IMMIGRAZIONE E ACCOGLIENZA /
Il percorso dei richiedenti asilo e rifugiati in Svizzera e Canton Ticino
Continuano i nostri approfondimenti sul sistema di accoglienza e integrazione sviluppato nella Confederazione Elvetica, realizzati nell'ambito del progetto Minplus
12 dicembre 2019

Nell'ambito delle attività di ricerca del progetto Interreg Italia-Svizzera Minplus, e dopo il nostro primo approfondimento dedicato alla governance dell'accoglienza, Luca Bergamasco e Paolo Moroni ci raccontano l'iter seguito da richiedenti asilo e rifugiati che arrivano in Svizzera e, in particolare in Canton Ticino. Un sistema che appare ben strutturato, tra tempi certi e percorsi di integrazione.


L’arrivo in Svizzera

Al loro arrivo in Svizzera, oppure dopo aver depositato una domanda di protezione, i richiedenti asilo sono accolti in un Centro di Registrazione e di Procedura (CRP), dove vengono registrate le generalità, scattate le foto segnaletiche, rilevate le impronte digitali ed effettuata una visita medica. In questa sede i funzionari della Segreteria di Stato della Migrazione esaminano in modo individuale e circostanziato ogni domanda d’asilo.

Al termine di questa valutazione, della durata massima di 140 giorni,
e in caso di decisione d’asilo positiva o di ammissione provvisoria, il richiedente è attribuito ad un Cantone secondo una ripartizione stabilita a livello federale: al Ticino sono assegnati il 3,9% dei migranti. Al momento dell'attribuzione al Cantone, le persone sono collocate dall'Ufficio dei Richiedenti l’Asilo e dei Rifugiati in uno dei quattro centri collettivi gestiti su mandato cantonale (art. 80, Lasi) da Croce Rossa Svizzera, Sezione del Sottoceneri (CRSS) e nel caso di esito positivo della procedura d'asilo, con il riconoscimento di un’ammissione provvisoria o dello statuto di rifugiato, la persona viene successivamente trasferita dal centro CRSS ad un appartamento.

L'accompagnamento sociale delle persone alloggiate negli appartamenti è garantito da Soccorso Operaio Svizzero, Sezione Ticino (SOS), su mandato cantonale.Come hanno riferito Federico Bettini e Marco Colombo, funzionari della Croce Rossa, durante un incontro avvenuto nel mese di giugno del 2019 presso la struttura di accoglienza di Cadro nei pressi di Lugano:

La CRSS è attiva nell’ambito dell’accoglienza dei migranti da oltre trent’anni, infatti il primo contratto di prestazione con il Cantone risale alla fine degli anni Ottanta. Attualmente la CRSS gestisce cinque strutture che ospitano sia adulti e minori soli sia famiglie, titolari di protezione o ammessi provvisoriamente. I posti disponibili sono 325 distribuiti tra il nuovo centro di Cadro, dotato di 180 posti assegnati a famiglie e single, quello di Paradiso, alle porte di Lugano con 65 posti riservati alla stessa utenza e infine il centro di Camorino con 70 posti destinati ad un’utenza esclusivamente maschile. Sono inoltre disponibili complessivamente 76 posti riservati a minorenni non accompagnati dai 12 ai 20 anni nei due centri di Paradiso e Castione”.


I centri di accoglienza

Secondo quanto previsto dalle disposizioni cantonali e attraverso un confronto continuo con l’Ufficio dei Richiedenti l’Asilo e dei Rifugiati, presso i centri collettivi di CRSS viene attuata una presa in carico focalizzata sull’integrazione che prevede un primo momento, di durata variabile tra i sei e i nove mesi, in cui è privilegiata l’acquisizione di competenze utili ad affrontare la successiva esperienza di vita semiautonoma con l’inserimento in appartamento. Tale esperienza sarà comunque accompagnata e sostenuta dagli operatori del Soccorso Operaio Svizzero che, su mandato cantonale, si occupano di definire con i migranti progetti individuali di integrazione sociale. Durante la permanenza presso i centri della Croce Rossa si tende a sviluppare e potenziare l’empowerement dei migranti, tenendo conto comunque del retroterra culturale, sociale, formativo e professionale di ciascuno, al fine di renderli indipendenti e autonomi in tutti gli ambiti della loro nuova vita in Ticino. Colombo e Bettini chiariscono che:

Il percorso ha come obiettivo finale l’assegnazione di un appartamento e potrà avvenire solo in presenza dell’acquisizione di un buon livello di indipendenza nella gestione della vita privata. Questo delicato passaggio richiede una verifica puntuale, in mancanza della quale esiste un concreto rischio di fallimento. Infatti l’uscita dal centro è preceduta da un attento bilancio delle competenze chiave di cittadinanza che verifica il livello raggiunto in differenti campi attraverso dei criteri misurabili: la padronanza della lingua, le competenze in ambiti diversi, il comportamento e il grado di indipendenza”.

Gli adulti, al loro arrivo presso la struttura di accoglienza, sono inseriti in un percorso individualizzato, discusso e concordato con l’utente, che prevede monitoraggio e valutazione condivise con regolari scansioni temporali, mentre i bambini in età scolare vengono da subito iscritti nelle scuole comunali e cantonali.

Lo staff che gestisce il percorso di avvicinamento all’autonomia è costituito un’équipe multiprofessionale con competenze che coprono i diversi ambiti di intervento: la mediazione culturale, l’aspetto socio-educativo e quello psicologico, l’insegnamento della lingua italiana, l’educazione sanitaria e inoltre la conoscenza degli aspetti amministrativi e burocratici. Vengono dunque organizzati percorsi di conoscenza e approfondimento relativi alla lingua italiana nei suoi aspetti quotidiani, all’educazione alla vita in Svizzera (sistema educativo, sanitario, differenze culturali, regole e modalità di comportamento); è inoltre posto l’accento su attività ludico-ricreative, programmi occupazionali e sul sostegno psicologico. Federico Bettini chiarisce che:

Quest’ultimo punto è ritenuto fondamentale per la buona riuscita dell’inserimento del migrante, infatti è cruciale la gestione del post-trauma migratorio attraverso un sostegno psicologico al fine di favorire la metabolizzazione degli eventi traumatici vissuti e per incrementare il benessere della persona. L’esperienza ha dimostrato che, senza il raggiungimento di un discreto equilibrio psichico, per i migranti diventa impossibile concentrarsi nell’apprendimento evolutivo necessario per adattarsi alla cultura della società ospite”.

Il centro di Cadro, presso cui si è svolto il colloquio con i responsabili dell’accoglienza, è il più recente tra gli edifici utilizzati per questo scopo. I progettisti hanno pensato ad unità abitative riservate a famiglie e a singoli, integrate con spazi comuni indirizzati alla socializzazione disposti sia all’interno dell’edificio che all’esterno: l’edificio ha infatti la forma di una grande C con un cortile su cui si affacciano gli appartamenti, oltre il quale è presente un’ampia area verde. Il Centro di Cadro, distribuito su quattro piani, è stato realizzato prestando particolare attenzione all’aspetto energetico con un grande utilizzo di materiali ecologici come il legno con cui sono costruite tutte le pareti.

Sono presenti appartamenti per famiglie, con cucina e servizi, e camere da 4 e 8 posti per i singoli. Molto interessante la disposizione delle zone cottura che comprendono 12 piccole cucine per ogni piano. I pasti dei singoli sono consumati nella sala da pranzo comune, ma a ciascuno è data la possibilità di cucinare secondo la propria cultura e i propri gusti. E’ presente inoltre un’ampia lavanderia comune, dotata di lavatrici e asciugatrici. Queste dotazioni sono state immaginate per favorire il percorso di autonomia nel nuovo ambiente e l’adeguamento alle abitudini locali da parte degli ospiti. Sono stati progettati anche spazi riservati al tempo libero e una grande sala polivalente. Marco Colombo afferma che:

In tutte le strutture gestite dalla Croce Rossa viene attuato un programma di inserimento sociale basato sulla strategia adottata attraverso il Programma di integrazione cantonale (PIC) e sull’Agenda Integrazione che vedono come prioritaria l’offerta di percorsi di apprendimento dell’italiano, finalizzate all’acquisizione delle conoscenze linguistiche necessarie a capire e farsi capire nella quotidianità. In questa prima fase di accoglienza dei migranti l’acquisizione di competenze di base e trasversali come imparare l’italiano per gli adulti, andare a scuola per i più giovani, conoscere gli usi e i costumi locali, comprendere il sistema sociale e sanitario, svolgere attività propedeutiche al lavoro, sono gli obiettivi da raggiungere per essere pronti ad inserirsi con un buon grado di autonomia nella società di accoglienza”. 


Le strutture di accoglienza:
 foyer e appartamenti

La Croce Rossa, come detto, si occupa anche dell’accoglienza dei minori richiedenti asilo che giungono in Svizzera senza un riferimento genitoriale. I ragazzi vengono ospitati presso due strutture, definite Foyer, collocate la prima nel Comune di Paradiso, a poca distanza dal centro di Lugano, l’altra nel Comune di Arbedo-Castione nel Distretto di Bellinzona e hanno finalità di accoglienza diverse tra loro. Il Foyer di Paradiso, composto da camere condivise e spazi in cui si svolgono attività comuni, è destinato a ragazzi che vivono in comunità, dove sono presenti, per l’intero arco della giornata, figure adulte che svolgono funzioni educative e di supporto domestico. La struttura di Arbedo-Castione è stata pensata invece per preparare i giovani ospiti al percorso che dovranno affrontare dopo il diciottesimo anno e che consisterà nella sistemazione in appartamenti in regime di semi autonomia. Ci dice ancora Federico Bettini che: 

“La strutturazione delle giornate dei minori ospiti dei Foyer è articolata attraverso attività di formazione (progetto di prescolarizzazione interna, scuola pubblica, pre tirocinio), programmi occupazionali e collaborazione alle attività domestiche, promozione di attività di animazione e sport finalizzate alla loro integrazione e educazione. Importanti sono anche i momenti riservati all’ascolto: i ragazzi possono parlare con gli operatori per raccontare le loro emozioni nell’ottica di favorire un sostegno mirato. L’obiettivo finale è che questi ragazzi possano avere degli strumenti per gestire e costruirsi una vita in modo autonomo seguendo le regole

Una volta terminato il percorso di avvicinamento all’autonomia gestito dalla Croce Rossa i rifugiati e gli ammessi provvisori, che a differenza di quelli presenti in Italia sono costituiti per circa il 40% da nuclei famigliari con figli, vengono accolti in appartamenti distribuiti sul territorio cantonale. Il reperimento e la gestione dei contratti di affitto degli immobili destinati a residenza delle famiglie o di gruppi di singoli sono gestiti dall’Ufficio cantonale dei Richiedenti l’Asilo e dei Rifugiati in collaborazione con gli operatori del Servizio Appartamenti di Soccorso Operaio Svizzero, infatti i percorsi di sostegno ai migranti in regime di semi autonomia sono affidati dal Cantone Ticino attraverso un mandato fiduciario a questa organizzazione.


SOS Ticino


Abbiamo incontrato la coordinatrice del Servizio Migrazione di SOS Ticino Valeria Canova nel mese di giugno 2019 presso la sede territoriale di Bellinzona e ci ha parlato della storia e delle attività dell’organizzazione: “Il Soccorso Operaio Svizzero è stato fondato nel 1936 dal Partito Socialista e dall’Unione Sindacale Svizzera per sostenere le famiglie operaie a seguito della grave crisi economica che in quegli anni colpì il paese. Durante la Seconda Guerra Mondiale si occupò anche dei profughi che trovarono rifugio in Svizzera. Negli anni successivi l’Organizzazione sviluppò programmi dedicati alle persone rimaste senza lavoro sostenendole nella ricerca di una nuova occupazione e a seguito delle varie crisi internazionali (Cile, Jugoslavia, ecc.); si occupò di accoglienza e integrazione dei richiedenti asilo arrivati in Svizzera".

Attualmente la rete nazionale del SOS opera attraverso 10 associazioni regionali di cui l’articolazione ticinese fa parte. Valeria Canova ribadisce che:

Il SOS Ticino pone al centro della sua azione l’impegno a favore di una società solidale e giusta sul piano sociale, politico ed economico: il lavoro e l’integrazione sono gli assi portanti della sua attività. I servizi di SOS Ticino si concentrano dove il bisogno e le condizioni di fragilità sono più intense e dunque il sostegno all’inserimento socio-lavorativo dei rifugiati risponde pienamente alla mission dell’organizzazione”.

Tutto il territorio cantonale è coperto dai quattro uffici dedicati a rifugiati e richiedenti asilo situati a Bellinzona, Chiasso, Locarno e Lugano: sono presenti anche servizi che riguardano la consulenza giuridica, lo sviluppo di piani occupazionali, l’interpretariato e la mediazione interculturale, oltre a quelli riferiti a progetti specifici.

I richiedenti asilo e gli ammessi provvisoriamente, all’inizio della loro esperienza di autonomia abitativa, sono accompagnati dagli operatori di SOS nel disbrigo dei loro problemi quotidiani oltre che nella gestione domestica dell’appartamento in cui vivono: infatti ai membri della singola unità abitativa viene assegnato un pocket money che permette l’acquisto di generi alimentari e prodotti per la gestione della casa. Il sostegno si riferisce anche all’ambito sociale, sanitario, scolastico, giuridico e ai loro rapporti con gli uffici e i servizi pubblici; vengono organizzati inoltre corsi di lingua italiana e promossi programmi occupazionali di pubblica utilità in collaborazione con Comuni e associazioni non profit. Canova continua: 

"Per quanto riguarda le persone con status di rifugiato e ammessi provvisoriamente, particolare importanza riveste il servizio In-Lav, attivato su mandato dell’Ufficio del Sostegno Sociale e dell’Inserimento del Cantone; tale progetto, dopo una prima valutazione delle competenze dell’utente, promuove percorsi di rinforzo dal punto di vista personale, formativo e di accompagnamento nelle prime fasi di inserimento professionale, il tutto sostenuto da misure volte a favorire l’acquisizione di competenze linguistiche”.

Dalla sua fondazione SOS Ticino si occupa dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, favorendo il loro ingresso nel mercato del lavoro, attraverso offerte mirate e specifiche alle loro capacità e ai loro bisogni. Un’esperienza di questo tipo mirata all’organizzazione di programmi occupazionali, formazione e stage, insieme alla presenza di una rete consolidata formata da uffici pubblici e aziende private, si è dimostrata preziosa nel promuovere la ricerca di un impiego per i rifugiati in carico all’organizzazione. La Coordinatrice del Servizio Migrazione aggiunge: 

Come accennato in precedenza, la nostra organizzazione fornisce inoltre un servizio di consulenza giuridica e rappresentanza legale che si configura come un centro specializzato nel diritto delle migrazioni, ma che spazia anche in altri settori come quelli riferiti alle assicurazioni sociali, il diritto del lavoro, quello delle locazioni o di famiglia. Tutto ciò nell’ottica di fornire una tutela giuridica che tenga conto della particolare condizione umana del migrante, del suo progetto migratorio e delle difficoltà che lo accompagnano”.

 

 


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