solitudine, si sottolinea nell'articolo, non è affare solo degli anziani ma, sempre più spesso, anche dei caregiver:

"Le persone che assistono i propri cari affetti da demenza o da altre malattie invalidanti sono anche loro particolarmente esposte al rischio di solitudine, perché nel tempo si rarefanno i contatti con parenti, amici; [...] circa un terzo delle coppie malato-caregiver vive in condizioni di isolamento e, soprattutto, nell’impossibilità di chiedere aiuto nel momento del bisogno."

È una situazione che accomuna i grandi Paesi occidentali - e il Giappone, dove la situazione è "ancora più spaventosa" - che stanno quindi cercando di affrontare il tema. Nel nostro Paese in particolare si assiste a:

"un disastro diffuso che richiede interventi rapidi, anche considerando che il fenomeno solitudine a tutte le età non è in grado di autocontrollarsi, ma che – al contrario – la solitudine del vicino contagia il vicino, ne blocca l’iniziativa per la costruzione di una rete, il desiderio di uscire dal guscio. È un disastro che dilagaUna problematica del tutto particolare, ma rilevante sul piano quantitativo e qualitativo, riguarda il mondo dei servizi sociali e dell’assistenza. Purtroppo, nei luoghi dove l’anziano dovrebbe percepire che la sua fragilità è maggiormente protetta e quindi dove si dovrebbero evitare percorsi di solitudine sono invece diffuse condizioni che espongono da soli i cittadini alle difficoltà provocate dalla malattia, dall’invalidità e dai relativi trattamenti."

Molto interessante anche la riflessione sul tema dell'evoluzione tecnologica anche nei servizi:

"La nostra società così sviluppata sul piano tecnologico lascia spesso malati (e operatori) da soli nel momento più difficile. In questo ambito l’evoluzione della tecnologia, caratterizzata dalla guida dei sistemi di salute da parte dell’intelligenza artificiale, porrà nuove sfide. C’è infatti chi sostiene che la persona ammalata sarà sempre più sola davanti alle macchine e chi, invece, sostiene che gli operatori, liberati da compiti tecnici, avranno più tempo da dedicare per lenire le paure e accompagnare le solitudini di chi si sente più fragile."

 
Senza legami. Sempre più anziani e più soli un'emergenza in molti Paesi
Marco Trabucchi, Avvenire, 15 marzo 2019

 


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