IMMIGRAZIONE E ACCOGLIENZA /
Dalla Manovra risorse aggiuntive per l'accoglienza dei minori non accompagnati, ma manca il cambio di rotta sull'immigrazione
Nonostante preveda nuove risorse per il Fondo per l'Accoglienza dei MSNA, la Legge di Bilancio non apporta modifiche sostanziali per limitare gli effetti allarmanti prodotti dai Decreti Sicurezza
16 gennaio 2020

Come già ben evidenziato in un'analisi di Vita sugli effetti della Manovra economica nel Terzo Settore, la Legge Finanziaria per il 2020 e del bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 dicembre 2019), va a toccare anche il tema dell'immigrazione e, in particolare, l’ambito dell’accoglienza e dell’inserimento dei minori stranieri non accompagnati (MSNA) nel nostro Paese. Nonostante alcune risorse aggiuntive su questo fronte, non c'è stato nessun cambio di rotta sul fronte delle politiche sull'immigrazione. Eppure i dati sugli effetti del Decreto Sicurezza siano sempre più allarmanti.


Risorse a sostegno dell’accoglienza dei MSNA e dei tutori volontari


La legge prevede (all’art. 1 comma 882 e 883) un incremento di 1.000.000 di euro del Fondo per l’Accoglienza dei MSNA che darà maggiore concretezza alle previsioni della Legge Zampa (47/2017). Quest’ultima ha introdotto e sistematizzato misure per il rafforzamento dei diritti e delle tutele in favore dei minori stranieri non accompagnati, a partire dalle primissime fasi di accoglienza, introducendo anche la figura del Tutore Volontario (per il quale ha esplicitamente disposto la gratuità del servizio) destinato ad accompagnare in tutte le sue fasi di inserimento il minore straniero, realizzando concretamente un meccanismo di partecipazione della cittadinanza al Welfare che prevede il lavoro di rete tra cittadini (ovvero i tutori volontari), e i servizi sociali territoriali rappresentati principalmente da assistenti sociali e educatori (sull’importanza del lavoro di rete nell’inserimento dei MSNA ne abbiamo parlato ad esempio qui).

In particolare, le risorse stanziate dalla Legge Finanziaria saranno destinate a sostenere interventi a favore di questa nuova figura. Alle aziende che impiegano lavoratori che hanno scelto di destinare del tempo della loro vita a svolgere questo servizio, verrà infatti garantita la copertura dei rimborsi (per un importo massimo pari al 50% dei costi sostenuti) per i permessi di lavoro retribuiti accordati per svolgere adempimenti riconducibili all’ufficio della tutela. La Legge Finanziaria prevede più in generale anche la possibilità di elargire rimborsi ai tutori volontari per le spese sostenute nell’adempimento del loro servizio (si pensi ad esempio alle spese sostenute nei trasferimenti). L’ampliamento del Fondo previsto dalla Legge di Bilancio prevede anche la copertura dei costi sostenuti dagli Enti Locali per l’accoglienza dei MSNA.

La Legge Zampa ha infatti annullato ogni differenza tra minori stranieri non accompagnati richiedenti la protezione internazionale e coloro che non lo sono, garantendo la possibilità a entrambi di poter accedere ai servizi di accoglienza finanziati con il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo (ex SPRAR ora SIPROIMI).


La “ragionevolezza” rinviata

Nonostante quanto sopra descritto, non pare di intravvedere significativi segnali di discontinuità nelle politiche dell’attuale governo rispetto all’accoglienza dei richiedenti la protezione internazionale e, più in generale, degli stranieri presenti in Italia.

Durante l’iter parlamentare della stessa Legge Finanziaria è stato infatti bocciato l’emendamento volto a regolarizzare la posizione dei cittadini extracomunitari irregolari, aumentati vertiginosamente con l’attuazione del Decreto Sicurezza (convertito con la Legge 132/2018) che ha abolito la protezione umanitaria, portando a un aumento dei dinieghi dal 69% delle domande di protezione internazionale avanzate nel corso dell’anno 2018 all’80% nel 2019. 

La proposta contenuta nell’emendamento prevedeva, infatti, la possibilità, attraverso una sanatoria, di regolarizzare lavoratori in nero a fronte dell’attivazione di un contratto di lavoro, cosa che, secondo l’analisi dei promotori della iniziativa, avrebbe portato quasi un miliardo di nuove entrate all’anno allo Stato, oltre a una serie di benefici concreti ad aziende e territori. 

 


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